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venerdì 29 novembre 2024

Vita

 

Vita



Accostarsi,
in
tempo sospeso,
a
uno sguardo che sfuma.

Ombra di gesti,
danza nervosa del corpo,
riso dolceamaro,
tempo che scorre lento.

Ricordi di risate,
occhi scintillanti al sole,
mani piccole che stringono le mie.
Un battito d'ali leggero,
un profumo di vaniglia e sogni.

Un tempo
dove il tempo non esisteva,
dove l'anima danzava libera.

E poi, il silenzio,
il sapore amaro della nostalgia.

E il tempo, crudele maestro,
ha tolto il cielo dai miei giorni.

Ma nella profondità,
un germoglio di speranza,
un girasole di luce.

Ancestrale lamento,
in un giardino di memorie,
con garofani
e non ti scordar di me
dove ha fiorito il dolore.

In questo giardino,
dove il tempo si increspa,
e le ombre danzano
su ricordi acerbi,
imparerò
a rifiorire, a crescere, a sperare.

Perché la vita,
come un fiume in piena,
porta via tutto,
ma lascia sempre qualcosa.

E quel qualcosa,
è l'amore che mi lega
sempre a quel bambino cresciuto.

Michelangelo Cervellera ©– novembre 2024

martedì 26 novembre 2024

Al "Bej fioeu" - l'Osvaldo (il lungo '68) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)


Nota dell'autore

Su questa strada, dove il tempo era pieno di umanità, un'eco lontana del passato mi chiama.
A sinistra, l'eco di un amore lontano, a destra, vetrine spente e un silenzio cupo, mentre cerco tracce di un tempo che fu mio.

Ma prima di ora……



 

Al "Bej fioeu" - l'Osvaldo (il lungo '68)



Una strada, un mondo.
A sinistra, l’eco del cortile
della scuola delle suore,
dove avevo un amore
e l'incrocio con "barbon strit".

A destra, il vociare allegro dei negozi.
Formaggio, salumi, pane, tabacco:
un tripudio di profumi e sapori.
Ricordi di mamme che chiacchieravano,
liste della spesa e un mondo più lento.

e conti da pagare a fine mese.

"Quante volte sono entrato qui da bambino, con mia madre, l'odore del pane fresco... “

Un social(e) vero, gli imbecilli e
mentitori erano palesi.

Un po' più avanti il bar dell'Osvaldo
il "Bej Fioeu", ricordi di risate e di
fasci che ci cercavano e poi scappavano,
inseguiti anche dalle risate della gente.

L'Osvaldo, un riflesso dell'anima inebriata,
ci accoglieva con occhiatacce e sorrisi,
ascoltava i nostri sogni, le nostre pene,
miracoli del vino, e noi, sospesi,
tra risate e paure, vivevamo il presente.

"Osvaldo... mi sembra di sentirti ancora qui, dietro al bancone, con quel tuo sorriso ironico.“

Andando al lavoro, vidi i miei amici,
fantasmi di una notte, uscire dalla
cantina umida dell'Osvaldo,
con gli occhi lucidi e i passi incerti.

E mentre cammino, la strada mi parla,
di risate e di sogni, di amori e di pene.
IL "Bej Fioeu", non c'è più, i ricordi
sempre e intanto mando un bacio al cielo.

Alzo il calice a quei giorni, al vecchio bar,
al mio cuore che ancora sussurra il suo nome.
Un brindisi ai sogni, alle risate, all'amicizia
che ancor continua, a un'epoca che non tornerà più.

 

Michelangelo Cervellera (Giondalar) – novembre 2024