Figlio
Io non so se ricordi
l'amore
che ho avuto per te,
ecco, ne vorrei indietro un po'.
Ma tu non ricordi.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) - novembre 2024

Figlio
Io non so se ricordi
l'amore
che ho avuto per te,
ecco, ne vorrei indietro un po'.
Ma tu non ricordi.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) - novembre 2024
Yin e Yang, l'opposto composto (Gemina)
Nel fluire di pensieri ed emozioni,
due spiriti danzano leggeri,
germogliati tra luce e ombra,
in un sempre eterno divenire.
Uno sogna agile, sempre a volare,
l'altro terreno, a creare.
Logos come lava incandescente
brucia certezze, foggia bivi indefiniti.
Come yin e yang divisi, ma sempre interi,
come aria nel vagar dell'anima,
fiorisco brezza o porto tempesta,
disegno bianche nuvole o nembi oscuri
Come albero affondo radici nella terra,
mi nutro di pioggia, di cadute foglie, di luce,
muto con le stagioni, mi piego al vento,
alzo i rami al cielo, come preghiera.
In una infinita ricerca, senza mai stancarmi,
percorro i bivi per cercar me stesso,
ogni passo un viaggio verso la meta,
per poi scoprir che la meta è il viaggio.
Mentre curioso vago, tra cielo e terra,
un pensiero si forma nella mente,
Io sono l'aria che libera veleggia,
e la radice profonda e crescente.
Io So, che più aria che terra sono,
con la pioggia dei sogni nutro radici,
cavalco nuvole a formar trasparente
nebbia a velar alberi con scudi gentili.
La libertà di Essere è il bisogno di EsserCI
Michelangelo Cervellera (Giondalar) © – novembre 2024
E il cielo mi colpì (il lungo '68)
M'illuminò il cielo
con un soffio
di purezza
rosso cinabro,
delle infinite figure,
di grazia, di paradisi,
di melodie di voci,
immortali,
giovani i volti tra gioia
e sorrisi, ognuno un mondo,
insieme, un'anima ribelle,
un mosaico di sogni da comporre,
campi di bianchi gigli.
Un impietoso fango avanza,
a inghiottir la bellezza,
miasmi d'odore acre di fumo
che brucia gli occhi,
e gocce di limone
a riparar gli sguardi,
tra alti toni di speranze
e caroselli di abiezione,
correvamo a proteggere il filo
dell'aquilone delle speranze,
per conquistare il cielo.
Michelangelo Cervellera © - novembre 2024
Spiriti
Mi chiami tra veglia e sonnocome se un pericolo incombesse,mentre sogno il parco dove coni nostri cani andavamo a giocare.
Spalanco gli occhi e nulla scorgo,sono confuso e parlo con te,mentre sento il profumo del ragùappena fatto e subito intaccato.
Ancora la tua voce, dolce suono,mi chiama fuori la porta della stanza,mentre dentro penetra fragranzadel tuo profumo preferito.
Invisibili movimenti, fruscii di molecole,mentre fuori la nebbia stanca va a dormire.lasciando solo un velo trasparente di se stessa,ma il sole ancor dorme e tarda a illuminare.
Ricordo l'odissea del tuo ultimo viaggio,poi il silenzio. Cosa c’è Spirito amato?Non sei tranquilla nell’Oltre,Mamma?
Cervellera Michelangelo (Giondalar) - 2008
L'inizio
Agli albori ero curioso e gioiosodi poter correre veloce urlandocon diversi toni come bambino felice,lanciando bagliori blu sulle stradecome se andassi ad una festa,e io, il mago, sorpresa dell'evento.
Lasciando l'anima impreparataa riempirmi di me stesso.
Che fosse giorno oppure notte,nelle strade a evitar luci e metallo,che fosse caldo oppur ghiacciato,passi veloci a entrar in dolenti case.
Bevevo dal graal per cercare un sensoin questo domino a incrociar infinite vite.
Il gioco cambiò in un giorno qualunque,il tamburo delle danze cessò di suonare,nella casa profumo di cibo, la tavola pronta,suoni acuti di grida e pianti, l'urlo di Munch,volti disperati, impotenti, l'angoscia e il terrore.
