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CHI SONO
- Michelangelo Cervellera (Giondalar)
- Milano, Milano, Italy
- Ecco una parola io sono: una parola che significa a volte nulla a volte un infinito. (Kahlil Gibran)

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settembre
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- Incubi del Vento - di Michelangelo Cervellera (Gio...
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- Sproloquiando ... di quando in quando ...
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- Cuore mio Traccerò sentieriattorno a queste mura...
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settembre
(35)
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martedì 30 settembre 2008
La Città
Non il saluto che si addice ai vecchi,
un avanzar discreto, rispettoso,
di giovinette con in mano i secchi
per la fonte traguardo doveroso;
di puro né pozzo, né sorgente,
un echeggiar festoso di baldoria,
un baglior di luci e tanta gente.
Nessuna traccia delle cicatrici
di fame e sete alla memoria
tutto estirpato delle mie radici.
Niente più Via Della Bellezza
dove l’amore ricamava il buio
e la virtù vestiva giovinezza.
Sentore di vita assai fastosa,
premure rare, spazi soffocati,
città informe, strana, rumorosa,
basilari i dettagli trascurati.
Nulla o poca lotta per il pane
nessun ricordo di che fu la fame.
Affollata Via Dei Fannulloni,
vuota Piazza Del Talento,
stipata Per le Deviazioni,
zeppo Borgo Dell’argento.
Sparito il Vicolo Degli Orti;
dove fu Largo Del Lavoro
un monumento dedicato all’oro,
scomparsa Via Dei Nostri Morti.
A case bigie, semplici e sbiancate
grattacieli svettanti e rilucenti,
palazzi e grandi ville decorate.
Quella che si nutriva di quiete
è ormai una città di confusione
sulle brutture si cala una parete
ed il peggio sembra l’occasione
per cancellar del bello la memoria
e cambiare il corso della storia.
(2008)
Ugo Mastrogiovanni
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::
Livia
Piccola e fiera,
cammini sulle tue gambette ritte
con maggior sicurezza
di bambini più grandi.
Nei tuoi occhi la luce
verdeazzurra degli occhi di tua nonna
e un lampo di espressione
di chi aveva il tuo nome:
saggezza ed energia
nel misurarti
con la vita che nasce.
Non hai fretta di crescere:
ma diventerai grande
con l’indomita forza
e la gaia tenerezza
che ogni tuo gioco,
ogni sorriso
raccontano ogni giorno.
Maria Lupo
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::
domenica 28 settembre 2008
Clochard
leggendo "l'altra poesia" di Marco Saya (tnx)
... poesia è un gesto semplice
uno sguardo umano
la carezza di una puttana
che scopri donna
nei suoi grandi occhi neri
mentre ti fa l'amore per quattro lire,
uno scialle sui capelli,
una vecchia ripiegata sul bastone,
il tizio all'angolo della strada
solo, con il suo cane ...
***
MEMORIE
Memorie
... poesia son gli occhi
di chi non c'è più
chiusi nei giardino della memoria,
un uomo in bicicletta
che pedala verso a casa,
la voce degli anziani che raccontano,
le grida dei bimbi che crescono......
Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - 28 settembre 2008
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::
sabato 27 settembre 2008
Cercò qualcosa
Fisso lo sguardo e trasognato il volto, andava:
col mantello sciolto e col soffiante vento.
Continuava lento, e si girò più volte, a stento.
Poi si fermò, scrutò i cespugli, cercò qualcosa,
raccolse: una rosa brunita.
La strinse in palmo, carezzò con l’altro,
immobile, con gli occhi chiusi.
Sorrise tenero, lo vidi, dolcemente, a lungo:
forse un ricordo languido e cocente.
Restò, non ressi:
rincasai pensando
e non sentii la furia che ghiacciava, il vento soffiava.
(1960)
Ugo Mastrogiovanni
giovedì 25 settembre 2008
Dolce Mamma
Cara mamma,
stringo la tua mano quasi mi trema
e lo comprendi tu........
son tanti giorni che mi sei lontana
e lo comprendi tu........
son lacrime che bagnano il mio viso,
son lacrime d'amore e di dolore
e lo comprendi tu........
distesa in quel letto aspettando la fine...
mi hai guardata,
ti ho sorriso
sperando in un tuo risveglio
e lo comprendi tu........
io senza forza con il mio sconforto,
il tuo respiro sempre più lieve,
sempre più corto
poi cado nel baratro
un luogo profondo e oscuro
come è la mia tristezza,
come è la mia solitudine
per non averti più accanto.
