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venerdì 17 ottobre 2025

La bambola - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 

        La bambola  


        Come foglie secche calpestate
        si sgrana il tempo
        nel fuoco delle bombe
        a ricordar ancora odori
        di roghi medioevali.

        Caligine di vite e focolari
        si stende su anime e macerie
        mentre il flagello ancor strappa
        gli ultimi respiri e
        l'ultima bambola
        che ancor stringe una mano
        che più non risponde.

        
Son nutriti, assolti, consacrati
        sul nuovo altare d’oro:
        volti spenti, scrigni inviolabili,
        leggi negate alla vita;
        coperti dai tre silenzi di Dio.


        Michelangelo Cervellera © - 17 ottobre 2025

venerdì 6 dicembre 2024

Mutazione, l'eclisse







Mutazione, l'eclisse



È giunta la tua metamorfosi,
nel giorno del tuo genetliaco,
acide e deformi le tue parole,
il dono di Natale, non è idilliaco.

Effimera è sembrata la strada percorsa,
bagliori d'amore nel claudicante cammino,
nell'impervia strada vana la cieca rincorsa,
a riempir gli spazi, a cercar il cuore di bambino.

Cascate di ricordi di immemori anni,
vellutati momenti sgualciti da sguardi,
immobili nella sera, l'anima, teca di affanni,
luminosa da ceri senza messa e senza luna.

Oh luna, amica mia, perché non sorgi?
Portami tecum nel mar tuo tranquillo.

É tardi per il suono delle campane,
nell'anima suona la condanna,
che serve pregare a ritornare,
se il silenzio come muro, ora m'affanna?


Picchia ancor profonda e audace la speranza,
di trovar affezione, ma non un'obbligata scelta.
Non vorrei lasciar l'angolo spinoso,
seppur stretto che mi hai donato,
con l'illusione d'essere cullato.

Non si schiude una rosa
con la rugiada del mattino,
arido il terreno che l'accoglie,
ciglia d'erba indicano il destino.

Oh Figlio l'abbandon tuo ti libera,
altra dimora troverà il tuo cuore.

Ti parlo, non importa se non m'ascolti,
ti scrivo, per entrar nelle tue labbra spente,
del tuo volto ancor difendo lo sguardo,
non importa se indifferente.

Se deserto troverai nelle strade,
e ti sembrerà inutil la vita,
fammi entrare nel tuo cuore,
non chiedo contropartita.




Michelangelo Cervellera © – dicembre 2024



venerdì 29 novembre 2024

Vita

 

Vita



Accostarsi,
in
tempo sospeso,
a
uno sguardo che sfuma.

Ombra di gesti,
danza nervosa del corpo,
riso dolceamaro,
tempo che scorre lento.

Ricordi di risate,
occhi scintillanti al sole,
mani piccole che stringono le mie.
Un battito d'ali leggero,
un profumo di vaniglia e sogni.

Un tempo
dove il tempo non esisteva,
dove l'anima danzava libera.

E poi, il silenzio,
il sapore amaro della nostalgia.

E il tempo, crudele maestro,
ha tolto il cielo dai miei giorni.

Ma nella profondità,
un germoglio di speranza,
un girasole di luce.

Ancestrale lamento,
in un giardino di memorie,
con garofani
e non ti scordar di me
dove ha fiorito il dolore.

In questo giardino,
dove il tempo si increspa,
e le ombre danzano
su ricordi acerbi,
imparerò
a rifiorire, a crescere, a sperare.

Perché la vita,
come un fiume in piena,
porta via tutto,
ma lascia sempre qualcosa.

E quel qualcosa,
è l'amore che mi lega
sempre a quel bambino cresciuto.

Michelangelo Cervellera ©– novembre 2024

sabato 29 marzo 2014

L'attesa della morte (poesia di Cervino)




Sensazione unica, 
raminga e solitaria 
cerca la preda; 
giovane o vecchio, 
uomo o donna, 
nulla ha il potere di fermarla;
ci attanaglia se generosa,
 ci consuma se avida.
Tutto in un sol momento scompare....
le infinite meschinità della vita, 
i compromessi , gli odi,
per dare spazio a paura o speranza 
per chi attende 
l'Infinito!

Cervino

domenica 18 settembre 2011

18 settembre 2005 - 18 settembre 2011 - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)



                            18 settembre 2005 - 18 settembre 2011

Una tormenta gelata

dopo il calore del sole,

turbine di foglie dorate

ricadono al suolo silenti.


S’appannano i vetri di gelo,

un soffio di vento s’innalza,

mi abbraccia la nebbia dell’Ade,

nel respiro dell’ultimo viaggio.


C’è rumore di vita distante,

un ministro ti unge la fronte,

frettoloso il tempo passato,

che ricordo col cuore gelato.


Il respiro sempre più corto,

l’urlo si espande nel corpo,

le membra si abbassano lente,

in silenzio il dolore mi stringe.


