A Roberta
Sillabo nei sogni
puzzle del tuo viso,
frammenti frastagliati,
come scogliere
erose dal vento,
lame di ricordi
brillano
come il sole
tra i ghiacci.
Lacrime
nutrono
una rosa.
Michelangelo Cervellera ©(Giondalar) 23 settembre 2008)

A Roberta
Sillabo nei sogni
puzzle del tuo viso,
frammenti frastagliati,
come scogliere
erose dal vento,
lame di ricordi
brillano
come il sole
tra i ghiacci.
Lacrime
nutrono
una rosa.
Michelangelo Cervellera ©(Giondalar) 23 settembre 2008)
Trovavo bello il piccolo e l’angusto,
le capanne di canne,i contadini,
i cesti, l’asinello, i loro canti!
Il cercine in testa alle fanciulle
e quella brocca d’acqua
ch’esibivano fiere e affascinanti.
Le case di legno e poca pietra,
i quattro muri elevati a chiesa
col campanile nei pressi del fienile.
Case basse, qualche finestrino,
con scuri chiusi ed i vetri a specchio
col sole d’oro e l’occhio della luna.
Viuzze strette prive di selciato,
salite e discese, niente livellato.
Intrecciato il borgo cittadino
a vicoli e spiazzi adibiti ad aia.
E risuonar d’incudine e martello
l’odor di forgia, di fumo del camino.
Dominava la notte rischiarata a stelle.
Or mi volteggia a girotondo
il segno svanito di quel mondo;
dall’ordine mi stacco a malincuore,
m'inchino e rientro nel progresso,
anche sapendo che si muore
già varcandone l’ingresso.
(2008)
Ugo Mastrogiovanni
Bevendo tè
Sto sorseggiando un tèintorno a me fogli sparsi,il mio solito disordine.Ma a volte sogno di essere ordinato.
Sempre sogni.
Talvolta succede, spesso, sempre.Pensieri confusi, oscuri.Cercando d’ordinare,penso a lei, non posso farne a meno.
Dolce pensiero.
Dovrei scrivere qualcosa.Ma non sono un poeta.
Sono solo vento, che insegueil sogno, mosso dall’illusione,trascinato dall’emozione, spintodalla passione, fissato sull’amore.
Intorno in ordinato disordine.
I libri sul letto sfatto, compagni da una vita.Oggetti vivi che conservano memoriadel tuo profumo ed aspettanoil prossimo sabato.
La musica mi fa compagnia.
Si sciolgono nei pensieri note magiche.Apro la finestra e il ticchettio della pioggiacon il suo aroma di umidoentra e mi parla del cielo.
Stringo la tazza del tè.
Non so perchè mi manchi così tanto,eppure è solo amoreciò che ho per te,ciò che hai per me.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - 21 settembre 2008
Esisto nel disordine
imprecante ed assoluto,
una combutta eterna, che mi spreme.
Quando la ferocia appuntita
macchia l'anima persa, ma integra,
è insospettabile il mio rendere
alle foglie giusta giacenza,
e sanno cadere più di noi, loro.
Lo fanno da tempo.
Si distaccano leggerissimamente
inventandosi segni mai visti.
Come una musica quella,
quel cadere incrociando il solstizio
dove prima si fa l'amore
e dopo si prega.
Vincenzo Hyponome