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lunedì 12 gennaio 2009

IL NUOVO INVERNO, ETERNO INFERNO (NicoleRIO)

Il sogno non si è sacrificato alla profana attualità,

ma tu prosciugami ancora con la tua antica beltà.

L’indovino ha predetto un futuro malato,

la leggenda è un soliloquio mancato.

La profezia non si è tramutata in storia,

ma un circolo di riso però ha fatto Gloria.



Quasi tutto sembrò cambiato

e nella stanza nessun progetto avvalorato!

I disegni di ieri, preda dello zoom, son sfuocati

e della confusione si son così avvelenati.

Segno indelebile tracciato col permanente,

soffiano gli anni di un’età troppo incipiente.



Non c’è nulla di eccitante,

in questo perpetuo tramonto tremolante.

Sofisma inutilmente dilungato,

profanazione di un sentimento ormai datato.

Un fiore dentro una clessidra d’acciaio,

tempo calcolato con le pagine di un vecchio diario.



Divieto di far piano,

scivolare in un vano.

Prima fila figlia di un equivoco:

grandine a senso univoco!

Sporcata di magenta che cade lieve dal palcoscenico:

tutto intorno l’arsenico!



Dei tarocchi l’eremita,

perché già morta in questa vita!

Il folclore della città:

sinonimo di apaticità,

contrario di un sentimento loquace,

un corpo messo alla brace.



Oppio del niente,

violentemente affidato alla mente.

Trova la chiave dell’equilibrio fra aridità

e creatività!

Febbre di vena,

è lì la grande pena!



Dal lago evapora spiazzamento,

condensa in un’onomatopea di lamento;

illusione di una sorpresa artefatta,

giocherellare a generare la più originale disfatta.

Un giro di ruota,

senza ruote di scorta.



L’attesa di un ritorno nella notte si è addormentata,

sotto il profilo però di una speranza che era appena nata.

Lontano, in silenzio, a guardare un soffitto che non sa di unione,

regalarsi di passaggio uno sguardo sornione.

Un verbo al passato remoto,

esplicante un vuoto sottovuoto.



Strofe di una lunga vita,

da un tumore colpita!

Solstizio di parola mancante,

silenzio martellante.

Bloccato come un appeso,

ma dove è il contrappeso?





A coprire quel ghiaccio assopito

in un inverno già da un po’ concepito,

polvere di bellezza,

cadaverica magrezza.

Rimane nel quadro una faccia inquietante,

che puoi fissare solo per un istante.



Nel corridoio incrociare sconosciuti sorridenti,

ritrovarsi col coltello fra i denti.

Altalena fra l’essere donna fatale

e donna mortale.

Tante risate,

con la colpa di esser solo assetate.



L’imbarazzo di ridere di cuore,

perché possa nevicare un po’ di rumore.

La pelle grida di sete di oneste aspettative

e di voglia di attraccare in altre rive.

Il profumo di mirra,

affoga nella birra.



Negazione di coppia affibbiata,

perché esiste solo una storia sbagliata!

Disertore al controllo dell’amore,

quello però fatto solo di clamore.

Avvinghiato da un lucchetto,

dov’è il luogo tanto interdetto?



Segno di terra,

non farmi la guerra!

Siamo anime in gabbia

con una bancarella piena di rabbia.

Guardarsi e non vedersi,

guadagnarsi e arrivedersi.



Avrai ancora il coraggio di meravigliarti,

ed io di sorprenderti?!

Ci incontreremo all'alba di un giorno d'inverno

sarà l'eterno nuovo inferno.

Ma tu non amarmi nel terreno,

amami nell'eterico!

NicoleRIO

http://fatuttopartedime.splinder.com

::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::