           
Dal cielo rugiada di ghiaccio,

la terra s'imbianca di gelo.


Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - 18 settembre 2011

lunedì 18 maggio 2009

Parole d'amore amare - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)



 

Parole d'amore amare

Mi genufletto mio malgrado,

su aguzze pietre di strade che

portano al nulla graffiandomi le carni,

non per pregare,

avrei scelto ombrosi sentieri

coperti di muschio e foglie d’autunno.


E' un carico senza gloria

che m’impedisce d’inarcare la schiena

e sollevare gli occhi al cielo

punteggiato di lacrime e sangue,

urlante dolore e disperazione,

invece che di stelle e del loro vento.


Frenesia di gretto potere,

dove le parole non generano

sospiri di dolcezza,

ma s’infrangono in leggi

di uomini meschini

o miseramente dettate

da dei o profeti.


S’infrangono

come onda sugli scogli,

dove i gabbiani

diventano avvoltoi,

per afferrar la vita

in nome e nel nome

di un macilento onore,

di empia virilità,

lasciando posto

al dolore ed al silenzio

di voci che profumavano di donna.


Michelangelo Cervellera (Giondalar) ©- 18 maggio 2009


domenica 15 marzo 2009

Fausto e Iaio - 31 anni dopo

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Milano. Sabato 18 marzo 1978.
Il vento di marzo sposta il lampioncino in fondo a destra,lo fa dondolare come un'altalena. Il silenzio maschera il rumore sordo di passi veloci. Sono quelli di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, detto Iaio. Loro sono due ragazzi che vestono come una volta: jeans scampanati,camicione a quadretti, giubbotti con le frange, capelli lunghi. Di sabato, a quell'ora, percorrono via Mancinelli, la strada che divide in due il quartiere Casoretto.Trecento metri senza luce,un luogo poco frequentato, buio. Trecento metri che mettono paura.
La loro vita scorre come la trama di un film e i ricordi sono rapidi. Quelle giornate passate a suonare al Parco Lambro, sognando la California, l’India, il Messico, sempre lì, pronti ad ascoltare chi torna da mete lontane, ognuno dentro la sua piccola verità. La memoria si rincorre come le chitarre di Crosby,Stills,Nash e Young, di Keith Richard e Mick Taylor dei Rolling Stones. Le voci degli amici, delle ragazze, le lunghe discussioni politiche, le feste al Leoncavallo, concerti di jazz di blues, il teatro.
All'altezza del portone dell'Anderson School i passi d'improvviso si fermano. Fausto e Jaio avvertono il pericolo,si voltano per chiedere aiuto ma intorno a loro c'è il vuoto e la solitudine di Milano. Così due persone si avvicinano con fare sbrigativo. Li bloccano. Ora i quattro si trovano faccia a faccia. Si fa avanti uno con l'impermeabile bianco e il bavero alzato. "Siete del Centro Sociale Leoncavallo?. Fausto e Lorenzo si guardano, sono increduli. Non rispondono perché non vi è risposta alcuna.
Il senso della loro speranza si spegne sotto i colpi di otto proiettili Winchester calibro 7,65,sparati da un professionista. Un'esecuzione. Il primo a cadere è Fausto. Poi tocca a Lorenzo. Fausto è riverso sul piano stradale mentre Jaio si trova a breve distanza, centrato dal killer mentre tenta una fuga impossibile. Dopo quei colpi sordi la strada si fa ancora più scura e nel buio scappano come sempre gli assassini.

A oggi, per la morte di Fausto e Iaio c'é una verità storica ma manca una giustizia.
Dimenticandoli li uccideremo una volta ancora.

Daniele Biacchessi







18 marzo 2009
Milano, via Mancinelli dalle 21 alle 24.

Milano e la memoria

Sono passati trentun anni dall’omicidio di Lorenzo Iannucci e Fausto Tinelli.
Dal 18 marzo 1978, li ricordiamo in via Mancinelli, il nostro luogo della memoria, nel quartiere Casoretto.
Per chi non ha mai dimenticato la vicenda di Fausto e Iaio.
Ai giovani che hanno la forza di credere nel loro futuro.
Per le 100.000 persone presenti dei funerali di Fausto e Iaio e per chi a diciassette anni nel 1978 scriveva sui bigliettini: “hanno ucciso due come noi,ma le nostre idee non moriranno mai”.
Per i cittadini di Milano che ricordano e non si stancano di raccontare.
Ai muri, alle lapidi, ai luoghi della memoria da difendere.
Per chi pretende verita’ e giustizia .
Per chi è consapevole oggi piu’ che mai del valore della memoria.