La bacchetta magica non sortì effetto,si ruppe lo scudo incantato.
Cascò una lettera, gli incroci si spezzarono,con calma apparente e un inferno dentrocon le mani suonammo un ritmo più velocedel tamburo, una maschera coprì l'ovale, unpallone si gonfiava e sgonfiava a dar aria allecornamuse nascoste vuote e silenti.
La festa se ne andò quel giorno e il magoera solo al primo giorno di scuola.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) – novembre 2024
L'altalena (in ogni guerra)
Dondola l'altalenacon la seduta colorata.
Su, occhi al cielo
Giù, occhi a terra,
una spinta si vola e si torna,gridano bambini senza pensieri,giocano, corrono, ridono,un lampo solca il cielomentre il bimbo sale,un solco in un lampomentre il bimbo scende,nuvole a terra salgononel lampo del blu,se non fosse per il rumoreche spaventa l'innocenza,parrebbe una grande festa.
Non corrono più i bambini,non giocano, non ridono,i loro occhi han donato fiori,crisantemi coprono il volto.
Cigola ancora l'altalena,la seduta ciondola sfiorando il solco.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) - 2024
Michelangelo Cervellera (Giondalar) - 2024
Logos VI (deiezioni)
Nello spazio vuotocerco un angolo a trovar pace,corpi e corpetti danzano nel fuoco,diverte il balletto agli occhi del rapace.
Nell'infinito cerco un senso,per gesti dicono d'amore vero,un corpo di donna profuma d'incenso,un'opera sul marciapiede da telero.
Nelle parole cerco una scintilla,negli occhi un po' di benevolenza,sento solo una stronza che strilla,non vedo palpebre, solo marcescenza.
Nelle menti cerco arzilla ragione,nei cuori un ritmo d'amore,l'encefalo solo di sterco un'acquazzone,fibrilla il muscolo avvelenatore.
Ho cercato briciole di umanità,nelle coscienze granelli di empatia,ho trovato montagne di fallacità,il nulla per studi di psichiatria.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) © – 29 ottobre 2024 ©
Autunno (foglia) -(revisione)
Sebben lasci la vita
doni ancora il colore
ambrato del sole,
vita per la Madre.
Come velo di seta
discendi leggera
spogliando del d'oro vestito
chi ti ha nutrito.
Ti adagi ballerina nel vento
in acque calme, specchi d'argento
nei laghi, occhi socchiusi sulla terra
nei boschi, sussurrano gli alberi
nascosta nelle ombre, nidi di sogni
in città grigie, donando colore.
La Madre ti cullerà ancora
e rimanderai il suo canto
a chi ti raccoglierà
bisbigliandoli un segreto,
a chi ti calpesterà
racconterai una storia antica
per ogni fruscio.
Sbirciando dal vetro appannato
attendo una giovane gemma,
promessa di vita.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) - 2011
Vagheggio
Sono una folata di vento,non mi fermo a martoriar le carni,a portare il gelo nel cuore,una brezza leggera che accarezzae scompare,lasciando pelle frescae ricordi d'una notte,un vento leggero che vaga,sfiora.
Che l'anima rimanga libera.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - novembre 2012
Logos (il canto del respiro)Arriva a volte silenzioso,all’improvvisoti scompiglia l’animaal correr di foglieche sembran volerti avvolgere,alzando veli di sabbia birichinaa coprir la luce.Sbuffano sul cuore,nuvole di polvere di nevea raggelare mementi di gioia,arabeschi fragili scintillanonella dimora dell’amore.Spira sul volto,abbassandoti gli occhi,credendo di domarti,mentre rilasciresina profumata a coprir rughedel tempo e del dolore.Si agita, imperversa e dilagaportando tempesta,per lacerarti come albero secco eportarti via come cespuglio del deserto.S’infuria urlando quandotendi la mano stringendola forte,per scoprire rilasciandolagocce di rugiada.Ora ti puoi fermaread ascoltare il vento.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) ©- giugno 2012