L’aria marcava le stagioni,c’era il verde allora,c’era la fontanaa pacar la sete di passioni;dai miraggi oscurata del progressonon era complice la luna.I tramonti magici e l’aurora,e nei campi ci si lavorava.
Azzurri i cieli, fantasticiincisi con lampi d’infinito.Serena, la voce di campanarammentava la pacee la confidenza con tuttie l’indulgenza d’ognuno.
Attenta, s’affacciava la luna,furtiva veniva a spiare,sbucava fra i nembi,si vedeva nel cielo vagaree, volendo, potevi sognare.I lumi eran pochi, così i lampioni,regnava il silenzioe la notte ammantava il mistero.
Ora, luci, bagliori e palazzi,oscurano il cielo e stelletra folla, rumori e schiamazzile sere non sono più quelle.
Un tempo, ogni vicolo buiocelava un ingenuo segreto,bastava un baglior di finestraed ecco ideata un’orchestra.
Progetti d’ingenua speranza,pretesti di un cuore discreto,ad impegnar la seratatra canti, sospiri e baldanza:la solita cricca schieratad'accordo a far la serenata.
(Maggio 2010)Qualcuno gridava al bordelloma era vero, era sano, era bello.
Ugo Mastrogiovanni

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