Tu... che con il tuo amore
hai conquistato il mio cuore
Tu... che senza chiedere niente
sei andata via silenziosamente
solo come una mamma sa fare
quando ha tanto amore da dare
Maria Grazia Reggiani
mercoledì 24 settembre 2008
Vita
Di te nessun ricordo,
lontana dalle nostre cose
come morta e distaccata;
tu mi sei stata stretta
fin dall’inizio,
scomoda indossata
e la felicità non mi rispose
quando l’ho chiamata,
se mi facesse un segno
or non la curerei,
alla felicità tardiva
non sono abituato.
(2008)
Ugo Mastrogiovanni
martedì 23 settembre 2008
ONDA PAZZA
a Peppino Impastato
La bellezza non era
dove l’avevi sognata.
Molto presto scopristi la catena di morte
che di cento passi in cento passi
legava le case del tuo paese
e di un paese più grande,
senza speranza,
senza poesia.
Così cercasti le parole
- la denuncia, la rabbia, l’ allegria -
che portavano luce e ti travolsero
come un’onda d’amore.
Chiare, sferzanti,
semplici, beffarde,
strumenti folli di una lotta inerme
necessaria e crudele.
Un destino segnato,
solitudine e amore
ugualmente ti hanno condannato.
Oggi la finta saggezza nasconde
la follìa del tuo e del nostro tempo
e la paura che ci ha resi muti.
Le tue pazze parole coraggiose
cercano un altro cielo per volare.
Maria Lupo
A Roberta - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)
A Roberta
Sillabo nei sogni
puzzle del tuo viso,
frammenti frastagliati,
come scogliere
erose dal vento,
lame di ricordi
brillano
come il sole
tra i ghiacci.
Lacrime
nutrono
una rosa.
Michelangelo Cervellera ©(Giondalar) 23 settembre 2008)
lunedì 22 settembre 2008
Altri tempi
Trovavo bello il piccolo e l’angusto,
le capanne di canne,i contadini,
i cesti, l’asinello, i loro canti!
Il cercine in testa alle fanciulle
e quella brocca d’acqua
ch’esibivano fiere e affascinanti.
Le case di legno e poca pietra,
i quattro muri elevati a chiesa
col campanile nei pressi del fienile.
Case basse, qualche finestrino,
con scuri chiusi ed i vetri a specchio
col sole d’oro e l’occhio della luna.
Viuzze strette prive di selciato,
salite e discese, niente livellato.
Intrecciato il borgo cittadino
a vicoli e spiazzi adibiti ad aia.
E risuonar d’incudine e martello
l’odor di forgia, di fumo del camino.
Dominava la notte rischiarata a stelle.
Or mi volteggia a girotondo
il segno svanito di quel mondo;
dall’ordine mi stacco a malincuore,
m'inchino e rientro nel progresso,
anche sapendo che si muore
già varcandone l’ingresso.
(2008)
Ugo Mastrogiovanni
domenica 21 settembre 2008
Bevendo tè - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)
Bevendo tè
Sto sorseggiando un tèintorno a me fogli sparsi,il mio solito disordine.Ma a volte sogno di essere ordinato.
Sempre sogni.
Talvolta succede, spesso, sempre.Pensieri confusi, oscuri.Cercando d’ordinare,penso a lei, non posso farne a meno.
Dolce pensiero.
Dovrei scrivere qualcosa.Ma non sono un poeta.
Sono solo vento, che insegueil sogno, mosso dall’illusione,trascinato dall’emozione, spintodalla passione, fissato sull’amore.
Intorno in ordinato disordine.
I libri sul letto sfatto, compagni da una vita.Oggetti vivi che conservano memoriadel tuo profumo ed aspettanoil prossimo sabato.
La musica mi fa compagnia.
