domenica 29 dicembre 2024

I bimbi

 



I Bimbi



Un abbraccio dai genitori

che protegge il figlio

dai mille pensieri,

pronti a crescere

e vivere quello che serve

nella vita di tutti i giorni.


Nicole Cervellera - //Aly\\



Nicole ha scritto questa poesia all'età di 9 anni.

mercoledì 25 dicembre 2024

Venere (24 dicembre 2024) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 





Venere (24 dicembre 2024)


Perché Cometa a me non basti?

C'è Venere stasera a illuminar i fasti,

tracce di bambino si son desti.


    Michelangelo Cervellera ©– 24 dicembre 2024

    Nota: Stasera 24 dicembre 2024, Venera brilla nel cielo di luce splendente


martedì 24 dicembre 2024

Del mar e della terra naufraghi - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)




 


Del mar e della terra naufraghi


E del mar le onde leccar le ossa,

della terra ritirar il corpo nella fossa,

e del vento lacerar lacrima commossa


crisantemi sussurran ai non ti scordar di me.



Michelangelo Cervellera © - dicembre 2024


Questo testo si riferisce ai morti in mare e in terra di persone disperate, affamate, abbandonate, vittime di violenze.


sabato 21 dicembre 2024

Ormeggio: tra schiuma e quiete - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)





 



Ormeggio: tra schiuma e quiete



Assorbo

il tempo della tua venuta,

dove prima c'era mare in tempesta,

color del vino, e il mio cuore nomade,

migrava in balia nella schiuma delle onde,

ora s'immerge nel mare delle tue emozioni, 

e in questo tuo vento, che ammaina lento le vele, 

la mia anima, stanca del vagare, 

trova ormeggio e s'acquieta nel tuo porto.

Rimane appeso all'Est, il calore dei tuoi sguardi 

di brace, infiammando il vento di levante,

che carezza il corpo con note di ninna nanna,

raccolgo all'alba gocce di dolce passione,

come ape che del nettare si nutre.



Michelangelo Cervellera © - dicembre 2024


venerdì 20 dicembre 2024

Cosa resta? - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 




Cosa resta?


Delle membra spogliate dal tronco,

sparse come foglie secche

a nutrire la festa nei templi,

della patria, della fede, dell'odio?

Dei silenziosi corpi che giacciono

come alghe smosse dalla corrente

nella profondità dell'oblio,dove

le conchiglie hanno chiuso gli occhi?

Dei svaniti sorrisi come nebbia al mattino,

delle lacrime, rugiada sui fiori appassiti,

assorbite dal vento delle bombe?

Solo sangue polverizzato, specchio

infranto di umanità perduta,

che con delirio avete versato.



Michelangelo Cervellera © – dicembre 2024




mercoledì 18 dicembre 2024

Vento - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)




 

Vento


Sussulta la rosa,

come il cuore freme,

a indicare il maestrale,

intanto l'orchestra pulsa,

scegliere tra il senso che guida,

o i sospiri che vibrano,

portare un quieto soffio, oppure turbamenti ,

ed echi di vita vissuta o presente,

come un aquilone al vento si libra leggero,

infine navigare nelle rotte dei sensi, spesso incoscienti.



Michelangelo Cervellera © – dicembre 2024


Questo testo prova a esplorare la tensione tra la ragione ('il senso che guida') e l'emozione ('sospiri che vibrano')


Nota: La rosa è la rosa dei venti, nel terzo verso il “senso" è la direzione del vento che la rosa indica, nell'ultimo verso i “sensi” sono le emozioni.


martedì 17 dicembre 2024

L'incanto e l'affanno - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)






 


L'incanto e l'affanno


Nei miei passi che sferragliando ho fatto,
mi ritrovo ad esser ultimo e un po' contratto.
Gli amici miei sono partiti, ad aspettare
alle mense imbandite di dolci e canditi.

Spalancati gli occhi sul mondo d'occidente
sogni che trovano bocche aperte abilmente.
Impettito è il volto, con abito di righe di velluto,
burbero, un po' serio, ma anche compiaciuto.

Luci che brillano più del sole a illuminar la sera,
dolce l'attesa, come d'estate a sognar la capinera.
Sfoggian le mostre, fastosi ornamenti,
gemme di vetro e sete, cari elementi.

