l’antinomia elemosinò l’inverso dell’inverso.
In quarantena,
senza epidemie contagiose,
rigenerò sulla sua pelle
il suo profumo:
acqua marina.
Incendiò l’inceneritore di frammenti di detriti umani fossilizzati,
scavando tra le pieghe dell’avaro tempo.
La normalità,
analgesico,
contemporaneamente noia,
che istigava la migrazione da bocca a bocca,
per una selezione del personale accurata,
si è trasfigurata.
E accanto alla prevedibilità,
desiderosa di diventare imperturbabilità,
si è intromessa la precarietà dell’ambiguità.
::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::
