Giunti nella terra di mezzo,
l’esistenza incassa calamità,
attorcigliata ad un vincolo di rame,
la carne si avvia a prender sonno nella necropoli,
sfiora la mortificazione del corpo,
nell’illusione,
non troppo appassita,
di assassinare l’esteriorità.
L’assoluto è dittatore e
l’integrità è estemporanea
e, nell’incoerenza della contraddizione,
si gonfia una totale armonia dei contrasti.
Alle spalle di questo celere calar del sole,
girevole verso di vasi comunicanti,
esperibile tramite i sensi,
negazione di verità assolute,
confutazione fino a prova contraria,
e particolarismo che consuma il concetto,
nasce in appendice il tutto
represso dal niente.
::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

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