E l'eco dei passanti, come popolo invasor,
volti assorti riflette, sospiri d'affanno al cuor.
Un'effigie sublime, di ansia regnante,
m'anche di magia, leggera come aliante.

Ed è un vento di Ponente che soffia leggero,
e il mar sospinge l'emozion fatta veliero.
Un muto eloquio, che l'anima comprende,
un dono di letizia, che il cuore accende.


Un testo più "leggero" rispetto a molti altri, la prima strofa si riferisce al mese di dicembre, altre alle vetrine dei negozi.

Michelangelo Cervellera ©- dicembre 2024



domenica 15 dicembre 2024

Oltre le parole - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)





Oltre le parole


Non sono avvezzo a scrivere d'amore,
anche se lo pratico con i diseredati,
tra gli scherni di lobotomizzati,
guidati da canaglie che li fan da pastore.

Non sono avvezzo a scrivere d'amore,
veder chi soffre mi provoca tormento,
foglie amputate, e non si leva un lamento,
eppur c'è gente che del loro male fa un distillatore.

Non sono avvezzo a scrivere d'amore,
trovar animali abbandonati alla strada,
a veder luce di stelle che piano si dirada,
di chi li abbandona rimarrà solo il fetore.

Non sono avvezzo a scrivere d'amore,
nei tuoi azzurri occhi ho ritrovato la vita,
come acqua che nel mar si getta e poi accudita,
un abbraccio, due passi, a trovar cespugli di more.


Michelangelo Cervellera ©– dicembre 2024


 

giovedì 12 dicembre 2024

Ribelle (Genesi) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 


Ribelle (Genesi)


Forte l'impeto prendeva possesso
del mio cuore, come artigli di furore,
fino a scoppiar di dolore
quasi da morire.

Nel profondo di ogni silenzio,
piangevo lacrime di sdegno,
contro i vostri orrori e disonori,
il senno avete perduto, o mai avuto,
il mondo mio è un oscuro eterno.

Ero poco più che fanciullo,
e il mondo mi pareva d'ombra
e tutto mi sembrava senza senso,
tanto da considerare la rivolta
gemella del mio vivere. La svolta.


Mi perdevo fra la nebbia della mente,
tra le parole e volti della gente,
nel silenzio di ogni fragore,
nell'angoscia che avevo nel cuore.


Nella furia della luce, un sole nella notte
ho sfidato la tempesta,
come foglia che rinasce,
trovai la mia dimora, un cuore che batte.

Cambiò così il mio pensare,
e dove prima c'era il silenzio,
il non saper cosa fare,
ora nel cuore mio abita il senso.

Rinacqui così, in un giorno che muore
e il sole era al punto più alto,
tra cuori nuovi e caldi sorrisi,
è così la vita mia ha trovato valore.


Michelangelo Cervellera © (dicembre 2024)

martedì 10 dicembre 2024

Ribelli - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)





 

Ribelli

Vai, ribelle,

libera un po’ di terra

ricreala per noi

laddove la guerra

la spegni con la pioggia.

Sarà la fine dei carnefici?

Troveremo alberi,

in riva al fiume e

cascate d'acqua fresca?

Cerca tra i rami frutti

freschi e giovani nidi,

perché si possa rifiorire,

che ci sia nuova speranza.



Michelangelo Cervellera - dicembre 2024

venerdì 6 dicembre 2024

Mutazione, l'eclisse







Mutazione, l'eclisse



È giunta la tua metamorfosi,
nel giorno del tuo genetliaco,
acide e deformi le tue parole,
il dono di Natale, non è idilliaco.

Effimera è sembrata la strada percorsa,
bagliori d'amore nel claudicante cammino,
nell'impervia strada vana la cieca rincorsa,
a riempir gli spazi, a cercar il cuore di bambino.

Cascate di ricordi di immemori anni,
vellutati momenti sgualciti da sguardi,
immobili nella sera, l'anima, teca di affanni,
luminosa da ceri senza messa e senza luna.

Oh luna, amica mia, perché non sorgi?
Portami tecum nel mar tuo tranquillo.

É tardi per il suono delle campane,
nell'anima suona la condanna,
che serve pregare a ritornare,
se il silenzio come muro, ora m'affanna?


