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domenica 19 gennaio 2025

Sotto lo stesso cielo - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)




Sotto lo stesso cielo


Vi racconterò del lavoro, dei nonni, dei senza lavoro, delle ansie e paure,
dei potenti e delle loro menzogne, della rassegnazione e perdita di dignità
per non volere, sapere, pensare, sognare, di ritrovare la strada che porta al nostro cielo.


Stride la sveglia e tempesta il sonno breve,
come se il tempo a noi non fosse bisognoso,
ovunque chi lavora piega la sua schiena, mentre
il tempo si consuma come sabbia tra le dita,
erosi i giorni, senza lasciare un segno.

Hanno cresciuto figli, accudito e guidato nipoti;
ora il loro valore, è tra i ricordi più remoti.
Non più alberi maestri, ma scheletri d'albero al vento,
e subir l'ingiustizia degli anni, da chi semina dolore.
L'amore donato al nostro sangue, dimenticato in un momento.

Sguardi smarriti, dopo un colloquio andato a vuoto,
un precario equilibrio, con il cuore in sconforto.
Il futuro un orrido, di nuove porte chiuse,
il cuore si lacera, ad ogni rigetto,
l'anima affogata, in attese ormai deluse.

E corrono i pensieri, treni senza meta,
sui binari arrugginiti di una vita inquieta.
Briciole di pane, contro tavole imbandite,
non si ascoltano le voci, di chi voce non ha,
un abisso senza ponti divide le sorti delle vite.

Mentre l'abuso luccica, in coppe di cristallo,
si decidono destini, nell'ombra di un ballo.
Nei palazzi del potere, tra velluti e menzogne,
tra fede ostentata e avidità celata,
si ordiscono trame di sbarre e paure.

E fuori il mondo cambia, veloce e indifferente,
alle grida silenziose di chi non ha niente.
I numeri sui grafici, falsi e impersonali,
solo silenzio, e fredda indifferenza.
nascondono le storie, i drammi sociali.

Il precario equilibrio di chi vive alla giornata,
con la paura costante di una nuova ondata
di crisi volute, di diritti falciati, di futuri inceneriti.
Due mondi distanti creati senza pietà,
è così che i potenti destinano le nostre sorti.

E molti si chiudono, in case senza finestre,
isolati dal mondo, in un'attesa che non smette.
La dignità, un tesoro nascosto nel cuore,
sepolta da macerie, di un mondo che non ha amore.

"Dio è morto"


Michelangelo Cervellera © - gennaio 2025

venerdì 20 dicembre 2024

Cosa resta? - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 




Cosa resta?


Delle membra spogliate dal tronco,

sparse come foglie secche

a nutrire la festa nei templi,

della patria, della fede, dell'odio?

Dei silenziosi corpi che giacciono

come alghe smosse dalla corrente

nella profondità dell'oblio,dove

le conchiglie hanno chiuso gli occhi?

Dei svaniti sorrisi come nebbia al mattino,

delle lacrime, rugiada sui fiori appassiti,

assorbite dal vento delle bombe?

Solo sangue polverizzato, specchio

infranto di umanità perduta,

che con delirio avete versato.



Michelangelo Cervellera © – dicembre 2024