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giovedì 2 ottobre 2008

L'orco

GIRANDO PER I BLOG

Sono felice di poter inserire

due post pubblicati da

Vincenzo

nel suo blog




So che con questo post rischio di far sanguinare qualche ferita ancora aperta o di riaprire qualche vecchia ferita mai del tutto cicatrizzata, perché l'argomento è scomodo, difficile, pesante: sto parlando delle violenze in famiglia.

E' da un pò di giorni che ci penso, da quando una mia amica mi ha rivelato delle cose molto intime della sua vita. Generalmente le vittime di tali violenze sono le donne e i bambini, ma anche gli anziani, forse perchè scomodi e difficili da gestire nelle vita frenetica di oggi, sono sempre più spesso vittime di tali violenze.

Insomma, violenze contro i più deboli, contro quelli che non possono difendersi, contro chi funge da valvola di sfogo per uomini sempre più stressati, violenti, in preda all'alcool o alla droga.

Generalmente si pensa alle violenze fisiche, e queste sono una parte importante nel totale complessivo delle violenze, ma esistono violenze di tanti tipi: violenze sessuali, ricatti, minacce, violenze psicologiche, assoggettamenti, condizionamenti che sanno di plagio, ricatti di tipo economico, ecc...

Non è mia intenzione affrontare qui il problema dal punto di vista psicologico e sociologico, ma, poiché le confidenze della mia amica mi hanno dato lo spunto per scrivere una poesia, voglio proporvela, con la segreta speranza che sempre di più chi è vittima di tali violenze, trovi il coraggio di denunciare, di uscire dalla spirale in cui si trova, perché è solo parlando, uscendo dall'isolamento, che si può spezzare l'infinita catena dei maltrattamenti e dare la giusta punizione a che si macchia di queste colpe orrende, perché perpetrate verso chi è più vicino ed è più debole.

Alla mia poesia ho dato questo titolo:



L'ORCO



Le urla, là in cucina.
I colpi, là in cucina.
I pianti, là in cucina.

Ti tappi le orecchie
con le mani, per non sentire,
chiudi gli occhi per
chiudere fuori il mondo,
sigilli il cuore
per non farlo scoppiare.

Nel tuo mondo di bambina
non ci dovevano essere gli orchi;
gli orchi dovevano essere nelle favole,
non nella tua cucina.

Giorni, mesi, anni,
e l'orco è lì,
urla, bestemmia,
sfoga i suoi bestiali istinti
su chi non si difende.

La guardi, gli occhi gonfi,
il corpo coperto di lividi,
e ti chiedi perché,
perché non si ribella,
perché accetta le percosse,
perché piange in silenzio.

Sei tu, se non ci fossi tu,
lei si ribellerebbe,
lei forse sarebbe già andata via,
lo avrebbe lasciato solo
nel suo mondo di violenza.

Pensi di annullarti, pensi di cancellarti,
vorresti sparire, vorresti non essere nata.
Sei triste, sei timida,
sei insicura, sei spaventata.

Ti fanno paura gli uomini,
cresci con dentro
i rumori dei pugni, dei calci,
cresci con dentro
le lacrime versate,
con negli occhi il viso di tua madre
gonfio di botte e di pianto.

Non voglio uomini,
non voglio fare l'amore,
non voglio essere toccata,
non voglio essere baciata
non voglio essere accarezzata,
non voglio essere picchiata.

Voglio solo chiudere gli occhi,
voglio solo piangere,
voglio solo sognare
un mondo senza orchi,
voglio solo stare sotto il letto
o nascosta nell'armadio
per non sentire,
per non vedere.

Cresci, e capisci che
non ci sono solo orchi,
ma quanta sofferenza
per dimenticare quell'orco,
quanta forza per accettare
una carezza,
quanti tremori per
donare un bacio,
quante lacrime per dimenticare.

Gli orchi lasciano i segni:
non solo sulla pelle,
ma anche nell'anima;
i segni sulla pelle vanno via,
quelli impressi a fuoco nell'anima, no,
ma quei segni nell'anima
ti hanno resa quello che sei,
una donna che ha conservato
il suo dolore di bambina
trasformandolo in amore,
dolcezza, tenerezza.

L'Orco non lo sa;
non gli diciamo niente;
lasciamolo nel suo mondo di violenza;
voliamo insieme, mano nella mano,
verso il sogno di un mondo senza orchi.

::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::