giovedì 29 gennaio 2009

Il terrorista inerme (NicoleRIO)

guerra_morte

Nella città tanto civile,

finalmente, alzò il pugno l’ultimo vile.

L’avanzo di galera,

sfugge alla condanna della sua sera.

Il contadino stanco,

della dignità si fa vanto.

L’immigrato che scarseggia di cittadinanza,

prova rabbia per la loro noncuranza.

Il ricercatore privo di alimenti,

giace col cervello in tanti frammenti.

Il sacerdote ha perso la voglia di castità,

chiede venia per la sua mediocrità.

L’operaio insorge contro l’automatismo,

infila un chiodo in quel meccanismo.

Volge lo sguardo alla laguna, l’artista,

e se ne infischia.

L’ubriaco,

festeggia l’addio al celibato.

Spreme il suo presente, il senzatetto,

questo è il suo difetto.

Soldato di regime inadempiente,

solo il presente non mente.

E’ nostra questa ostilità,

la pancia che brama di verità!

Assedio al flusso di informazioni,

non vogliamo più violazioni!

Catapulta sul preconcetto,

fuoco all’abietto!

Rimangono i diritti di ieri,

niente più doveri!

Le ultime possibili Rivoluzioni,

dialogo, senza più discussioni.

Infezione da lutto.

Valori in un bicchiere asciutto.

Nuovo cromosoma millantatore,

al politeama nasce un nuovo attore.

Il dittatore alza la voce,

finisce sulla croce.

Eredità di altra vita,

speranza non più avvizzita.

Attacco alla portantina,

il nuovo s’eleva dalla cantina.

Soccombe il potere costituito,

l’ordine è, ora, sostituito.

Serenata di mitraglia.

NicoleRIO

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::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

venerdì 23 gennaio 2009

L'ABBUFFATA

Al fuoco! Al fuoco!

Svegliatevi presto!

Come fate a continuare a dormire!

Accidenti a voi, è vero che non è molto che abito qui, ma non penso sia una cosa normale vedere del fuoco, eppoi, possibile che le luci non funzionino mai!

Chi si deve occupare di ciò!

Cosa c’è Decimo, perché urli tanto! Per la luce?

Mi han detto che prima o poi ci sarà, han detto di pazientare.

No, no non è per la luce, non vedi il fuoco? E’ proprio sopra me, a circa tre metri.

Ma va la Decimo, hai mangiato troppo prima di arrivare qui e magari anche bevuto, quello è si un fuoco,

il tuo fuoco…… fatuo.


è la prima volta che mi cimento in un racconto breve, ma ho scoperto che è divertente, spero apprezziate lo sforzo.
Michelangelo

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giovedì 22 gennaio 2009

LOGOS II (tempesta) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)



                              LOGOS II (tempesta)


ParoleLoquaci

danzano

nel sterile vento

fiocchi di parole,

non schiudono in conoscenza,

declinano nell’alito

della furia,

impetuosa,

scalpitante,

vertiginosa,


cieca.


Rivolta ciotoli di strada

dell’amore,

ombrosi.


Sparpaglia pagine

del libro dei sogni,

sfocate.


Nei dintorni

del tuo viso

come aureola

si stempera il furore,


è ancora amore.


Michelangelo Cervellera (Giondalar) © 22 gennaio 2009

lunedì 12 gennaio 2009

IL NUOVO INVERNO, ETERNO INFERNO (NicoleRIO)

Il sogno non si è sacrificato alla profana attualità,

ma tu prosciugami ancora con la tua antica beltà.

L’indovino ha predetto un futuro malato,

la leggenda è un soliloquio mancato.

La profezia non si è tramutata in storia,

ma un circolo di riso però ha fatto Gloria.



Quasi tutto sembrò cambiato

e nella stanza nessun progetto avvalorato!

I disegni di ieri, preda dello zoom, son sfuocati

e della confusione si son così avvelenati.

Segno indelebile tracciato col permanente,

soffiano gli anni di un’età troppo incipiente.



Non c’è nulla di eccitante,

in questo perpetuo tramonto tremolante.

Sofisma inutilmente dilungato,

profanazione di un sentimento ormai datato.

Un fiore dentro una clessidra d’acciaio,

tempo calcolato con le pagine di un vecchio diario.



