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sabato 4 dicembre 2010

Serenata (di Ugo Mastrogiovanni)



 

L’aria marcava le stagioni,
c’era il verde allora,
c’era la fontana
a pacar la sete di passioni;
dai miraggi oscurata del progresso
non era complice la luna.
I tramonti magici e l’aurora,
e nei campi ci si lavorava.

Azzurri i cieli, fantastici
incisi con lampi d’infinito.
Serena, la voce di campana
rammentava la pace
e la confidenza con tutti
e l’indulgenza d’ognuno.

Attenta, s’affacciava la luna,
furtiva veniva a spiare,
sbucava fra i nembi,
si vedeva nel cielo vagare
e, volendo, potevi sognare.
I lumi eran pochi, così i lampioni,
regnava il silenzio
e la notte ammantava il mistero.

Ora, luci, bagliori e palazzi,
oscurano il cielo e stelle
tra folla, rumori e schiamazzi
le sere non sono più quelle.

Un tempo, ogni vicolo buio
celava un ingenuo segreto,
bastava un baglior di finestra
ed ecco ideata un’orchestra.

Progetti d’ingenua speranza,
pretesti di un cuore discreto,
ad impegnar la serata
tra canti, sospiri e baldanza:
la solita cricca schierata
d'accordo a far la serenata.

Qualcuno gridava al bordello
ma era vero, era sano, era bello.
(Maggio 2010)

Ugo Mastrogiovanni

sabato 28 novembre 2009

Se tu tornassi

Non sono più verdi le aspidistre
i garofani sono appassiti,
il fiume ha trascinato quelli fioriti
e si è fermato a metà del suo corso,
spezzato è il dorso al noce
dai gherigli saporiti nei fichi dorati al forno.
Non ci ritorno più,
se tu tornassi non mi troveresti.
Tutto è cambiato Mamma,
fatica la rima a dedicarti
e gravoso esporti il passato
se tu tornassi.
Capiresti a stento questo volto spento;
consumato da un mondo ruotato assai veloce
per me giovane leone domato, dal busto curvo,
emaciato da far disgusto.
Ipotesi utopica: se tu tornassi!
Geloso progetto che mi sottrae alla terra,
serra, riduce la mia logica.
Perdonami Mamma
per questo dramma che mi stringe il petto.
La poltrona è rimasta,
serbata con rispetto, se tu tornassi la troveresti
risuona ancora del cigolio di quando ti sedevi,
e di sovente provo a vagheggiarti
seduta, assorta a dipanare lento il tuo pensare,
vado a spiare le lunghe sequenze di quel dire,
sentire e tacere ad occhi chiusi
in religiosi silenzi il tuo ricordo, Mamma,
luce perenne fiamma infinita,
albore e fine della mia vita.
(2006)
Ugo Mastrogiovanni

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mercoledì 22 aprile 2009

Gratitudine

gratitudine


Messomi in cerca della gratitudine
d’essa scovai tanti risvolti:
scarsa attitudine al saluto,
scontroso distacco in molti volti
per i più passai per sconosciuto,
e fui immerso in altra latitudine.
L’apparenza salvata da qualcuno
disse “ossequi” e si voltò a ritroso.
Per quanto gremita fu la strada,
tanto più solo mi sentii quel giorno;
servo mi sembrò d’essere stato
e schiavo alla mensa degli stolti,
l’acqua di fonte che avevo dato
disseccava i germogli.
Sperai così che forse al mio ritorno
avrei trovato la luce che cercavo,
regno defunto ma di pochi colti
che capaci di ogni soluzione
alzarono un’ara alla riconoscenza
ampliando la loro migrazione
nell’esclusivo mondo della conoscenza.
Ugo Mastrogiovanni

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giovedì 12 febbraio 2009

Incanto

borgo montano notte

Sui tetti sparsi del montano borgo

e tra le fronde del querceto scuro

scorgo tremuli e bianchi i raggi della luna.

Nell’affossata cuna della valle

una coltre di nebbia;

sul lungo muro di montagne in fila

il cupo mistero.

Tutto intorno e da quel verde nero il canto dei grilli.

E me, col borgo e le montagne e i trilli,

nell’immenso fumo delle stelle.

(1960)

Ugo Mastrogiovanni

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Smetto di sognare

bosco

Nel meriggio assolato

quando il bosco scherza

e con le felci ruzzola la ghianda,

dietro il leccio resto ad aspettare

dove il merlo ed il fringuello canta.

