martedì 6 ottobre 2009

Viola lascia vivere la Morte

fire

In questa afflizione di Spirito,

nel tetro impallidirsi di questo volto,

il sangue reitera la demarcazione

del terreno di annessione.

Su questo cratere demagogico,

infestato di degradazione e umiliazione,

trionfi l’oblio!

Ogni lacrima trattenuta nel confine

delle occhiaie,

oggettiva il Bene e il Male,

universale logica spersonalizzata.

Annodata allo stesso cerchio di Fuoco,

bombardata di anomalie

e distopie di pensiero,

questa identità è mortificata.

E' rasa al suolo anche l'ultima fine,

martire della tua incoerenza coerente,

un esproprio di una vita,

univoca esistenza,

che tu metti in saldo,

perchè logora.

Tu, emblema del peccato,

rappresentante inconsapevole

dei connotati fascisti,

annunci la vendita della tua anima,

al miglior offerente.

Viola lascia vivere la Morte,

domani non esiste!

::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

sabato 26 settembre 2009

Passato prossimo

Gothic

Ieri, queste affinità elettive erano stucco,

in questa mansarda negligente,

straripante di spazi galleggianti

in lacrime deformi.

L’equivalenza aveva un risultato affermativo,

il dietro le quinte annuiva,

nel melato connubio,

con il palcoscenico.

L’esalazione di tenerezza,

epicurea gelatina color ciliegia,

affondava su questa similitudine.

I nostri visi si intagliavano vicendevolmente,

in un congenito legame fraterno.

Gli specchi sillabavano i nostri nomi;

un sorbetto di carezze graffiava l’inquietudine

ma il quadro che si delineava già stava brindando

al busto sospeso in quella piazza,

uscita di scena, per opera di un emissario

dalla scrittura cuneiforme.

Ed il tempo è cumulativo

e i fratelli siamesi, divisi dall’oblò del ritmo,

divennero prigionieri di una favola,

estorta alla fantasia

e non più attuale,

una retorica nostalgia che seduce,

ma non sfama.

::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

giovedì 24 settembre 2009

Un decollo che paralizza l'immobilità

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I fendinebbia che stagionano sul tuo selciato,

mentre tu abbozzi un’obiezione,

non irradiano fosforescenza,

sulla vignetta del rebus della tua esistenza.

Architetto di esplorazioni in lenzuola,

agganciate in fantasmi già perdenti,

imbrogli la tua virilità,

assecondando il connubio paura-orgoglio.

Avvinghiato alla tua canonica quiete imperfetta,

ti lasci invecchiare,

all’ombra di un’instabile promessa di futuro,

rifiutata, perché non espressa in carta bollata.

Non posso sottoscrivere un’assicurazione sulla tua vita

e, su questo imprevisto, c’impicco la mia saliva.

La stagione che squadri dal tuo loculo

è sbiadita,

come questa dissimulazione di metropoli.

Il culto del vittimismo ti vieta di desiderarmi,

coito proibito,

dall’immobilità del tuo anacronistico dilemma,

parassita del carpe diem.

Lo stampino da adulto prodigio,

incollato nel tuo temperamento,

viene santificato collegialmente.

Ma il nostro contratto routinizza l’inchino all’oscenità,

ed io, dissociandomi dal fare gli inchini all’attesa,

mortificata dall’indifferenza,

non posso che decollare dal tuo tentennare.

::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

mercoledì 23 settembre 2009

L'aggressione come strategia

L’aggressione come strategia
(Berlusconi non si fermerà)
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di GIUSEPPE D’AVANZO

