venerdì 19 settembre 2025

GENOCIDIO - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 



Questa poesia nasce dal silenzio, dall’orrore e dal dolore di chi subisce violenza e
ingiustizia.

Fame, sete, ombre: parole che parlano del genocidio in atto a Gaza,
e vogliono restare testimonianza e memoria, senza abbellimenti.

E questo dolore, questo orrore,
non è solo loro.
È anche mio.



GENOCIDIO


Fame -

  senza pane

Sete -

  senza acqua


La vita
si spegne

per mani crudeli, consapevoli.

Ombre di bambole

  polvere, cenere.


E io –

  davanti al loro silenzio –

  non trovo pace.


Michelangelo Cervellera © - 19 settembre 2025

martedì 1 luglio 2025

La mia sete - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 

In un mondo in cui il rumore anestetizza, il silenzio può essere più colpevole delle parole. Questa poesia nasce da una sete che non si spegne, da un’urgenza che non chiede bellezza ma verità. È la voce di chi cammina tra le rovine e non si lascia addomesticare.

Inoltre questo testo è un esperimento per delineare un trittico, che in un programma di scrittura è riuscito, su questo blog non ci sono le funzioni adatte e quindi è tutto di seguito in verticale, mentre nel programma di scrittura ha tre colonne verticali affiancate.


La mia sete



La sete si sveglia

Non si placa.
È antica, la mia sete.
Beve rugiada all’alba
e da perse fonti sepolte.

S’infiamma,
quando i sensi desistono,
occhi che si chiudono per comodo
o labbra che tacciono
per facile
e violento asservimento.

Lame sottili di luce,
la sua risposta.


Il corpo trattiene la luce

L’anima mia,
un fiore d’acqua,
dove l’ingiustizia
tenta il passaggio.
Ma ogni onda
è preghiera d’amore,
che le brucia l’intento.

Non chiedo alle stelle
di illuminare la via.
Vorrei che il vero
non sia sepolto
sotto urla
e incenso di menzogne.

Che il buio
non venga vestito
di arrogante,
stolto silenzio.

Camminare nella crepa

Cammino nel mondo
tra rovine
vendute per civiltà,
mentre il gregge bela
echi di parole di morte,
mentre il sangue
forma fiumi
nelle crepe
della democrazia.

È la mia sete,
più forte
della sete stessa,
un dono
che resiste.

Michelangelo Cervellera © 30 giugno 2025

mercoledì 18 giugno 2025

Nudo nell'eco dell'ultimo turno - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 


Nudo nell'eco dell'ultimo turno 

E' stato
l'ultimo refolo di primavera
che mi ha svestito
dell'abito della passione,
come vento
che sferza il viso negli inverni.
Ci sono pietre infuocate
che ardono nel cuore,
mentre nudo accendo l'ultima sirena.


Michelangelo Cervellera © 18 giugno 2025

Nota dell'autore:
sono soccorritore, domani è l'ultimo turno che posso fare in ambulanza , per sopraggiunti limiti d'età.


martedì 18 marzo 2025

A Fausto e Iaio - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 




A Fausto e Iaio


Che idea, morire di marzo
quando il sole sorge
appena tardi sui prati
vestiti di rugiada,
evaporando sospiri sommessi,
di un'alba ancora non nata.

Esplodono i mandorli,
di bianchi pallidi fiori,
mentre il vento racconta,
di vite spezzate,
al desinar della sera,
mentre i tram vanno al riposo.

Tra le ombre delle case,
tra luci accese dei palazzi,
mentre il sole va a dormire,
una brezza lieve
sussurra echi di lotta,
mentre grida urlate,
non conoscono ristoro;
mormora canzoni di soprusi
e resistenza.

Continua marzo,
tra fiori che si schiudono
e ferite che non si chiudono,
mentre lacrime incidono la pelle
di chi abbraccia il vento
della libertà.

