martedì 23 settembre 2008

A Roberta - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

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A Roberta



Sillabo nei sogni

puzzle del tuo viso,

frammenti frastagliati,

come scogliere

erose dal vento,

lame di ricordi

brillano

come il sole

tra i ghiacci.

Lacrime

nutrono

una rosa.


Michelangelo Cervellera ©(Giondalar) 23 settembre 2008)

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lunedì 22 settembre 2008

Altri tempi

cercine

Trovavo bello il piccolo e l’angusto,

le capanne di canne,i contadini,

i cesti, l’asinello, i loro canti!

Il cercine in testa alle fanciulle

e quella brocca d’acqua

ch’esibivano fiere e affascinanti.

Le case di legno e poca pietra,

i quattro muri elevati a chiesa

col campanile nei pressi del fienile.

Case basse, qualche finestrino,

con scuri chiusi ed i vetri a specchio

col sole d’oro e l’occhio della luna.

Viuzze strette prive di selciato,

salite e discese, niente livellato.

Intrecciato il borgo cittadino

a vicoli e spiazzi adibiti ad aia.

E risuonar d’incudine e martello

l’odor di forgia, di fumo del camino.

Dominava la notte rischiarata a stelle.

Or mi volteggia a girotondo

il segno svanito di quel mondo;

dall’ordine mi stacco a malincuore,

m'inchino e rientro nel progresso,

anche sapendo che si muore

già varcandone l’ingresso.

(2008)

Ugo Mastrogiovanni

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domenica 21 settembre 2008

Bevendo tè - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)



 

Bevendo tè



Sto sorseggiando un tè
intorno a me fogli sparsi,
il mio solito disordine.
Ma a volte sogno di essere ordinato.

Sempre sogni.

Talvolta succede, spesso, sempre.
Pensieri confusi, oscuri.
Cercando d’ordinare,
penso a lei, non posso farne a meno.

Dolce pensiero.

Dovrei scrivere qualcosa.
Ma non sono un poeta.

Sono solo vento, che insegue 
il sogno, mosso dall’illusione,
trascinato dall’emozione, spinto 
dalla passione, fissato sull’amore.

Intorno in ordinato disordine.

I libri sul letto sfatto, compagni da una vita.
Oggetti vivi che conservano memoria
del tuo profumo ed aspettano
il prossimo sabato.

La musica mi fa compagnia.

Si sciolgono nei pensieri note magiche.
Apro la finestra e il ticchettio della pioggia
con il suo aroma di umido
entra e mi parla del cielo.

Stringo la tazza del tè.

Non so perchè mi manchi così tanto,
eppure è solo amore
ciò che ho per te,
ciò che hai per me.

Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - 21 settembre 2008


Le foglie

volare di foglie

Esisto nel disordine
imprecante ed assoluto,
una combutta eterna, che mi spreme.

Quando la ferocia appuntita
macchia l'anima persa, ma integra,
è insospettabile il mio rendere
alle foglie giusta giacenza,
e sanno cadere più di noi, loro.

Lo fanno da tempo.

Si distaccano leggerissimamente
inventandosi segni mai visti.
Come una musica quella,
quel cadere incrociando il solstizio
dove prima si fa l'amore
e dopo si prega.

Vincenzo Hyponome


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sabato 20 settembre 2008

Incubi del Vento - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

tristezza

Incubi del Vento


E come bambino
adagiato nell’ovatta
dei sogni, guardo
con occhi puri
il volo degli uccelli.

Uno, cento, mille
gabbiani con ali spezzate
si spargon nella terra
strepitando il loro dolore
di non poter raggiungere il blu.

E’ un incubo di luce
il giorno che passa,
pietosa non è la notte
nel riposo,
artigli rapaci ti fanno preda.

E come bambino
destato alla vita
non sento canti,
nella rena deserta
c’è solo un deserto di piume.

Michelangelo Cervellera (Giondalar) - 20 settembre 2008



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venerdì 19 settembre 2008

Polvere di stelle

Solitudine
Alzo gli occhi al cielo
milioni di stelle
illuminano la notte
le stesse che guardi tu.
Odo la voce del vento
mi parla di te.
Una lieve brezza
mi porta una tua carezza.
Alzo le mani
per sfiorarti il viso
e polvere di stelle
scivola tra le mie dita.
Sono tanti sogni luminosi
i tuoi
che si uniscono ai miei.
Ancora un soffio di vento
trasporta un mio bacio fino a te.
Siamo distanti
ma viviamo sotto lo stesso cielo
apparteniamo l’uno all’altra
in una sincronia di anime...
Sorrido felice
sicura che un giorno ci incontreremo!
14/06/2008
Cinzia Gargiulo

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Sproloquiando ... di quando in quando ...

Sproloquiando... di quando in quando
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Partendo da un punto di sospensione del respiro
fisso lo sguardo su un colore morto
come uno scandaglio fisso il fotogramma
e parte di riflesso il pensiero,
Vivo.
Non credo che nell’arte come pura fonte creativa
in quanto tale mi denuda la mente
in asessuata partenogenesi di sé da me
che non sono più che un nulla.
Mi chiama la penna,
Lei detta.
“Maledetta - a volte sospiro -
mi togli il senno!” …
al piacimento di giullari del parlare
e ciarlatani del dire,
tra ossa di coniglio
e ghigni da sciacallo,
danzo ...
“Berenice, Berenice …
raccogli i tuoi capelli,
riprenditi le stelle …
E posa quella penna!”
***

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