martedì 17 dicembre 2024

L'incanto e l'affanno - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)






 


L'incanto e l'affanno


Nei miei passi che sferragliando ho fatto,
mi ritrovo ad esser ultimo e un po' contratto.
Gli amici miei sono partiti, ad aspettare
alle mense imbandite di dolci e canditi.

Spalancati gli occhi sul mondo d'occidente
sogni che trovano bocche aperte abilmente.
Impettito è il volto, con abito di righe di velluto,
burbero, un po' serio, ma anche compiaciuto.

Luci che brillano più del sole a illuminar la sera,
dolce l'attesa, come d'estate a sognar la capinera.
Sfoggian le mostre, fastosi ornamenti,
gemme di vetro e sete, cari elementi.

E l'eco dei passanti, come popolo invasor,
volti assorti riflette, sospiri d'affanno al cuor.
Un'effigie sublime, di ansia regnante,
m'anche di magia, leggera come aliante.

Ed è un vento di Ponente che soffia leggero,
e il mar sospinge l'emozion fatta veliero.
Un muto eloquio, che l'anima comprende,
un dono di letizia, che il cuore accende.


Un testo più "leggero" rispetto a molti altri, la prima strofa si riferisce al mese di dicembre, altre alle vetrine dei negozi.

Michelangelo Cervellera ©- dicembre 2024



domenica 15 dicembre 2024

Oltre le parole - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)





Oltre le parole


Non sono avvezzo a scrivere d'amore,
anche se lo pratico con i diseredati,
tra gli scherni di lobotomizzati,
guidati da canaglie che li fan da pastore.

Non sono avvezzo a scrivere d'amore,
veder chi soffre mi provoca tormento,
foglie amputate, e non si leva un lamento,
eppur c'è gente che del loro male fa un distillatore.

Non sono avvezzo a scrivere d'amore,
trovar animali abbandonati alla strada,
a veder luce di stelle che piano si dirada,
di chi li abbandona rimarrà solo il fetore.

Non sono avvezzo a scrivere d'amore,
nei tuoi azzurri occhi ho ritrovato la vita,
come acqua che nel mar si getta e poi accudita,
un abbraccio, due passi, a trovar cespugli di more.


Michelangelo Cervellera ©– dicembre 2024


 

giovedì 12 dicembre 2024

Ribelle (Genesi) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 


Ribelle (Genesi)


Forte l'impeto prendeva possesso
del mio cuore, come artigli di furore,
fino a scoppiar di dolore
quasi da morire.

Nel profondo di ogni silenzio,
piangevo lacrime di sdegno,
contro i vostri orrori e disonori,
il senno avete perduto, o mai avuto,
il mondo mio è un oscuro eterno.

Ero poco più che fanciullo,
e il mondo mi pareva d'ombra
e tutto mi sembrava senza senso,
tanto da considerare la rivolta
gemella del mio vivere. La svolta.


Mi perdevo fra la nebbia della mente,
tra le parole e volti della gente,
nel silenzio di ogni fragore,
nell'angoscia che avevo nel cuore.


Nella furia della luce, un sole nella notte
ho sfidato la tempesta,
come foglia che rinasce,
trovai la mia dimora, un cuore che batte.

Cambiò così il mio pensare,
e dove prima c'era il silenzio,
il non saper cosa fare,
ora nel cuore mio abita il senso.

Rinacqui così, in un giorno che muore
e il sole era al punto più alto,
tra cuori nuovi e caldi sorrisi,
è così la vita mia ha trovato valore.


Michelangelo Cervellera © (dicembre 2024)

martedì 10 dicembre 2024

Ribelli - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)





 

Ribelli

Vai, ribelle,

libera un po’ di terra

ricreala per noi

laddove la guerra

la spegni con la pioggia.

Sarà la fine dei carnefici?

Troveremo alberi,

in riva al fiume e

cascate d'acqua fresca?

Cerca tra i rami frutti

freschi e giovani nidi,

perché si possa rifiorire,

che ci sia nuova speranza.



Michelangelo Cervellera - dicembre 2024

venerdì 6 dicembre 2024

Mutazione, l'eclisse







Mutazione, l'eclisse



È giunta la tua metamorfosi,
nel giorno del tuo genetliaco,
acide e deformi le tue parole,
il dono di Natale, non è idilliaco.

Effimera è sembrata la strada percorsa,
bagliori d'amore nel claudicante cammino,
nell'impervia strada vana la cieca rincorsa,
a riempir gli spazi, a cercar il cuore di bambino.