Picchia ancor profonda e audace la speranza,
di trovar affezione, ma non un'obbligata scelta.
Non vorrei lasciar l'angolo spinoso,
seppur stretto che mi hai donato,
con l'illusione d'essere cullato.

Non si schiude una rosa
con la rugiada del mattino,
arido il terreno che l'accoglie,
ciglia d'erba indicano il destino.

Oh Figlio l'abbandon tuo ti libera,
altra dimora troverà il tuo cuore.

Ti parlo, non importa se non m'ascolti,
ti scrivo, per entrar nelle tue labbra spente,
del tuo volto ancor difendo lo sguardo,
non importa se indifferente.

Se deserto troverai nelle strade,
e ti sembrerà inutil la vita,
fammi entrare nel tuo cuore,
non chiedo contropartita.




Michelangelo Cervellera © – dicembre 2024



mercoledì 4 dicembre 2024

Natale a Gaza - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)




 

Natale a Gaza




Con il sacco colmo di sogni e di neve,
scese a Gaza, dove lo sterminio infuria.
Attese i bimbi, i loro occhi lucenti, ma
trovò macerie e il silenzio una rotta arteria.


Le vie, un tempo affollate da risate e giochi,
ora sono solchi tracciati da bombe e morte.
Altalene spezzate, come arti mutilati,
e carrelli abbandonati, senza più sorte.

Un'ombra si avvicina, un sussurro leggero:
"Babbo Natale, perché sei così triste?”
Un bambino fantasma, con gli occhi di vetro,
gli mostra penoso, la città delle cripte.

"Eravamo felici, prima che la guerra arrivasse,
su queste altalene, a guardar i noviluni.”
"ora siamo solo polvere, che il vento disperde."
e i nostri sogni sono sepolti in fosse comuni.”

Babbo Natale, stringe a sé il fantasma,
"Non vi dimenticherò," sussurra, "mai,"
riporterò gli stessi doni che han fatto questo,
ai potenti della morte gaudenti, ai guerrafondai.

Non toccheranno i cuori puri, i sogni innocenti,
né chi lotta per la pace, contro le violenze.
li regalerò agli Erode della Terra
a chi li ha usati per spegner le coscienze.

Sarà Natale tutti i giorni, in tutto il mondo,
per gli Erode e i loro fanatici schiavi.


Michelangelo Cervellera ©- novembre 2024

lunedì 2 dicembre 2024

Naufragio della speranza (che fare?)

 

Naufragio della speranza (che fare?)



Il vuoto mi avvolge, un manto di nebbia,
copro gli occhi lucidi con mani tremanti.
Un'ombra oscura danza nel mio cuore,
lacerando ferite, vecchie cicatrici in oblio.
Il nulla mi inghiotte, un abisso profondo,
dove il silenzio regna, sovrano e assordante.

Il massiccio portale di legno, incrostato
di antiche sculture, si richiuse con un
boato sordo che tuonò nelle mie orecchie.
Le pesanti catene di ferro, avvolsero la
portafranca, sigillando il mio destino.

Il silenzio come martello forte e spietato,
picchiò sull'incudine tra l'anima e il cuore,
non ci furono scintille, solo muto clangore,
ombre si allungavano, compagne di tristezza,
danzando velate nella notte ad oscurar la luna.

Stride Il ponte levatoio un cupo lamento metallico,
la terra scivola dolce nell'acqua, a diventar fango,
ho visto un vecchio senza volto arrancare stanco,
a cercar l'appiglio nel deserto vetrificato, spezzato.

Cammino solo e incerto, un passo, un'orma,
cancella il vento, l'ultimo refolo di speranza.
Specchi di legno abbagliati dal freddo sole,
nessuna luce, per non riflettere il presente.



I figli possono essere crudeli a volte, molto crudeli
Michelangelo Cervellera ©- novembre 2024 - revisione di un testo scritto molto tempo fa, ma da qualche giorno tornato attuale

venerdì 29 novembre 2024

Vita

 

Vita



Accostarsi,
in
tempo sospeso,
a
uno sguardo che sfuma.

Ombra di gesti,
danza nervosa del corpo,
riso dolceamaro,
tempo che scorre lento.

Ricordi di risate,
occhi scintillanti al sole,
mani piccole che stringono le mie.
Un battito d'ali leggero,
un profumo di vaniglia e sogni.