Il croco al narciso vanta gli amori di Giove,

danza il picchio sul ginepro in fiore,

sulle anemoni balla la farfalla rosa,

tace ogni cosa, respira il verde

e piove e si perde

il sole tra le foglie in festa.

Abeti e cedri guardano incantati,

resta immobile il ghiro,

il tasso raccoglie profumata

la gioia che sente la sequoia

e immobile resto ad osservare

con gli occhi presi dagli eventi.

Non senti nulla in quel momento,

neanche il vento se soffiasse forte,

neppure i cavalli della morte,

aspetto e basta non sapendo cosa.

Un’angoscia di gioia mi sovrasta

d’illusione, attesa o forse noia;

intanto si sposa il sole con la luna,

nessuna visione curiosa

senno e sottobosco invade,

la notte cade e mi fa cenno

che si dorme.

Altre forme veste il croco,

il leccio ed il narciso,

bisogna andare

mi sveglio e smetto di sognare.

(2005)

Ugo Mastrogiovanni

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Mia Madre

capelli_bianchi

Il resto della chioma che,

castana un giorno,

le fu corona al volto pien di giovinezza,

oggi, lieve e d’argento, carezza la sua fronte stanca.

Bianca, delicata fronte,

che pensasti tanto

in su degli occhi tremuli e infossati,

oggi ancora non ti stanchi.

Cari, casti, venerati occhi,

qual lucerne brillate a dar la luce al viso:

un viso di venerande rughe

ch’al riso mai vidi chinato,

e bimbo fui io pure.

La rattristante, irremovibil tua lunga mestezza

quanti baci strappò alle mie labbra

e quante volte,

perchè ti son di noia,

li rituffai nel core.

Oh madre,

il viver tuo qual pena al petto mio riserva!

Grande croce inchiodò destino agli anni tuoi.

Nel volto tuo

il supremo scultor

di Cristo vide la dolente Madre e il duol del mondo.

Sorridi oh mamma,

dato non fu di rattristarti sempre;

se cerchi nessun ti vende gioia, saria troppo costosa a noi,

me se tu cerchi, ma se tu scruti in te,

ne troverai un poco: un poco sempre c’è.

(1961)

Ugo Mastrogiovanni

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Rigetto

foschia-sul-fiume

Il fiume rigetta la mia immagine,

lo specchio non la riflette,

le pagine rifiutano il mio inchiostro

e muta resta la mia omelia.

Un’ombra si ferma, sorride e va via,

un mostro forse mi deride,

stride un vascello impigliato

nel tempo che azzanna il fato,

la smania di reazione

distorce la mia posizione.

Eppure nulla è cambiato

di quello che ho fatto finora,

mai desistere, lo farei ancora:

non è sbagliato amare,

essere obbligato,

nascere, esistere, donare.

(2006)

Ugo Matrogiovanni

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venerdì 28 novembre 2008

Riflessioni di un nonno

Di guardia alle necropoli,

piovono trafitture gli aghi dei cipressi,

si confondono col mio affanno salato

e mi ridanno il valore della vita.

Soffio breve mi rincorre,

sabbia imbratta i miei passi,

ma Ugo mi aspetta,

io lo vezzeggio, passeggio con lui,

sgambetta, mi diverte;

stringo Davide al petto,

lo aspetto davanti alla scuola

e ciò mi consola,

mi danno ossigeno e scopo,

sono nuove scoperte per me

e sorvolo quella mia primavera

quando non c’erano questi rimpianti

ma tanti altri meno importanti.

Ugo Mastrogiovanni

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Ti spoglierei

Prostrato ai tuoi piedi,

come ti spoglierei oggi

di tutti quei baci che ti diedi tremando.

Come ti spoglierei di quelle occhiate

inviate ai miei messaggi

che non sapevano parlare.

Come ti vorrei spogliare

di quei segreti ovattati mai rivelati,

di quei sottili passaggi di parole

omaggi ai tuoi sorrisi

così misteriosi e tanto ammirati.

Come ti spoglierei

di quella speciale dolcezza

carezza di bambino,

di quella mascherata tristezza

sovente nascosta e negata.

Vorrei spogliarti delle preghiere

per mettere a nudo

il tuo scudo di santità,

dei pensieri di oggi e di ieri

e anche della felicità

per saper come eri

e come sei veramente,

ma io ti deludo, zittisco,

mi scuso umilmente.