Cascate di ricordi di immemori anni,
vellutati momenti sgualciti da sguardi,
immobili nella sera, l'anima, teca di affanni,
luminosa da ceri senza messa e senza luna.

Oh luna, amica mia, perché non sorgi?
Portami tecum nel mar tuo tranquillo.

É tardi per il suono delle campane,
nell'anima suona la condanna,
che serve pregare a ritornare,
se il silenzio come muro, ora m'affanna?


Picchia ancor profonda e audace la speranza,
di trovar affezione, ma non un'obbligata scelta.
Non vorrei lasciar l'angolo spinoso,
seppur stretto che mi hai donato,
con l'illusione d'essere cullato.

Non si schiude una rosa
con la rugiada del mattino,
arido il terreno che l'accoglie,
ciglia d'erba indicano il destino.

Oh Figlio l'abbandon tuo ti libera,
altra dimora troverà il tuo cuore.

Ti parlo, non importa se non m'ascolti,
ti scrivo, per entrar nelle tue labbra spente,
del tuo volto ancor difendo lo sguardo,
non importa se indifferente.

Se deserto troverai nelle strade,
e ti sembrerà inutil la vita,
fammi entrare nel tuo cuore,
non chiedo contropartita.




Michelangelo Cervellera © – dicembre 2024



mercoledì 4 dicembre 2024

Natale a Gaza - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)




 

Natale a Gaza




Con il sacco colmo di sogni e di neve,
scese a Gaza, dove lo sterminio infuria.
Attese i bimbi, i loro occhi lucenti, ma
trovò macerie e il silenzio una rotta arteria.


Le vie, un tempo affollate da risate e giochi,
ora sono solchi tracciati da bombe e morte.
Altalene spezzate, come arti mutilati,
e carrelli abbandonati, senza più sorte.

Un'ombra si avvicina, un sussurro leggero:
"Babbo Natale, perché sei così triste?”
Un bambino fantasma, con gli occhi di vetro,
gli mostra penoso, la città delle cripte.

"Eravamo felici, prima che la guerra arrivasse,
su queste altalene, a guardar i noviluni.”
"ora siamo solo polvere, che il vento disperde."
e i nostri sogni sono sepolti in fosse comuni.”

Babbo Natale, stringe a sé il fantasma,
"Non vi dimenticherò," sussurra, "mai,"
riporterò gli stessi doni che han fatto questo,
ai potenti della morte gaudenti, ai guerrafondai.

Non toccheranno i cuori puri, i sogni innocenti,
né chi lotta per la pace, contro le violenze.
li regalerò agli Erode della Terra
a chi li ha usati per spegner le coscienze.

Sarà Natale tutti i giorni, in tutto il mondo,
per gli Erode e i loro fanatici schiavi.


Michelangelo Cervellera ©- novembre 2024

lunedì 2 dicembre 2024

Naufragio della speranza (che fare?)

 

Naufragio della speranza (che fare?)



Il vuoto mi avvolge, un manto di nebbia,
copro gli occhi lucidi con mani tremanti.
Un'ombra oscura danza nel mio cuore,
lacerando ferite, vecchie cicatrici in oblio.
Il nulla mi inghiotte, un abisso profondo,
dove il silenzio regna, sovrano e assordante.

Il massiccio portale di legno, incrostato
di antiche sculture, si richiuse con un
boato sordo che tuonò nelle mie orecchie.
Le pesanti catene di ferro, avvolsero la
portafranca, sigillando il mio destino.

Il silenzio come martello forte e spietato,
picchiò sull'incudine tra l'anima e il cuore,
non ci furono scintille, solo muto clangore,
ombre si allungavano, compagne di tristezza,
danzando velate nella notte ad oscurar la luna.

Stride Il ponte levatoio un cupo lamento metallico,
la terra scivola dolce nell'acqua, a diventar fango,
ho visto un vecchio senza volto arrancare stanco,
a cercar l'appiglio nel deserto vetrificato, spezzato.

Cammino solo e incerto, un passo, un'orma,
cancella il vento, l'ultimo refolo di speranza.
Specchi di legno abbagliati dal freddo sole,
nessuna luce, per non riflettere il presente.



I figli possono essere crudeli a volte, molto crudeli
Michelangelo Cervellera ©- novembre 2024 - revisione di un testo scritto molto tempo fa, ma da qualche giorno tornato attuale