Un tempo
dove il tempo non esisteva,
dove l'anima danzava libera.

E poi, il silenzio,
il sapore amaro della nostalgia.

E il tempo, crudele maestro,
ha tolto il cielo dai miei giorni.

Ma nella profondità,
un germoglio di speranza,
un girasole di luce.

Ancestrale lamento,
in un giardino di memorie,
con garofani
e non ti scordar di me
dove ha fiorito il dolore.

In questo giardino,
dove il tempo si increspa,
e le ombre danzano
su ricordi acerbi,
imparerò
a rifiorire, a crescere, a sperare.

Perché la vita,
come un fiume in piena,
porta via tutto,
ma lascia sempre qualcosa.

E quel qualcosa,
è l'amore che mi lega
sempre a quel bambino cresciuto.

Michelangelo Cervellera ©– novembre 2024

giovedì 28 novembre 2024

illusione (haiku)

 




 

illusione (haiku)



mesto dolore

piaghe dalle risate -


gravida l'aria


Michelangelo Cervellera © - novembre 2025 

mercoledì 27 novembre 2024

I Don Chisciotte (il lungo '68) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)




I Don Chisciotte (il lungo '68)



Si trovano i Don Chisciotte,
Un coro potente di voci, un sogno.
Infiammava il cuore, ora cenere.
Sotto i piedi, un ricordo che brucia.

Dalle piazze illuminate da sorrisi,
Alle strade fumose di petardi.
Lanciati da chi i sorrisi non voleva
Rimandati a essicar le loro ombre.

Acre l’odor che offende l’olfatto -
Un palcoscenico.
Le maschere s’indossa.
Brucia gli occhi l’alito pestifero.
Ma con la mente scorgiamo libertà.

Mulini a vento, macchiati di rosso sangue,
Testimoni muti di un sogno calpestato.
Vogliono sbarrar l’onesta via.
Cavalcano i Don Chisciotte, con la bilancia in mano.

Dalle porte, farine di rabbia e semi di odio,
Che non sbocciano in pagnotte profumate.
Di Ronzinante la coda, spazza la mescola malvagia.
Noi, partecipi di un sogno,
In viaggio a parlar di luce per un mondo migliore.

Diritti conquistati, ora sabbia al vento.
Scivolano via tra le dita, un gemito.
Il passato ci guarda e ci insegna,
Ma il futuro è un campo da coltivare,
E il sogno, fiamma viva, illumini il mondo.

Non siamo soli, la storia è maestra.
Per chi sa capire e leggere le pene.
L’idea di uguaglianza è un seme eterno.
Dove ogni voce abbia valore
e la bellezza possa sbocciare.

E i Don Chisciotte, poeti di sogni,
A inseguir l'orizzonte e respirar l'infinito.

Michelangelo Cervellera – novembre -2024






martedì 26 novembre 2024

Al "Bej fioeu" - l'Osvaldo (il lungo '68) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)


Nota dell'autore

Su questa strada, dove il tempo era pieno di umanità, un'eco lontana del passato mi chiama.
A sinistra, l'eco di un amore lontano, a destra, vetrine spente e un silenzio cupo, mentre cerco tracce di un tempo che fu mio.

Ma prima di ora……



 

Al "Bej fioeu" - l'Osvaldo (il lungo '68)



Una strada, un mondo.
A sinistra, l’eco del cortile
della scuola delle suore,
dove avevo un amore
e l'incrocio con "barbon strit".

A destra, il vociare allegro dei negozi.
Formaggio, salumi, pane, tabacco:
un tripudio di profumi e sapori.
Ricordi di mamme che chiacchieravano,
liste della spesa e un mondo più lento.

e conti da pagare a fine mese.

"Quante volte sono entrato qui da bambino, con mia madre, l'odore del pane fresco... “

Un social(e) vero, gli imbecilli e
mentitori erano palesi.

Un po' più avanti il bar dell'Osvaldo
il "Bej Fioeu", ricordi di risate e di
fasci che ci cercavano e poi scappavano,
inseguiti anche dalle risate della gente.

L'Osvaldo, un riflesso dell'anima inebriata,
ci accoglieva con occhiatacce e sorrisi,
ascoltava i nostri sogni, le nostre pene,
miracoli del vino, e noi, sospesi,
tra risate e paure, vivevamo il presente.

