sarà una buona madre, pensai della signora;
ha quella giusta dote per diventar mia nuora
e fu nel tempio sposa e ne sortì una figlia
una famiglia nuova, certo gradita a Dio,
eppure mi sbagliai.
Compiva Davide cinque anni quand’ecco inveire lui:
<
Furono tinte nere, incubi di morte, la mia peggiore sorte.
<
Devastò il dovere, ignaro del peccato,
senza pensare al poi, senza badare a nulla,
del genitor che fu dimenticato.
Come ubriaco, cieco, tramortito restai.
Vagai tra la fanciulla, una brava moglie,
il piccolo, un infante candido, innocente,
la vergogna, la gente: mi mancava il fiato.
E m’è rimasto lui, tenero, educato, divertente,
la grande mia passione;
occhi cielo e mare, un azzurro, dipinto raffinato,
penetrante, docile, sottile, volto leggiadro,
miniato, venuto a lenir la delusione.
Compiaciuto, allegro, vanitoso,
distoglie alquanto il mio pensiero
dall’incresciosa, ingiusta situazione
che mi commuove al pianto
quando penso al passo sconveniente,
quella cattiva azione ch’ha spento tutta l’allegria
e ha spezzato via a mia stagione.
(2008)
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::

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