Al "Bej fioeu" - l'Osvaldo (il lungo '68)
Una strada, un mondo.A sinistra, l’eco del cortiledella scuola delle suore,dove avevo un amoree l'incrocio con "barbon strit".
A destra, il vociare allegro dei negozi.Formaggio, salumi, pane, tabacco:un tripudio di profumi e sapori.Ricordi di mamme che chiacchieravano,liste della spesa e un mondo più lento.
e conti da pagare a fine mese."Quante volte sono entrato qui da bambino, con mia madre, l'odore del pane fresco... “
Un social(e) vero, gli imbecilli ementitori erano palesi.
Un po' più avanti il bar dell'Osvaldoil "Bej Fioeu", ricordi di risate e difasci che ci cercavano e poi scappavano,inseguiti anche dalle risate della gente.L'Osvaldo, un riflesso dell'anima inebriata,ci accoglieva con occhiatacce e sorrisi,ascoltava i nostri sogni, le nostre pene,miracoli del vino, e noi, sospesi,tra risate e paure, vivevamo il presente.
"Osvaldo... mi sembra di sentirti ancora qui, dietro al bancone, con quel tuo sorriso ironico.“Andando al lavoro, vidi i miei amici,fantasmi di una notte, uscire dallacantina umida dell'Osvaldo,con gli occhi lucidi e i passi incerti.
E mentre cammino, la strada mi parla,di risate e di sogni, di amori e di pene.IL "Bej Fioeu", non c'è più, i ricordisempre e intanto mando un bacio al cielo.Alzo il calice a quei giorni, al vecchio bar,al mio cuore che ancora sussurra il suo nome.Un brindisi ai sogni, alle risate, all'amiciziache ancor continua, a un'epoca che non tornerà più.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) – novembre 2024




