Ai caduti per l'assalto al cielo e ai nuovi ribelli (dalla mia antologia "Il lungo '68")
Dai diamanti non nasce niente, lo sappiamo,
dal letame, forse, un fiore che non vediamo.
Ma qui, nel campo arato a forza di catene,
non c'è letame fertile, solo spine e pene.
E tu, apparente libertà, che mostri il tuo cammino,
perché lasci cadere chi è già caduto in fondo al burrone?
Non vedi i volti scavati dalla fame, dalle rughe di lacrime,
le mani tese a chiedere non elemosine, ma pane?
E poi la guerra, furia cieca e senza nome,
che semina macerie e raccoglie solo dolore.
I campi arati diventano tombe senza croce,
e il pianto muto dei bambini soffoca ogni voce.
E gli ultimi, i reietti, i senza nome,
condannati a una croce senza colpa né ragione.
Non hanno avuto in sorte né oro né potere,
solo il peso di un destino ingiusto da dovere sopportare.
Ma si avvicina il giorno del vento di rivolta,
che spazzerà via l'arroganza e la menzogna accolta.
Si leveranno voci e speranze, di giovani ribelli,
guidando i passi incerti, sotto cieli più belli.
E allora, dai campi di grano insanguinati,
nei posti di lavoro che per un soldo si è dannati,
le ali spezzate di chi ha osato sfidare il destino
voleranno con chi vuol piantare un nuovo biancospino.
Michelangelo Cervellera © - gennaio 2025

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