"Osvaldo... mi sembra di sentirti ancora qui, dietro al bancone, con quel tuo sorriso ironico.“

Andando al lavoro, vidi i miei amici,
fantasmi di una notte, uscire dalla
cantina umida dell'Osvaldo,
con gli occhi lucidi e i passi incerti.

E mentre cammino, la strada mi parla,
di risate e di sogni, di amori e di pene.
IL "Bej Fioeu", non c'è più, i ricordi
sempre e intanto mando un bacio al cielo.

Alzo il calice a quei giorni, al vecchio bar,
al mio cuore che ancora sussurra il suo nome.
Un brindisi ai sogni, alle risate, all'amicizia
che ancor continua, a un'epoca che non tornerà più.

 

Michelangelo Cervellera (Giondalar) – novembre 2024

lunedì 25 novembre 2024

Figlio





Figlio



Io non so se ricordi

l'amore 

che ho avuto per te,

ecco, ne vorrei indietro un po'.


Ma tu non ricordi.




Michelangelo Cervellera (Giondalar) - novembre 2024


...E così sia - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)




 

...E così sia


Tra crepe di cemento 

si era trovata,

un fiore fragile, 

tenace e puro.

Ha visto l'ombra, 

conosciuto il buio,

sotto la  pioggia 

ora danza leggera.

Frammenti di sé, 

ricuciti nel tempo,

come un mosaico 

di dolore e sogni.

Ha attraversato 

fiumi in tempesta,

ora un maquillage 

a ritrovar bellezza.

Porta le cicatrici 

dell'odio d'amore,

in arabeschi 

delicati trasformate,

splendenti come stelle 

a illuminar

il suo cammino 

non più incerto.

Ora piuma leggera, 

libera nel vento,

un'anima guerriera, 

un cuore contento.

Ha trasformato 

il dolore in canto,

e trovar la vita 

in ogni cosa. 


Michelangelo Cervellera © - novembre 2024 

venerdì 22 novembre 2024

Yin e Yang, l'opposto composto (Gemina) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)




 

Yin e Yang, l'opposto composto (Gemina)


Nel fluire di pensieri ed emozioni,

due spiriti danzano leggeri,

germogliati tra luce e ombra,

in un sempre eterno divenire.


Uno sogna agile, sempre a volare,

l'altro terreno, a creare.

Logos come lava incandescente

brucia certezze, foggia bivi indefiniti.


Come yin e yang divisi, ma sempre interi,

come aria nel vagar dell'anima,

fiorisco brezza o porto tempesta,

disegno bianche nuvole o nembi oscuri


Come albero affondo radici nella terra,

mi nutro di pioggia, di cadute foglie, di luce,

muto con le stagioni, mi piego al vento,

alzo i rami al cielo, come preghiera.


In una infinita ricerca, senza mai stancarmi,

percorro i bivi per cercar me stesso,

ogni passo un viaggio verso la meta,

per poi scoprir che la meta è il viaggio.


Mentre curioso vago, tra cielo e terra,

un pensiero si forma nella mente,

Io sono l'aria che libera veleggia,

e la radice profonda e crescente.


Io So, che più aria che terra sono,

con la pioggia dei sogni nutro radici,

cavalco nuvole a formar trasparente

nebbia a velar alberi con scudi gentili.


La libertà di Essere è il bisogno di EsserCI




Michelangelo Cervellera (Giondalar) © – novembre 2024


giovedì 21 novembre 2024

E il cielo mi colpì (il lungo '68) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 




E il cielo mi colpì (il lungo '68)


M'illuminò il cielo

con un soffio

di purezza

rosso cinabro,

delle infinite figure,

di grazia, di paradisi,

di melodie di voci,

immortali,

giovani i volti tra gioia

e sorrisi, ognuno un mondo,

insieme, un'anima ribelle,

un mosaico di sogni da comporre,

campi di bianchi gigli.

Un impietoso fango avanza,

a inghiottir la bellezza,

miasmi d'odore acre di fumo

che brucia gli occhi,

e gocce di limone

a riparar gli sguardi,

tra alti toni di speranze

e caroselli di abiezione,

correvamo a proteggere il filo

dell'aquilone delle speranze,

per conquistare il cielo.



Michelangelo Cervellera © - novembre 2024