Si sciolgono nei pensieri note magiche.Apro la finestra e il ticchettio della pioggiacon il suo aroma di umidoentra e mi parla del cielo.
Stringo la tazza del tè.
Non so perchè mi manchi così tanto,eppure è solo amoreciò che ho per te,ciò che hai per me.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - 21 settembre 2008
Le foglie
Esisto nel disordine
imprecante ed assoluto,
una combutta eterna, che mi spreme.
Quando la ferocia appuntita
macchia l'anima persa, ma integra,
è insospettabile il mio rendere
alle foglie giusta giacenza,
e sanno cadere più di noi, loro.
Lo fanno da tempo.
Si distaccano leggerissimamente
inventandosi segni mai visti.
Come una musica quella,
quel cadere incrociando il solstizio
dove prima si fa l'amore
e dopo si prega.
Vincenzo Hyponome
sabato 20 settembre 2008
Incubi del Vento - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)
E come bambino
adagiato nell’ovatta
dei sogni, guardo
con occhi puri
il volo degli uccelli.
Uno, cento, mille
gabbiani con ali spezzate
si spargon nella terra
strepitando il loro dolore
di non poter raggiungere il blu.
E’ un incubo di luce
il giorno che passa,
pietosa non è la notte
nel riposo,
artigli rapaci ti fanno preda.
E come bambino
destato alla vita
non sento canti,
nella rena deserta
c’è solo un deserto di piume.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) - 20 settembre 2008
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::
venerdì 19 settembre 2008
Polvere di stelle
Sproloquiando ... di quando in quando ...
giovedì 18 settembre 2008
Logos - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)
È nella falsità delle parole
che tormente impietose
forgiano lame di ghiaccio
nell’incandescente crogiulo
della stella del mattino.
Alla levata eliaca,
prima che la grande stella s’affacci
semi dell’oscuro Io
precipitano nei solchi,
ferite aperte
incise da vuote loquacità,
germogliando Gorgoni decapitati.
Rilasciate dal freddo marmo
voci dormienti
s’accodano e s’intrecciano
cavalcando libertà
distendendo filamenti di coscienza,
bozzoli d’amore
nell’armonia delle parole.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) © 18 settembre 2008
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::
domenica 14 settembre 2008
A distanza
Mi vieni incontro,
senza vedermi,
percorrendo la strada verso casa.
Un’aria quotidiana
che non conosco,
un velo sulla tua
luce di sempre.
Ci uniscono a distanza
le tue poesie, i nostri rari incontri,
le fantasie spezzate
dall’incertezza,
momenti sparsi
di vera vicinanza
seguiti dal silenzio.
Pochi metri fra noi
per riportare indietro
il tempo che ha disfatto attese e sogni,
per ritrovare
una poesia incompiuta.
O per cambiare strada.
sabato 13 settembre 2008
Dietro una porta
Barriere inattese
per il mio cuore
che con incauta innocenza
si avvicina.
Ritorno di lontane
esperienze infantili.
Lacrime non versate
soffocavano l’anima
- sguardi sfuggenti
coprivano di nero
la luce del mattino
- violenze nascoste
seminavano muto terrore
mascherato da gioco.
Come allora, nel gelo
di un giorno d’estate,
un abbraccio sincero
un sorriso gentile
muoiono
dietro una porta chiusa.
Maria Lupo
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::
Avalon di Michelangelo Cervellera (Giondalar)
fa che possa mirar
l'acqua che lenta scorre
dove folate di vento
spingono farfalle
verso la luce
e melodie di usignoli
accompagnano dell'arpa il suono
mentre m'inebrio dei profumi della terra
il cielo si tinge d'azzurro
i fiori s'aprono ad accogliere il sole
gocce di rugiada evaporano
da fili d'erba che durante
il mio camminare
si trasformano in alberi chiassosi
dal giocar delle foglie
con il sospiro di Eolo
e quando ormai l'ombra si allunga
e l'azzuro diventa rosso
sino a scurirsi di quasi nero,
mentre i Druidi s'inchinan alla natura
mormorando parole di antichi riti
sotto le luci del cielo giocano
e si rincorrono magiche creature,
sino a quando l'indaco
prevale sul quasi nero.
Alzati soffice nebbia...