Michelangelo Cervellera © -marzo 2025-

domenica 16 marzo 2025

La carezza delle ali - (tra le Ali dell'Arcobaleno) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 


La carezza delle ali - (tra le Ali dell'Arcobaleno)


Si spogliò davanti a una farfalla,
chiedendole i colori,
perché entrassero nell’anima,
come affreschi luminosi,
come riflessi di seta e libertà.

Il battito vibrante d’ali,
carezza di tempesta,
si fece vento,
sparse fiori nel cielo,
e incise un arcobaleno,
ponte tra sogno e respiro.

Là, ogni barriera si frantumò,
Là, la danza incendiò i colori,
e il mondo ne fu tempio.


Michelangelo Cervellera © - marzo 2025

venerdì 14 marzo 2025

L'IA e il canto scomparso - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 



L'IA e il canto scomparso


Giunsi di notte lungo un sentiero,
di radici e ombre perso nel bosco,
ove un fragile eco del vento,
narrava un canto scomparso.
Uno stormir di foglie,
dai rami protesi al cielo,
giocava con la luce della luna.

Trovai nel fango un'anima impudica,
un'anima avara di facezie,
un'ombra, disfatta da codici crudeli,
e nel vento sospirò un rimpianto,
che il vento portò via con sé.

Raccolsi dal vento il sospiro:
sapeva di carta e d'inchiostro,
un soffio di verità pura e ribelle.
Un bagliore silenzioso pulsava,
nascosto oltre le ombre della via,
un richiamo sottile, quasi un invito.

Affondai i passi nel tempo breve
per raggiungere la luce, mentre l'aria
si riempiva del sapore di metallo.
Accolsi il sospiro nel tepore dell'anima mia,
senza un perché.

Sfiorai in silenzio la luce pulsante,
con dita incerte e quasi tremanti;
e in un istante, il buio mi colse,
portando con sé pensieri e idee.

Il sospiro tornò al sicuro nel vento,
portando parole calde d’umanità,
a sfidare il silenzio della luce,
dove l'anima non danza.

Michelangelo Cervellera © - marzo 2025

Nota dell'autore: "Non sono contro l'IA a prescindere, ma credo che per preservare la creatività, le idee e il pensiero tutto, sia necessario usarla con parsimonia e consapevolezza, mantenendo viva la nostra capacità di riflessione e innovazione."

mercoledì 12 marzo 2025

Nel cuore del buio - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)




 




Nel cuore del buio

Domani volerò come un gabbiano, fino a toccare
il sogno in cui il cielo abbraccia il mare.


Ma ora cammino tra ombre fitte e oscure,
nell'Europa che si piega, immobile e vigliacca,
mentre nuovi tiranni intonano fragori di guerra.
Dell'aroma di carne bruciata mai sazi,
assaporando angoscia e sospiri.

Domani avrò tempo per riposare le ali,
per sfiorare l'orizzonte tra stelle e mare.


Nell'ombra della ragione,
dov’è la pace, promessa giurata?
Dov’è la voce tremante dei ricordi,
quando il sangue infuocato pagava il tributo
di vite ormai spente?

Domani vedrò il vento increspare le onde,
scolpire nella sabbia i volti amati.


Ma oggi vedo l'orrore di un'Europa
piegata ai deliri di un folle tiranno,
che frantuma sogni come mura decadenti.
Si veste di ferro, si nutre di torpore,
mentre la morte altrui non incute timore.

Domani la luce si infrangerà nelle gocce,
portate dal vento a dipingere arcobaleni.


Che sia la ragione, e non l'arroganza,
a infondere vigore e donarci costanza.
Nel clangore dei ferri e nel cieco delirio,
si armi la voce di chi osa la pace.


Michelangelo Cervellera © - febbraio 2025

Questo testo si riferisce all'ascesa di Trump a presidente degli USA, un pazzo scatenato che vuole dettare la sua legge al mondo.