Ugo Mastrogiovanni

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sabato 25 ottobre 2008

Siete sposa

colombe

Or che l’inverno riposa
siete madre,
signora dei miei sogni,
siete sposa
e non me ne raddolo;
anzi,
vi cinga d’allegrezza un volo di colombe
e d’esili profumi primavera vi circondi.
Un’altra estate è consumata;
i nostri giorni
fecondi di speranze e di sogni
incombe un mondo reale.
Collega dell’infanzia mia,
primiero amore,
il tempo porta via
anche i ricami d’oro,
d’amore e d’allegria.
(1967)
Ugo Mastrogiovanni

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Nel nostro giorno

specchio
Come sei oggi
ricordarti sempre
e sempre ognora
adorarti,
vorrei allora
che i sogni miei
saranno autunno
e le mie labbra calde
tremolanti.
Per un momento solo
l’estate andata
ridonarti,
diradando il tempo
e ritornando indietro
respirarti senza tremare
e poterti donare
il meglio che lo specchio
oggi riflette.
Vecchio illuso
vorrei
che lo specchio
ingannar potesse i sensi,
la realtà gabbare
e cancellare
le delusioni da soffrire insieme.
Troppe cose vorrei
oggi
per ora e per allora;
ma non pensiamo,
ancora è presto:
amiamo.
(Per mia moglie Grazia, 19/11/1965)
Ugo Mastrogiovanni

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mercoledì 15 ottobre 2008

Chi sei per me

Tu sei per me la nuvoletta bianca

che soffice e lontana

aspetta il bacio del vento;

la perenne fontana d’ambrosia.

Sei d’argento la brina

ch’adorna l’erbetta con mille goccioline di brillanti.

Sei la fata turchina che serio e geloso

serbai con rispetto

nel verde cassetto dei miei sogni.

I diamanti del mondo, il mistero del cuore,

sei le perle del mare.

Sei la dolce canzone d’amore

che pura e celeste

m’investe con voci d’incanto.

Sei il pianto del sole che lieve e dorato

s’adagia sul bianco deserto di neve.

Nel parco stregato: un’orchidea celeste,

nel cielo dorato: la veste dell’Eterno,

per il mio cuore ardente: un tempuscolo d’eternità.

Ugo Mastrogiovanni

(1960)

Ugo Mastrogiovanni

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Lavavi al fiume

Lavavi al fiume la sottoveste rosa

e reggiseni bianchi sciorinavi al sole, profumati.

Cantavi all’onda

e baciava le mani affusolate,

portando al mare l’ombra del tuo petto pieno,

l’acqua schiumosa.

Sudavi in fronte e

rotolava la goccia per il collo nel giorno caldo.

La primavera intorno

respirava i tuoi vent’anni.

(1963)

Ugo Mastrogiovanni

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Questo amore del sud

In un giorno di freddo avvolto di nebbia

quest’uomo del sud al nord ormeggiò,

così impensato, così inaspettato,

da tanto lontano vedesti approdar;

ti colse un sorriso, ti mise allegria,

ed ogni tua via ti fece cambiar.

Non era il tuo tipo né il tuo modello

collo taurino, alquanto bassino,

poco vicino al tuo vagheggiar.

Aveva qualcosa, per caso era bello

che tante emozioni ti stimolò!

Ti seppe guardare, ti seppe capire,

ti chiese la mano e tuo diventò.

Chi l’avrebbe mai detto, immaginato

che avresti sposato un uomo del sud

Quel tanto lontano ormai adiacente

ha intrecciato il cammino, ha fuso la mente

e nessuno si pente d’aver consumato

una vita completa con l’amore del sud.

(A mia moglie grazia, nata e vissuta a Verona,

trapiantata a Napoli 42 anni fa….)

Ugo Mastrogiovanni

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C’era una volta mio Padre

C’era una volta mio Padre,

taciturno, ponderato, saggio,

con cui ho parlato troppo poco per imparare

il messaggio che ora conosco a perfezione.

L’ho guardato pochissimo quest’Uomo

per non capire che era un paesaggio da scoprire,

eppure oggi è l’unica mia fonte di coraggio;

il solo con cui parlare quando il mio mondo trema,

quando l’ora si fa scura.

Dalla sua Pace

mi consiglia, rassicura

e tace quest’Uomo assente,

ma presente in ogni anfratto di me,

suo figlio prediletto.

C’era una volta mio Padre

che col suo silenzio

m’insegnò soggezione, onestà e rispetto.

