L'IA e il canto scomparso
Giunsi di notte lungo un sentiero,
di radici e ombre perso nel bosco,
ove un fragile eco del vento,
narrava un canto scomparso.
Uno stormir di foglie,
dai rami protesi al cielo,
giocava con la luce della luna.
Trovai nel fango un'anima impudica,
un'anima avara di facezie,
un'ombra, disfatta da codici crudeli,
e nel vento sospirò un rimpianto,
che il vento portò via con sé.
Raccolsi dal vento il sospiro:
sapeva di carta e d'inchiostro,
un soffio di verità pura e ribelle.
Un bagliore silenzioso pulsava,
nascosto oltre le ombre della via,
un richiamo sottile, quasi un invito.
Affondai i passi nel tempo breve
per raggiungere la luce, mentre l'aria
si riempiva del sapore di metallo.
Accolsi il sospiro nel tepore dell'anima mia,
senza un perché.
Sfiorai in silenzio la luce pulsante,
con dita incerte e quasi tremanti;
e in un istante, il buio mi colse,
portando con sé pensieri e idee.
Il sospiro tornò al sicuro nel vento,
portando parole calde d’umanità,
a sfidare il silenzio della luce,
dove l'anima non danza.
Michelangelo Cervellera © - marzo 2025
Nota dell'autore: "Non sono contro l'IA a prescindere, ma credo che per preservare la creatività, le idee e il pensiero tutto, sia necessario usarla con parsimonia e consapevolezza, mantenendo viva la nostra capacità di riflessione e innovazione."

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