Nota dell'autore:
Ero all'inizio di quello che diventò poi il mio lavoro di soccorritore,
ora dopo quarant'anni e circa 70.000 missioni tra volontariato e lavoro nelle ambulanze
provo a dar voce con le parole a sensazioni, emozioni, gioia, dolore, cupezza nel cuore,
delle mie esperienze in questo “lavoro” che per me è stata solo passione.
L'inizio
Agli albori ero curioso e gioiosodi poter correre veloce urlandocon diversi toni come bambino felice,lanciando bagliori blu sulle stradecome se andassi ad una festa,e io, il mago, sorpresa dell'evento.
Lasciando l'anima impreparataa riempirmi di me stesso.
Che fosse giorno oppure notte,nelle strade a evitar luci e metallo,che fosse caldo oppur ghiacciato,passi veloci a entrar in dolenti case.
Bevevo dal graal per cercare un sensoin questo domino a incrociar infinite vite.
Il gioco cambiò in un giorno qualunque,il tamburo delle danze cessò di suonare,nella casa profumo di cibo, la tavola pronta,suoni acuti di grida e pianti, l'urlo di Munch,volti disperati, impotenti, l'angoscia e il terrore.
La bacchetta magica non sortì effetto,si ruppe lo scudo incantato.
Cascò una lettera, gli incroci si spezzarono,con calma apparente e un inferno dentrocon le mani suonammo un ritmo più velocedel tamburo, una maschera coprì l'ovale, unpallone si gonfiava e sgonfiava a dar aria allecornamuse nascoste vuote e silenti.
La festa se ne andò quel giorno e il magoera solo al primo giorno di scuola.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) – novembre 2024
