giovedì 21 maggio 2009

A proposito di immigrazione...

1912 Congresso degli Stati Uniti - Rapporto sugli immigrati italiani

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi o petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi al le frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare fra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali. Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione ”.

Per caso, ma solo per caso, vi viene in mente a qualcosa di attuale che accade nel nostro paese che possa somigliare a questo rapporto?

Michelangelo Cervellera

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martedì 19 maggio 2009

Logos IV (ritorno ad Itaca) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)



                              Logos IV (ritorno ad Itaca)

Lancio la mente oltre il confine
cercando un vento nuovo
che danzi schiumando
nelle pallide dune
colpite dall’eterno buio
del senso perduto (o mai avuto).

 

Cascate d’indosincrasia
travolgono il lume della ragione
fertilizzando vacuità mentali
sintetizzando demenza e odio
generando l’orgasmo
nel dare dolore.

 

Ascolto il vaporoso vento
cantare con voce di sirene
ammaliando naufraghi della vita
che si credono eroi.

 

Mi chino a proteggere il fiore
sperando che un pittore sordo
dipinga il vento
che impollini la coscienza.

 

Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - 19 maggio 2009

lunedì 18 maggio 2009

Un Giudice (Fabrizio de Andrè)


Dedicato a chi propone leggi con il livore e l'odio

di chi si sente inferiore a causa della bassa statura,

senza peraltro averne nessuna compensazione.

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Parole d'amore amare - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)



 

Parole d'amore amare

Mi genufletto mio malgrado,

su aguzze pietre di strade che

portano al nulla graffiandomi le carni,

non per pregare,

avrei scelto ombrosi sentieri

coperti di muschio e foglie d’autunno.


E' un carico senza gloria

che m’impedisce d’inarcare la schiena

e sollevare gli occhi al cielo

punteggiato di lacrime e sangue,

urlante dolore e disperazione,

invece che di stelle e del loro vento.


Frenesia di gretto potere,

dove le parole non generano

sospiri di dolcezza,

ma s’infrangono in leggi

di uomini meschini

o miseramente dettate

da dei o profeti.


S’infrangono

come onda sugli scogli,

dove i gabbiani

diventano avvoltoi,

per afferrar la vita

in nome e nel nome

di un macilento onore,

di empia virilità,

lasciando posto

al dolore ed al silenzio

di voci che profumavano di donna.


Michelangelo Cervellera (Giondalar) ©- 18 maggio 2009


domenica 17 maggio 2009

Mio padre (Marta Niero)

papa

Non lo è chi

con stanche callose carezze

distratto saluta il figlio,

cucciolo addormentato,

che solo grande conoscerà.

Non lo è chi,

piegato dalla vita,

soccorre un se stesso

agonizzante dai debiti.

Ma mio padre canta, sempre

a dispetto di chi

lo vorrebbe schiacciato.

Ma mio padre legge, sempre

anche il fustino del dash.

Sì mio padre è UOMO LIBERO.



Marta Niero



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sabato 16 maggio 2009

Lettera ai figli


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Perchè si muore prima della sera (Adelaide Cantafio)

perche si miore prima della sera

Cullami ancora

mi sembra troppo grande questa

Notte

il buio troppo fitto e senza suoni

e cerco come un tempo la tua

Mano

che batta sulla spalla ad intervalli

per instillarmi forza alle paure

cerco la morbidezza del tuo petto

il porto sempre sacro ai miei pensieri

su cui posare il capo che ora è stanco

fingendo nel silenzio di dormire

e mentre m' asciugo il pianto

ad occhi chiusi segno la tua fronte

un arco senza piega

immune dal tempo e dalla morte illeso

il volto sereno

con il sorriso noto sulle labbra

che muovi lente come per parlare

e la tua mano tesa

ancora pronta sempre a carezzare

e a infondere di nuovo il suo tepore

ma cade il sonno

il sogno si frantuma

e ancora mi domando

come ieri

Padre...

perchè si muore prima della sera?

Adelaide Cantafio

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