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Chi abusa del suo potere, prima o poi, non tenterà più di affermare il principio della propria legittimità e mostrerà, senza alcuna finzione ideologica, come la natura più nascosta di quel potere sia la violenza, la violenza pura. Sta accadendo e accade ora a Silvio Berlusconi che, da sempre, dietro il sorriso da intrattenitore occulta il volto di un potere spietato, brutale, efficiente. Era nell’aria. Doveva accadere perché da mesi era in incubazione. Avevamo la cosa sotto gli occhi, se ne potevano scorgere le ombre. Sapevamo, dopo il rimescolamento nell’informazione controllata direttamente o indirettamente dall’Egoarca, che in autunno sarebbe cominciata un’altra stagione: un ciclo di prepotenza che avrebbe demolito i non-conformi, degradato i perplessi, umiliato gli antagonisti, dovunque essi abbiano casa. Dentro la maggioranza o nell’opposizione. Dentro la politica o fuori della politica. Nel mondo dell’impresa, della società, della cultura, dell’informazione.
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Nessuno poteva immaginare che l’aggressiva “strategia d’autunno” avrebbe provocato l’inedita e gravissima crisi tra il governo italiano e la Santa Sede aperta dalla rinuncia del segretario di Stato Tarcisio Bertone di sedere accanto al presidente del Consiglio in una cena offerta dall’arcivescovo dell’Aquila nel giorno della “perdonanza”.
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Perdono mediatico chiedeva Berlusconi al Vaticano e l’aveva ottenuto. Nella sua superbia, l’uomo deve aver pensato che Oltretevere lo avrebbe assolto e “immunizzato” anche per il rito di degradazione che, nello stesso giorno, il Giornale dell’Egoarca ha voluto infliggere al direttore dell’Avvenire, “colpevole” di aver dato voce alle inquietudini del mondo cattolico per l’esempio offerto da chi frequenta minorenni e prostitute, di aver usato parole esplicite per censurare lo stile di vita del capo del governo. Anche contro la Chiesa, Berlusconi ha voluto mostrare la prepotenza del suo potere e la Chiesa ha chiuso la porta che gli era stata aperta.
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Nelle ore di questa sconosciuta e improvvisa crisi tra Stato e Chiesa, quel che bussa alla porta di Berlusconi è soltanto la realtà che, per fortuna, alla fine impone le proprie inalterabili condizioni. Per cancellarla, nientificarla, l’Egoarca ha pensato di poter fare affidamento soltanto sul potere ideologico, egemonico e mediatico della sua propaganda, sull’accondiscendenza dei conformi e la pavidità dei prudenti sempre a caccia di un alibi. La “pubblicità” avrebbe dovuto rimuovere ogni storia, ogni evento (dalla “crisi di Casoria” alle stragi di migranti nel canale di Sicilia) sostituendoli con la narrazione unidimensionale e autocelebrativa delle imprese di chi ha il potere e, in virtù di questo possesso, anche la “verità”. Forse, si ricorderà la conferenza stampa di Berlusconi di agosto. Il racconto vanaglorioso di un successo ininterrotto, attivo in ogni angolo della Terra.
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Se le truppe di Mosca si sono fermate alle porte di Tbilisi scongiurando un conflitto Russia-Georgia, il merito è di Berlusconi che ha evitato l’inizio di una nuova Guerra Fredda. Se Barack Obama ha firmato a Mosca il trattato per la limitazione delle armi nucleari, il merito è di Berlusconi che ha favorito “l’avvicinamento” della Casa Bianca al Cremlino. Se l’Alleanza atlantica è ancora vegeta, lo si deve al lavoro di persuasione di Berlusconi che ha convinto il leader turco Erdogan a dare il via libera alla candidatura di Rasmussen. Se “l’Europa non resterà mai più al freddo”, il merito è di Berlusconi che ha convinto Erdogan e Putin a stringersi la mano dinanzi al progetto del gasdotto South Stream. Nel mondo meraviglioso di Silvio Berlusconi non c’è ombra né crisi. Non c’è recessione né sfiducia. Non c’è né sofferente né sofferenza. Non ci sono più immigrati clandestini, non c’è crimine nelle città, non c’è più nemmeno la mafia. Regna “la pace sociale” e “nessuno è rimasto indietro” e, per quanto riguarda se medesimo, “non c’è nulla di cui deve scusarsi”. Grazie ai “colpi di genio” di Berlusconi, anche i terremotati delle tendopoli all’Aquila sono felici perché “molti sono partiti in crociera e altri sono ospitati in costiera e sono tutti contenti”.
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Questo racconto fantasioso deve essere unidimensionale, uniforme, standardizzato, senza incrinature. Deve far leva su un primato della menzogna a cui si affida il compito di ridisegnare lo spazio pubblico. Soprattutto deve essere protetto da ogni domanda o dubbio o fatto. A chi non accetta la regola, quel potere ideologico e mediatico riserverà la violenza pura, la distruzione di ogni reputazione, il veleno della calunnia. Guardatevi indietro. E’ accaduto costantemente in questa storia che ha inizio a Casoria il 26 aprile, in un ristorante di periferia dove si festeggiano i 18 anni di una ragazza che, minorenne, Berlusconi ha voluto accanto a cene di governo e feste di Capodanno. Della moglie del capo del governo che dice “basta” e chiede il divorzio perché “frequenta minorenni” e “non sta bene” saranno pubblicate foto a seno nudo, le si inventerà un amante. Lo stesso rito di degradazione sarà imposto al giovane operaio che testimonia le modalità del primo contatto tra il 73enne capo del governo e la minorenne di Napoli; alla prostituta che racconta la notte a Palazzo Grazioli e le abitudini sessuali del capo del governo; al tycoon australiano che edita un Times troppo curioso; al fotografo che immortala l’Egoarca intossicato dalla satiriasi con giovani falene a Villa Certosa; all’editore di un giornale - questo - che si ostina a chiedere conto a Berlusconi, con dieci domande, delle incoerenze delle sue parole nella convinzione che è materia di etica politica e non di moralità privata rendere disponibile la verità in un pubblico dibattito. A questa stessa degradazione è stato ora sottoposto il direttore del giornale della Conferenza episcopale.
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Berlusconi non si fermerà. Dal cortile di casa, questo potere distruttivo - che ha bisogno di menzogne, silenzio, intimidazione - minaccia di esercitarsi in giro per il mondo aggredendo, dovunque essi siano, in Francia, in Spagna, in Inghilterra, negli Stati Uniti, i giornali che riferiscono della crisi dell’Egoarca, della sua irresponsabilità e inadeguatezza. Sarebbe ridicolo, se non fosse tragico. Quel che si intravede è un uomo solo, circondato da pochi - cattivi - consiglieri, prigioniero di se stesso, del suo delirio di potenza, delle sue favole, incapace di fare i conti con quella realtà che vuole annullare. E’ un uomo, oggi più di ieri, violento e pericoloso perché nella sua crisi trascinerà lo Stato che rappresenta. Come ha fatto ieri, inaugurando il conflitto con la Santa Sede. E domani con chi altro? Non ci si può, non ci si deve rassegnare alla decadenza di un premier che minaccia di precipitare anche il Paese nel suo collasso.
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di GIUSEPPE D’AVANZO
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(29 agosto 2009)
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http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-22/aggressione-strategia/aggressione-strategia.html