Divieto di far piano,

scivolare in un vano.

Prima fila figlia di un equivoco:

grandine a senso univoco!

Sporcata di magenta che cade lieve dal palcoscenico:

tutto intorno l’arsenico!



Dei tarocchi l’eremita,

perché già morta in questa vita!

Il folclore della città:

sinonimo di apaticità,

contrario di un sentimento loquace,

un corpo messo alla brace.



Oppio del niente,

violentemente affidato alla mente.

Trova la chiave dell’equilibrio fra aridità

e creatività!

Febbre di vena,

è lì la grande pena!



Dal lago evapora spiazzamento,

condensa in un’onomatopea di lamento;

illusione di una sorpresa artefatta,

giocherellare a generare la più originale disfatta.

Un giro di ruota,

senza ruote di scorta.



L’attesa di un ritorno nella notte si è addormentata,

sotto il profilo però di una speranza che era appena nata.

Lontano, in silenzio, a guardare un soffitto che non sa di unione,

regalarsi di passaggio uno sguardo sornione.

Un verbo al passato remoto,

esplicante un vuoto sottovuoto.



Strofe di una lunga vita,

da un tumore colpita!

Solstizio di parola mancante,

silenzio martellante.

Bloccato come un appeso,

ma dove è il contrappeso?





A coprire quel ghiaccio assopito

in un inverno già da un po’ concepito,

polvere di bellezza,

cadaverica magrezza.

Rimane nel quadro una faccia inquietante,

che puoi fissare solo per un istante.



Nel corridoio incrociare sconosciuti sorridenti,

ritrovarsi col coltello fra i denti.

Altalena fra l’essere donna fatale

e donna mortale.

Tante risate,

con la colpa di esser solo assetate.



L’imbarazzo di ridere di cuore,

perché possa nevicare un po’ di rumore.

La pelle grida di sete di oneste aspettative

e di voglia di attraccare in altre rive.

Il profumo di mirra,

affoga nella birra.



Negazione di coppia affibbiata,

perché esiste solo una storia sbagliata!

Disertore al controllo dell’amore,

quello però fatto solo di clamore.

Avvinghiato da un lucchetto,

dov’è il luogo tanto interdetto?



Segno di terra,

non farmi la guerra!

Siamo anime in gabbia

con una bancarella piena di rabbia.

Guardarsi e non vedersi,

guadagnarsi e arrivedersi.



Avrai ancora il coraggio di meravigliarti,

ed io di sorprenderti?!

Ci incontreremo all'alba di un giorno d'inverno

sarà l'eterno nuovo inferno.

Ma tu non amarmi nel terreno,

amami nell'eterico!

NicoleRIO

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sabato 10 gennaio 2009

11 gennaio 1999 / 11 gennaio 2009

Fabrizio De Andrè



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lunedì 5 gennaio 2009

A GAZA (anno nuovo stessi morti) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

gaza




                                         A GAZA (anno nuovo stessi morti)


Evaporando nel libro del ricordo,

anima come oppio,

fumosa a volte,

evanescente sogno

mutilata al risveglio.

 

Prossimi all’elisir della pace,

mai domi,

per assaporar solo

del calice l’orlo.

 

Ebbro dell’alba nascente,

ecatombe di martiri per caso,

annego nelle parole.

 

Dagli scranni d’onore,

ora come circensi,

l’abbaiar dei coyote in festa

divora carcasse.

 

Nella terra di Canaan

l’unica promessa

è il sapore del sangue.


 

Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - 5 settembre 2009


venerdì 28 novembre 2008

Riflessioni di un nonno

Di guardia alle necropoli,

piovono trafitture gli aghi dei cipressi,

si confondono col mio affanno salato

e mi ridanno il valore della vita.

Soffio breve mi rincorre,

sabbia imbratta i miei passi,

ma Ugo mi aspetta,

io lo vezzeggio, passeggio con lui,

sgambetta, mi diverte;

stringo Davide al petto,

lo aspetto davanti alla scuola

e ciò mi consola,

mi danno ossigeno e scopo,

sono nuove scoperte per me

e sorvolo quella mia primavera

quando non c’erano questi rimpianti

ma tanti altri meno importanti.

Ugo Mastrogiovanni

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