Michelangelo Cervellera © (Giondalar) Settembre 2008
venerdì 12 settembre 2008
L'ultimo ritorno
Il mio amore
È in battaglia,
Lontano
E vivrà sano,
A lungo
E salvo
Lo sento…
Prego per questo
Ogni santa notte…
Il mio amore
È nel sole
Che vince l’oscurità
Blasfema,
Oscurità che ambisce
Alle mie nude braccia
E al mio cuore
Quando è smarrito e sanguinante …
Il mio amore sta vivendo
Negli universi sconosciuti
Tra le mura e i merlettati avamposti
E vessilli
E trombe
E prigionieri da liberare…
E dolore da consolare…
E onore da difendere…
Il mio amore viene a trovarmi
Nei miei sogni di notte,
Toglie i calzari e varca la mia soglia,
Si avvicina piano al mio respiro
E senza svegliarmi mi prende in braccio
E mi posa sulle foglie o tra i petali
Di magnolia
E mi culla
E m’accarezza
Fino al momento
Del mio risveglio…
La stanza non é più buia
Anche se è notte fonda
E sola e ancora sognante
Sento il suo cavallo portarlo via da me
E non piango più della sua partenza
Ed aspettarlo sarà una dolce pena
Poiché ora so
Che non avrò nessun altro destino
Se non quello di restare immobile e sospesa,
In attesa del suo tocco nel sogno
O restar cieca senza il suo sguardo infuocato
O non voler udire nient’altro che la sua voce
Tra quelle urlanti degli elementi opposti,
Voce che mi richiama al dono del silenzio…
Bramo la salvezza nella dolcissima ferita
Della sua
Spada,
Tra le mie costole
Ancora affamate del suo ferro
E bramo il dolore folle
Di chi
Non vuol perire
Se non per mano
Di chi si ama
Fino alla morte…
Il mio amore
Ucciderà il mio ultimo sorriso,
Darà vita al mio ultimo pianto,
Nella notte terribile
E impietosa,
Quella senza il sogno,
La notte dell’ultimo
Ritorno…
Laura C.
te l'ho rubata Laura, mi piace molto, non poteva mancarmi.
L'orchidea
sopra questo cortile di pietra,
dove primogenita e fonte
la brezza notturna evapora
come i sogni,
lasciando questo cielo plumbeo
fatto di mistero
come fosse nel grembo di una madre.
L'orchidea e il suo spirito
nutre l'occhio
nell'eco di mezzo dì
e si trasforma in domanda,
la cui risposta sazia
i commensali del tempo perduto.
Vincenzo Hyponome
::::::: ::::::: Postato da © iannavin ::::::: :::::::
giovedì 11 settembre 2008
Mi vuoi bene?
Ti ho chiesto mai se mi vuoi bene,
non lo ricordo o l’ho dimenticato?
Darò la colpa ai miei malanni
o riconoscerò che ho peccato?
Ma, riflettendo, non ho fatto male:
ti domanderò se mi vuoi bene
quando avrò tessuto i tuoi cent’anni
e allora lo farò fino alla noia
e finché avrò sangue nelle vene.
(Agosto 2008)
Ugo Matrogiovanni
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::
mercoledì 10 settembre 2008
Sognatori d'emozioni
Sognatori d'emozioni
Lasciateli volare
perché possano raggiungere
l’illusione della vita
e colmarla d’invisibili fili
perlati che pendono dalle
loro anime inquiete
ed ogni perla
è un momento d’esistenza
donata da conchiglie
che hanno sentito
l’illusione delle loro menti
che disincanti e tormenti
non hanno sopito,
eternamente in cerca di emozioni
o di un “perché”
e allora lasciano che i pensieri
diventino visibili per coprire
le loro nudità.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - 10 settembre 2008
Leggendo "Poeti" di Evaluna71 sul suo bellissimo blog http://frammentipoetici.splinder.com non ho potuto non scrivere questa mia.
martedì 9 settembre 2008
Dolore
E’ stato ieri
prima d’abbandonarmi
al respiro della notte
che ho pensato
di non tracciare più
inutili segni d’inchiostro
sul candore del foglio.
