Mutazione, l'eclisse
È giunta la tua metamorfosi,
nel giorno del tuo genetliaco,
acide e deformi le tue parole,
il dono di Natale, non è idilliaco.
Effimera è sembrata la strada percorsa,
bagliori d'amore nel claudicante cammino,
nell'impervia strada vana la cieca rincorsa,
a riempir gli spazi, a cercar il cuore di bambino.
Cascate di ricordi di immemori anni,
vellutati momenti sgualciti da sguardi,
immobili nella sera, l'anima, teca di affanni,
luminosa da ceri senza messa e senza luna.
Oh luna, amica mia, perché non sorgi?
Portami tecum nel mar tuo tranquillo.
É tardi per il suono delle campane,
nell'anima suona la condanna,
che serve pregare a ritornare,
se il silenzio come muro, ora m'affanna?
Picchia ancor profonda e audace la speranza,
di trovar affezione, ma non un'obbligata scelta.
Non vorrei lasciar l'angolo spinoso,
seppur stretto che mi hai donato,
con l'illusione d'essere cullato.
Non si schiude una rosa
con la rugiada del mattino,
arido il terreno che l'accoglie,
ciglia d'erba indicano il destino.
Oh Figlio l'abbandon tuo ti libera,
altra dimora troverà il tuo cuore.
Ti parlo, non importa se non m'ascolti,
ti scrivo, per entrar nelle tue labbra spente,
del tuo volto ancor difendo lo sguardo,
non importa se indifferente.
Se deserto troverai nelle strade,
e ti sembrerà inutil la vita,
fammi entrare nel tuo cuore,
non chiedo contropartita.
Michelangelo Cervellera © – dicembre 2024



