E il cielo mi colpì (il lungo '68)
M'illuminò il cielo
con un soffio
di purezza
rosso cinabro,
delle infinite figure,
di grazia, di paradisi,
di melodie di voci,
immortali,
giovani i volti tra gioia
e sorrisi, ognuno un mondo,
insieme, un'anima ribelle,
un mosaico di sogni da comporre,
campi di bianchi gigli.
Un impietoso fango avanza,
a inghiottir la bellezza,
miasmi d'odore acre di fumo
che brucia gli occhi,
e gocce di limone
a riparar gli sguardi,
tra alti toni di speranze
e caroselli di abiezione,
correvamo a proteggere il filo
dell'aquilone delle speranze,
per conquistare il cielo.
Michelangelo Cervellera © - novembre 2024