Ma come soldato
che diserta giusta causa
mi son sentito vigliacco
nell’abbandonare parole
che sono state come
acqua fresca pulita
nei miei occhi chiusi
Allora mi affido
alle parole più pure
al loro volere
al loro volare
e ciò che scrivo
è solo un infinito sogno.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - 9 sttembre 2008
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::
domenica 7 settembre 2008
Era un amoreera un amore
Era sicuro quell’amore, duraturo,
era maturo quell’amore, il mio futuro
Era un amore unico e leale,
era un amore indubbio, ideale,
era il solo amore che vale.
Era un amore smisurato ma severo,
era un amore esigente ma sincero.
Non era un amore passeggero,
era l’amore eterno,
era l’amore vero,
era quello di mia Madre.
(Settembre 2006)
Ugo Mastrogiovanni
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::
sabato 6 settembre 2008
Un raggio di sole
Vorrei donare un raggio di sole
per illuminare l’anima di ogni uomo
e scaldare il cuore di chi non sa più amare.
Un raggio di sole agli adolescenti
che uccidono la coetanea
alla madre che ammazza il figlio
perchè non smette di piangere
al fidanzato abbandonato
che non sa accettare la fine di una storia
a chi non sopporta i vicini di casa
e fa una strage…
Vorrei donare ancora un raggio di sole
a chi non sa rispettare i bambini
sporcando per sempre la loro anima pura
a chi stupra una donna
che da sola scende da un treno
di una stazione di periferia
a chi abbandona gli anziani a se stessi
e a chi uccide i genitori
per intascarne l’eredità...
Vorrei che la Luce illuminasse l’umanità
che sembra colpita dal buio totale.
Magari bastasse la mia luce
a guarire quest’umanità malata!
Cuore mio
Traccerò sentieri
attorno a queste mura
Camminerò
finché le forze
non m'avranno abbandonato
Siederò
all'ombra della rosa
stanco e saldo
Cocci di vetro nemici
spettacolo si faranno
di lucciole e falò lontani
Mi perderò in
caleidoscopici
giochi di lacrime
M'assopirò sognando
speranze fatte terra
Saluterò il sole
raccontando l'incanto.
Augusto Villa
Rientro di streghe
Tornarono
la sera
al guscio stanche.
Nulla, sul tempo poterono
impietoso
e centometrista.
S'addormentarono
però felici.
Sotto i guanciali
le bacchette
e i pugni
stretti
d'istanti colmi.
Augusto Villa
6 Luglio - Notturno Rosso
In questa notte d'incanto
fatta d'aria Rosso rubino
s'eleva l'essenza nostra
come fiamma al cielo.
Passi siamo, di danza lieve
a sfumar dietro le quinte
a calar di sipario
in un mare di stelle.
Augusto Villa
Note mattutine
Nutro l'anima
di note
di fette biscromate
spalmate di dolcezza
e un po' di fantasia.
Pulisce l'aria
questa musica
da polveri sottili
e sottili pregiudizi.
Augusto Villa
venerdì 5 settembre 2008
Partita chiusa
La spirale dei bluff
soffoca
il gioco avvincente
di desideri tenerezze dubbi
paure
possibilità.
La posta in gioco è alta
ma dissipata
con rapidità estrema
quasi cinica indifferenza.
Come carte abbandonate
fotografie già vecchie
raccontano l’attesa
dell’inizio di partita.
L'ultima notte
L'ultima notte
Faville di neve danzano nell’aria
sospinte da vento lieve,
code di luce da occhi fiocamente illuminati,
mentre bocche assaggiano e
rigurgitano stagioni di vita
per le vie giacciono serpenti di carta
ormai immobili dopo la festa.
Un vecchio pendola per la via
gravido di vita e malinconia,
rovista tra cumuli di cose gettate,
cerca il filo della sua vita,
trova nastri colorati d’oro e d’argento,
rossi e di mille colori
ma tutti spezzati.
S’affaccia l’alba, plumbeo è il cielo
gli occhi son spenti le bocche son chiuse,
ancora immobili i serpenti di carta
il vecchio ormai sparito.
Con fili di tutti i colori
ha disegnato il sentiero
del suo ultimo cammino.
fin dove s’incontrano
gli anni passati.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - 5 settembre 2008
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