Ora che alba e tramonto non sono più gli eredi dello stesso giorno, cosa mi resterà di questo fortuito incontro di binari incidenti, di questo odore invecchiato nel sudore di un sole scivolato in un’ipocondriaca pozzanghera, di questa immortalità rapinata al tempo che s’è appiccicata ai muri di una prigione, di questo attentato alla tua vita, di questa saliva asciugata dal silenzio di un punto di domanda che, come un’insegna, solidifica nel fango incastonato nel mio corpo imperfetto??!!?
Destinata ad ascoltare l’eco delle menzogne, in un grattacielo sospeso in un cinico giocare a nascondino, a riscaldare ricordi nel forno a microonde di una storia giunta all’epilogo, a promettere l’entrata nel mio corpo in cambio di un bonus di autostima, immacolata nel mio pensarmi già seppellita in una bara di controproducente romanticismo, rincorso dall’imitazione più adultera, ho scritto, nella lavagna del mio incauto viaggiare in apnea, un’atroce sconfitta del tentativo di dare presente ad un passato già scaduto.
Nell’atrio della novità, ho messo in sconto speranze, ho riempito sacchetti dell’umido di umorismo stagnante e di precarie scommesse, di parole insignificanti e di fantasie ormai stanche, di passi sfiniti nell’inquinata ingenuità del mio sorridere a manichini in vetrina, senza un corpo da donarmi.
Ho imbrattato la tua stanza di cuori spezzati, per poi invitarti, con l’alfabeto Morse, a ricomporre i frammenti di questo aborto di cuore, di questa anoressia di sentimento.
Per te, ho inventato un senso, nella galassia dei “perché”, annaspando in testimonianze dubbiose, cercando di risalire dall’abisso della paura di tutto quello che non riesco oggettivamente a spiegare.
Eppure ce l’ho fatta ad arrivare a strofinarmi sulla tua vita, scalando ritardi, verniciando orologi, purtroppo energeticamente in piena forma, soffiando l’attesa, sbuffando di fronte a sconosciuti che non portavano il tuo viso sul loro viso, scalpitando nel sentire che c’eri, ma non arrivavi ed io pensavo che questo giorno non mi avrebbe permesso di scrivere la poesia delle mie voglie sulla tua solitudine.
In quello scaffale di barattolini dal tenero contenuto roseo ho acquistato, solo per te, l’infinita dolcezza perché, con quella strategia, volevo lasciarti un segno indelebile, che mi si dimentica, forse, in fretta, e io volevo darti le chiavi del mio corpo, perché tu potessi inserirle e codificare la mia stranezza e la mia complessità.
E, nell’appiccicarmi in quell’universo in incognita quale sei, nel mio silenzioso intrufolarmi in ciò che non so, nel condizionare la tua partenza che, in quel biglietto,io ci vedevo un addio, nel mio sciogliermi debolmente in te, chiudendo gli occhi, cercando di soffiar via il mio lato oscuro, per non gettarti addosso la mia tristezza, generando l’ottimismo che non mi delinea, ho dipinto, nel mio viso, solamente tanti sorrisi, per regalarti un paio d’ore a immaginare l’amore con me.
E sui miei vestiti ci sei tu, sul mio sguardo ci sei tu, sulle mie scarpe e sulla mia bocca ci sei tu, ora.. ci stai tu sul mio voler diventare aria, perché, così, potresti respirarmi a pieni polmoni, potresti soffocarti di me, non mi vedresti, ma sarei in ogni stanza della tua vita, attorcigliata su di te.
Ora che mi assillano i dubbi e non so cosa ti ho lasciato in questa fermata di vita, che non so se mi desideri e se mi desideri, accontentandoti di una magra consolazione, o se mi desideri perché, anche tu, senti il bisogno di sovrapporti in me.
Ora, che non so cosa rimarrà del tuo fare il solletico alla mia giovane età, del tuo scendere e risalire la mia schiena, puntualizzando ogni centimetro di pelle, del tuo sguardo che, lente di ingrandimento del tuo osservare, ha scrutato scrupolosamente le serrature del mio essere… e del tuo rullare sulle mie gambe, del posare le tue mani nella mia buffa capigliatura e del suonare la mia voce e del nostro incastrare le nostre dita e del nostro stringersi uno dentro l’altro, mentre io mi sentivo quella neonata nell’incubatrice ed io a chiederti, allora, il tuo corpo in affitto per evaporare su di te e nascondermi tra le pieghe della tua maglietta.. e cosa rimarrà del tuo sfiorare le mie curve, del tuo lasciar, pian piano, crollare le barriere, del tuo sguardo assorto, del nostro toccarci e del tuo morbido generare nuovi alfabeti usando i simboli della mia pelle.
Ora, che non so proprio dare risposta ai quesiti che percorrono il sentiero della mia razionalità.. che non so proprio cosa volerà via e cosa, invece, si perpetuerà di questa realtà, di questa folle realtà, strappata a morsi, nell’atto di chiedere a te protezione, proprio a te, che non ne ho neppure il diritto, di avanzare richieste, di ingaggiare te per sconfiggere la mia paura, soldatino impaurito, ma sempre più forte di me.. io che ho scelto te, a scatola chiusa, rischiando tutto, nel mio ascoltare l’istinto e, ora, non so neppure se la mia mente si è fottuta un ingranaggio e si è, così, immaginata un tenero incontro o se quelle due ombre che si salutavano e si stringevano nel loro lasciarsi andare via, nel silenzio di un arrivo di un treno che ha, miseramente, decretato la morte di un incontro, sottratto alle vite ufficiali, rubando tempo al tempo, era, invece, la semplice sommatoria di un Noi.
::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::