::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::

venerdì 18 settembre 2009

In ricordo di Giustizia

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Il tricolore, ustionato dalla vergogna,
mentre l’Etica subisce un pesante infortunio.
Zittita ogni manifestazione per la libertà,
la priorità è recitare la litania
del compianto dei volontari.
La Patria restringe i confini,
ad un feretro.
Il nazionalismo,dettame riciclato,
sedativo dei piani alti,
non è rimasto un inedito.
Best seller, si appresta ad annunciare,
mediaticamente,
il lutto Nazionale e il trionfo dell’Ipocrisia.
Esorta il popolo a digiunare di consapevolezza
e a vivere nell’anoressia intellettuale.
Nella terra di Nessuno,
l’uomo probo ingoia saliva,
infettata da servitù e propaganda errata.
Estirpare e Colonizzare è il motto.
La Giustizia, intanto, si avvia al patibolo,
accompagnata dall’Unicorno.
Cavallo bianco,
simbolo di nobiltà e rettitudine,
lascia cadere l’emblema della neutralizzazione del veleno,
della penetrazione del divino
e la vergine, fecondata dalla vendetta,
attende la commemorazione degli impostori,
ribadendo che,
in questa sede,
il sangue dell’inavvertenza verrà solamente demonizzato

::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

giovedì 17 settembre 2009

Il paradiso degli opposti

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Giunti nella terra di mezzo,

l’esistenza incassa calamità,

attorcigliata ad un vincolo di rame,

la carne si avvia a prender sonno nella necropoli,

sfiora la mortificazione del corpo,

nell’illusione,

non troppo appassita,

di assassinare l’esteriorità.

L’assoluto è dittatore e

l’integrità è estemporanea

e, nell’incoerenza della contraddizione,

si gonfia una totale armonia dei contrasti.

Alle spalle di questo celere calar del sole,

girevole verso di vasi comunicanti,

esperibile tramite i sensi,

negazione di verità assolute,

confutazione fino a prova contraria,

e particolarismo che consuma il concetto,

nasce in appendice il tutto

represso dal niente.

::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

Bevendo alla foce del relativismo

sfumature

Nel relativismo degli speculari vetri,

prisma di una pace colorata,

ossigenati dall’essenza fugace di un battito di nozioni,

balbetta la circolazione di idee

e il tempo scorre al contrario.

Incrociati come un susseguirsi di gocce di sangue,

calcolate da un innaffiatoio,

fanno trionfare l’ottica

che si proietta nell’infinito canto dell’etere

e il colloquio con l’iride,

in un ecumenico amoreggiamento con l’eclettismo,

che si sgancia di colpo la cintura

si fa subito disordine mistico,

ragione ascetica di trionfo

dell’anima versatile.

::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::