domenica 12 luglio 2009

Siamo così

Se a dieci infanzia e dopo adolescenza,

tra venti e trenta sarebbe gioventù,

pieno splendore, totale incandescenza;

i quaranta e cinquanta varran di più:

vigore, esuberanza, la maturità;

ed i sessanta forse chiameremo

terzi vent’anni della verde età.

Quindi a settanta ci accontenteremo

d’esser chiamati sapienti illuminati,

anche se per molti già rintronati.

E quelli di ottanta, quelli che saranno;

Interezza avanzata detta senescenza?

Qui siamo agli anni dell’età inoltrata,

all’atletico salto nell’abisso, verso la fine!

Perché? Diciamo:“Quattro volte vent’anni”

e al confine dei novanta “tre volte trenta”.

Un giro di parole adatto ai compleanni,

vanto assoluto della deficienza,

dell’età tremenda di quando ti tormenta

anche soltanto sollevare un dito,

per dire, chiamare, esprimere un parere

e quindi per udire:

Ritengo un grande sbaglio classificare gli anni,

faremmo invece meglio a studiarne i danni.

(Giugno 2009)

::::::: ::::::: Postato da © ugomastro ::::::: :::::::

sabato 4 luglio 2009

I QUATTRO ASSI

Per un lasco di tempo equivalente a una battuta da 4/4,

una nuova creatura era stata ideata in me,

nata da un tradimento di congiungimento

con un desiderato sovversivo, in possesso di un ammanco di notorietà.

Rinchiusa in una botola,

ansimando un addio,

frutto di una cospirazione cinica,

che prendeva fiato dalla tua bocca,

ho donato al corteggiamento

un compassionevole saluto d’inizio.

Con un piano di scardinamento

delle vecchie incrostazioni,

ho giocato l’asso di cuori,

immaginandomi regina senza trono,

in un quadro d’epoca.

Ti ho venduto la mia femminilità,

immaginandoti un pianista,

capace di percorrere l’infinita distanza di quella tastiera.

In un’area di sosta di una città poco educata,

l’erosione della mia staticità

si è imbattuta nel concepimento del desiderio.

Mascherata da una pellicola,

rasata ogni forma di buonismo e purezza,

indossati i panni del mio alter ego,

in un’alba misteriosa ed enigmatica,

astuta stratega della seduzione,

ho generato un perverso senso del non ritorno.

Ho rinunciato al ricamo

su di un istinto folcloristico,

continuando a farmi giocoliere,

per tagliare il filo rosso del traguardo.

La caparbietà della tradizione,

ha assunto le sembianze di un precetto.

Celibe speranza prematura,

ti ho svincolato da un patto unilaterale.

Da dietro la staccionata,

ho visto l’esproprio di questa fisionomia.

Ma questa escursione,

fuori da ogni metafora,

m’incute timore.

Me ne torno alla mia dimora medievale,

indossando l’ennesima armatura,

sopra una pelle squamosa,

continuando a limare lidi tetri,

che il sorriso non è vittima di possessività,

ma è stampato nella bocca

di quel cappellaio matto

su cui riposa la mia nudità.

::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

lunedì 22 giugno 2009

O cara moglie (omaggio a Ivan della Mea)


::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::

Stagione altra (l’ultimo bacio) Poesia di Adelaide Cantafio

Stagione altra (l’ultimo bacio)

è quando il sole muore alla campagna

che torno indietro a un tempo ch'era estate

di zagara pungente

di acceso di limoni

di un vallo che correva alla marina

di quella gioia e di quel batticuore

tra baci

a sera

al lume d'un lampione



e venne poi l'inverno

il suo grigiore

ognuno al chiuso al caldo e al focolare

il vento che sui vetri riportava

del mare

in pianto

gemiti e parole



e torno a udire in note quella voce

la stessa che mi disse



-aspetta Amore-



sommessa sussurrarmi e con dolcezza



-nel subentrare d'ogni Primavera

ritroverai nei fiori il mio sorriso

nel raggio della luna una carezza

ed il mio bacio segnerà l'autunno

nel tremolare lieve del lampione



Adelaide Cantafio



::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::

giovedì 18 giugno 2009

Romantica e Famelica

Vagheggio una quiete educata,

una passerella su cui venir celebrata.

Esproprio d’egocentrismo,

a prova di bacio.

Ape regina senza fisso alveare,

eleggo, come rappresentante, il mare.

Transitoria sentinella,

ti ustioni in una girella.

Evidenzio un background inascoltato,

per un servigio di certo non mancato.

Stordita da rivoluzioni non teorizzate,

smisto vesti, oramai fossilizzate.

Priva di permesso di villeggiatura,

una millanteria in cerca di cura,

rastrello rappresaglie,

danzo su faglie.

Tumulto articolato da una tattica al plurale,

fiore del male,

opera della tua mano,

guizzo che, ora, è lontano.

Intermediaria di una fine,

postulato di un sentire comune contrario.

Crocifissa a maggio.

Risorta a giugno.

A mie spese,

pago un’attesa non frequentata.

La fiducia nell’eternità,

tradita dal presente.

Un background che avanza sul mio corpo.

Pesa sul cuore dei passanti,

passeggeri d'istinti.

Con un mutuo da estinguere,

sfuggo alla morale dell’espiare;

noleggio un imbianchino

per una stanza color arcobaleno

e una discesa nella carne rossa,

rallegrata dal mio essere ambita dalla piazza.

Bruciata da una vendetta premeditata,

che, accanto a te, si fa sbalorditivo istante di tregua.

::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

martedì 16 giugno 2009

Orizzonti - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)



 

Orizzonti

Mi copriva come un sudario, 
un disperato senso di solitudine. 
Bagliori di sguardi, tinti da nero lucido, 
fotografico, un'ombra lunga, un sospiro nel silenzio.

Mentre come velo da sposa 
una nube adombrava il volto della luna, 
nascondendo, ancora una volta, 
il mio tranquillo mare della speranza.

E’ stato un vento
che inumidisce gli occhi,
a spingermi nell’unica oasi. 
Un naufragio verso nuova terra. 

Come stordito da quella improvvisa bellezza,
ubriaco di cielo degli occhi
riemergevo dallo Stige,
mi aggrappavo all'angelo con ali di carta.

 

Dove dipingere fantasie, all'ombra della luna, 
un sogno mi ha svegliato dal crepuscolo. 
Sfiorando l'aria del tuo respiro, imbottigliandola 
per farla invecchiare, sorseggiandola poi lentamente.


L’azzurro dei tuoi occhi
è il mio mare della tranquillità.



Michelangelo Cervellera (Giondalar)  ©- 16 giugno 2009

::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::

giovedì 11 giugno 2009

Polvere - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

Polvere

 

Inciderò segni di luce

come fuoco su ali corvine

abbagliando tenebre

di terre morte.


Claudicando, oppresso e curvo

cercherò pieghe di terra libera,

e lì mi nutrirò

al seno dell’incanto del vento.


Libero da maschere grottesche

di esseri mendaci,

sorriderò ai venti d’inverno,

che tagliano arsi pensieri.


Cucirò lembi di sogno a primavera,

scarterò nudi falsi re, ipocriti,

offrirò reti al mare d’estate,

per liberare uomini di poco conto.


Soffio con l’ultimo

refolo d’autunno

a innalzar foglie secche:


polvere di speranza.



Michelangelo Cervellera (Giondalar)  ©- 11 giugno 2009