Ugo Mastrogiovanni

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lunedì 6 ottobre 2008

Divorzio

divorzio-dolore

Da padre vidi ch’era bella: mi darà un nipote,
sarà una buona madre, pensai della signora;
ha quella giusta dote per diventar mia nuora
e fu nel tempio sposa e ne sortì una figlia
una famiglia nuova, certo gradita a Dio,
eppure mi sbagliai.
Compiva Davide cinque anni quand’ecco inveire lui:
<>.
Furono tinte nere, incubi di morte, la mia peggiore sorte.
<>.
Devastò il dovere, ignaro del peccato,
senza pensare al poi, senza badare a nulla,
del genitor che fu dimenticato.
Come ubriaco, cieco, tramortito restai.
Vagai tra la fanciulla, una brava moglie,
il piccolo, un infante candido, innocente,
la vergogna, la gente: mi mancava il fiato.
E m’è rimasto lui, tenero, educato, divertente,
la grande mia passione;
occhi cielo e mare, un azzurro, dipinto raffinato,
penetrante, docile, sottile, volto leggiadro,
miniato, venuto a lenir la delusione.
Compiaciuto, allegro, vanitoso,
distoglie alquanto il mio pensiero
dall’incresciosa, ingiusta situazione
che mi commuove al pianto
quando penso al passo sconveniente,
quella cattiva azione ch’ha spento tutta l’allegria
e ha spezzato via a mia stagione.
(2008)

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venerdì 3 ottobre 2008

Oggi

Smog


Muore il sole tra lo smog.



Quel che vale

è il centro commerciale,

là c’è luce brillante,

artificiale,

c’è pace,

ogni cosa efficace,

là è tutto idrazina.

Si perde fuori la voce

nel lezzo di benzina.



Che sia corrotto il bello

e sconsacrato il lutto

oggi?



Ma no, tutto progresso!

Il mondo va veloce,

se mai non te ne accorgi,

ma stai vivendo.

(2008)



Ugo Mastrogiovanni

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martedì 30 settembre 2008

La Città

città

Non il saluto che si addice ai vecchi,

un avanzar discreto, rispettoso,

di giovinette con in mano i secchi

per la fonte traguardo doveroso;

di puro né pozzo, né sorgente,

un echeggiar festoso di baldoria,

un baglior di luci e tanta gente.



Nessuna traccia delle cicatrici

di fame e sete alla memoria

tutto estirpato delle mie radici.



Niente più Via Della Bellezza

dove l’amore ricamava il buio

e la virtù vestiva giovinezza.



Sentore di vita assai fastosa,

premure rare, spazi soffocati,

città informe, strana, rumorosa,

basilari i dettagli trascurati.



Nulla o poca lotta per il pane

nessun ricordo di che fu la fame.



Affollata Via Dei Fannulloni,

vuota Piazza Del Talento,

stipata Per le Deviazioni,

zeppo Borgo Dell’argento.



Sparito il Vicolo Degli Orti;

dove fu Largo Del Lavoro

un monumento dedicato all’oro,

scomparsa Via Dei Nostri Morti.



A case bigie, semplici e sbiancate

grattacieli svettanti e rilucenti,

palazzi e grandi ville decorate.



Quella che si nutriva di quiete

è ormai una città di confusione

sulle brutture si cala una parete

ed il peggio sembra l’occasione

per cancellar del bello la memoria

e cambiare il corso della storia.

(2008)

Ugo Mastrogiovanni





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sabato 27 settembre 2008

Cercò qualcosa

Viandante_di_Giacomo_Ceruti



Fisso lo sguardo e trasognato il volto, andava:

col mantello sciolto e col soffiante vento.

Continuava lento, e si girò più volte, a stento.

Poi si fermò, scrutò i cespugli, cercò qualcosa,

raccolse: una rosa brunita.

La strinse in palmo, carezzò con l’altro,

immobile, con gli occhi chiusi.

Sorrise tenero, lo vidi, dolcemente, a lungo:

forse un ricordo languido e cocente.

Restò, non ressi:

rincasai pensando

e non sentii la furia che ghiacciava, il vento soffiava.

(1960)

Ugo Mastrogiovanni

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mercoledì 24 settembre 2008

Vita

strada

Di te nessun ricordo,

lontana dalle nostre cose

come morta e distaccata;

tu mi sei stata stretta

fin dall’inizio,

scomoda indossata

e la felicità non mi rispose

quando l’ho chiamata,

se mi facesse un segno

or non la curerei,

alla felicità tardiva

non sono abituato.

(2008)

Ugo Mastrogiovanni

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