Maratona di letture, suoni, immagini, attraverso le voci di Antonio Pizzinato, Daniele Biacchessi, Gad Lerner, Federico Sinicato, Mauro Decortes, Associazione Luca Rossi, Danilo De Biasio, Paolo Hutter, Pierluigi Raccagni, Danila Tinelli, Adriana Maestrelli, Rosa Piro, Leoncavallo s.p.a, Benedetta Tobagi, Gianni Barbacetto, Alessandro Bertante, Mauro Scotti, Angelo Prati, gli amici di Abba, Fondazione Brambilla Pisoni, Giulio Cavalli, e i suoni di Francesco Baccini, Alessio Lega, Michele Fusiello, Gaetano Liguori, Massimo Villa.

Associazione Familiari e amici di Fausto e Iaio

Informazioni di contatto E-mail: tribu@tiscali.it Ufficio: Associazione familiari e amici di Fausto e Iaio Luogo: Milano

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lunedì 12 gennaio 2009

IL NUOVO INVERNO, ETERNO INFERNO (NicoleRIO)

Il sogno non si è sacrificato alla profana attualità,

ma tu prosciugami ancora con la tua antica beltà.

L’indovino ha predetto un futuro malato,

la leggenda è un soliloquio mancato.

La profezia non si è tramutata in storia,

ma un circolo di riso però ha fatto Gloria.



Quasi tutto sembrò cambiato

e nella stanza nessun progetto avvalorato!

I disegni di ieri, preda dello zoom, son sfuocati

e della confusione si son così avvelenati.

Segno indelebile tracciato col permanente,

soffiano gli anni di un’età troppo incipiente.



Non c’è nulla di eccitante,

in questo perpetuo tramonto tremolante.

Sofisma inutilmente dilungato,

profanazione di un sentimento ormai datato.

Un fiore dentro una clessidra d’acciaio,

tempo calcolato con le pagine di un vecchio diario.



Divieto di far piano,

scivolare in un vano.

Prima fila figlia di un equivoco:

grandine a senso univoco!

Sporcata di magenta che cade lieve dal palcoscenico:

tutto intorno l’arsenico!



Dei tarocchi l’eremita,

perché già morta in questa vita!

Il folclore della città:

sinonimo di apaticità,

contrario di un sentimento loquace,

un corpo messo alla brace.



Oppio del niente,

violentemente affidato alla mente.

Trova la chiave dell’equilibrio fra aridità

e creatività!

Febbre di vena,

è lì la grande pena!



Dal lago evapora spiazzamento,

condensa in un’onomatopea di lamento;

illusione di una sorpresa artefatta,

giocherellare a generare la più originale disfatta.

Un giro di ruota,

senza ruote di scorta.



L’attesa di un ritorno nella notte si è addormentata,

sotto il profilo però di una speranza che era appena nata.

Lontano, in silenzio, a guardare un soffitto che non sa di unione,

regalarsi di passaggio uno sguardo sornione.

Un verbo al passato remoto,

esplicante un vuoto sottovuoto.



Strofe di una lunga vita,

da un tumore colpita!

Solstizio di parola mancante,

silenzio martellante.

Bloccato come un appeso,

ma dove è il contrappeso?





A coprire quel ghiaccio assopito

in un inverno già da un po’ concepito,

polvere di bellezza,

cadaverica magrezza.

Rimane nel quadro una faccia inquietante,

che puoi fissare solo per un istante.



Nel corridoio incrociare sconosciuti sorridenti,

ritrovarsi col coltello fra i denti.

Altalena fra l’essere donna fatale

e donna mortale.

Tante risate,

con la colpa di esser solo assetate.



L’imbarazzo di ridere di cuore,

perché possa nevicare un po’ di rumore.

La pelle grida di sete di oneste aspettative

e di voglia di attraccare in altre rive.

Il profumo di mirra,

affoga nella birra.



Negazione di coppia affibbiata,

perché esiste solo una storia sbagliata!

Disertore al controllo dell’amore,

quello però fatto solo di clamore.

Avvinghiato da un lucchetto,

dov’è il luogo tanto interdetto?



Segno di terra,

non farmi la guerra!

Siamo anime in gabbia

con una bancarella piena di rabbia.

Guardarsi e non vedersi,

guadagnarsi e arrivedersi.



Avrai ancora il coraggio di meravigliarti,

ed io di sorprenderti?!

Ci incontreremo all'alba di un giorno d'inverno

sarà l'eterno nuovo inferno.

Ma tu non amarmi nel terreno,

amami nell'eterico!

NicoleRIO

http://fatuttopartedime.splinder.com

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martedì 9 settembre 2008

Dolore

melanconiaDolore


E’ stato ieri

prima d’abbandonarmi

al respiro della notte

che ho pensato

di non tracciare più

inutili segni d’inchiostro

sul candore del foglio.


Ma come soldato

che diserta giusta causa

mi son sentito vigliacco

nell’abbandonare parole

che sono state come

acqua fresca pulita

nei miei occhi chiusi


Allora mi affido

alle parole più pure

al loro volere

al loro volare

e ciò che scrivo

è solo un infinito sogno.

Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - 9 sttembre 2008


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