venerdì 6 dicembre 2024

Mutazione, l'eclisse







Mutazione, l'eclisse



È giunta la tua metamorfosi,
nel giorno del tuo genetliaco,
acide e deformi le tue parole,
il dono di Natale, non è idilliaco.

Effimera è sembrata la strada percorsa,
bagliori d'amore nel claudicante cammino,
nell'impervia strada vana la cieca rincorsa,
a riempir gli spazi, a cercar il cuore di bambino.

Cascate di ricordi di immemori anni,
vellutati momenti sgualciti da sguardi,
immobili nella sera, l'anima, teca di affanni,
luminosa da ceri senza messa e senza luna.

Oh luna, amica mia, perché non sorgi?
Portami tecum nel mar tuo tranquillo.

É tardi per il suono delle campane,
nell'anima suona la condanna,
che serve pregare a ritornare,
se il silenzio come muro, ora m'affanna?


Picchia ancor profonda e audace la speranza,
di trovar affezione, ma non un'obbligata scelta.
Non vorrei lasciar l'angolo spinoso,
seppur stretto che mi hai donato,
con l'illusione d'essere cullato.

Non si schiude una rosa
con la rugiada del mattino,
arido il terreno che l'accoglie,
ciglia d'erba indicano il destino.

Oh Figlio l'abbandon tuo ti libera,
altra dimora troverà il tuo cuore.

Ti parlo, non importa se non m'ascolti,
ti scrivo, per entrar nelle tue labbra spente,
del tuo volto ancor difendo lo sguardo,
non importa se indifferente.

Se deserto troverai nelle strade,
e ti sembrerà inutil la vita,
fammi entrare nel tuo cuore,
non chiedo contropartita.




Michelangelo Cervellera © – dicembre 2024



mercoledì 4 dicembre 2024

Natale a Gaza - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)




 

Natale a Gaza




Con il sacco colmo di sogni e di neve,
scese a Gaza, dove lo sterminio infuria.
Attese i bimbi, i loro occhi lucenti, ma
trovò macerie e il silenzio una rotta arteria.


Le vie, un tempo affollate da risate e giochi,
ora sono solchi tracciati da bombe e morte.
Altalene spezzate, come arti mutilati,
e carrelli abbandonati, senza più sorte.

Un'ombra si avvicina, un sussurro leggero:
"Babbo Natale, perché sei così triste?”
Un bambino fantasma, con gli occhi di vetro,
gli mostra penoso, la città delle cripte.

"Eravamo felici, prima che la guerra arrivasse,
su queste altalene, a guardar i noviluni.”
"ora siamo solo polvere, che il vento disperde."
e i nostri sogni sono sepolti in fosse comuni.”

Babbo Natale, stringe a sé il fantasma,
"Non vi dimenticherò," sussurra, "mai,"
riporterò gli stessi doni che han fatto questo,
ai potenti della morte gaudenti, ai guerrafondai.

Non toccheranno i cuori puri, i sogni innocenti,
né chi lotta per la pace, contro le violenze.
li regalerò agli Erode della Terra
a chi li ha usati per spegner le coscienze.

Sarà Natale tutti i giorni, in tutto il mondo,
per gli Erode e i loro fanatici schiavi.


Michelangelo Cervellera ©- novembre 2024

lunedì 2 dicembre 2024

Naufragio della speranza (che fare?)

 

Naufragio della speranza (che fare?)



Il vuoto mi avvolge, un manto di nebbia,
copro gli occhi lucidi con mani tremanti.
Un'ombra oscura danza nel mio cuore,
lacerando ferite, vecchie cicatrici in oblio.
Il nulla mi inghiotte, un abisso profondo,
dove il silenzio regna, sovrano e assordante.

Il massiccio portale di legno, incrostato
di antiche sculture, si richiuse con un
boato sordo che tuonò nelle mie orecchie.
Le pesanti catene di ferro, avvolsero la
portafranca, sigillando il mio destino.

Il silenzio come martello forte e spietato,
picchiò sull'incudine tra l'anima e il cuore,
non ci furono scintille, solo muto clangore,
ombre si allungavano, compagne di tristezza,
danzando velate nella notte ad oscurar la luna.

Stride Il ponte levatoio un cupo lamento metallico,
la terra scivola dolce nell'acqua, a diventar fango,
ho visto un vecchio senza volto arrancare stanco,
a cercar l'appiglio nel deserto vetrificato, spezzato.

Cammino solo e incerto, un passo, un'orma,
cancella il vento, l'ultimo refolo di speranza.
Specchi di legno abbagliati dal freddo sole,
nessuna luce, per non riflettere il presente.



I figli possono essere crudeli a volte, molto crudeli
Michelangelo Cervellera ©- novembre 2024 - revisione di un testo scritto molto tempo fa, ma da qualche giorno tornato attuale

venerdì 29 novembre 2024

Vita

 

Vita



Accostarsi,
in
tempo sospeso,
a
uno sguardo che sfuma.

Ombra di gesti,
danza nervosa del corpo,
riso dolceamaro,
tempo che scorre lento.

Ricordi di risate,
occhi scintillanti al sole,
mani piccole che stringono le mie.
Un battito d'ali leggero,
un profumo di vaniglia e sogni.

Un tempo
dove il tempo non esisteva,
dove l'anima danzava libera.

E poi, il silenzio,
il sapore amaro della nostalgia.

E il tempo, crudele maestro,
ha tolto il cielo dai miei giorni.

Ma nella profondità,
un germoglio di speranza,
un girasole di luce.

Ancestrale lamento,
in un giardino di memorie,
con garofani
e non ti scordar di me
dove ha fiorito il dolore.

In questo giardino,
dove il tempo si increspa,
e le ombre danzano
su ricordi acerbi,
imparerò
a rifiorire, a crescere, a sperare.

Perché la vita,
come un fiume in piena,
porta via tutto,
ma lascia sempre qualcosa.

E quel qualcosa,
è l'amore che mi lega
sempre a quel bambino cresciuto.

Michelangelo Cervellera ©– novembre 2024

giovedì 28 novembre 2024

illusione (haiku)

 




 

illusione (haiku)



mesto dolore

piaghe dalle risate -


gravida l'aria


Michelangelo Cervellera © - novembre 2025 

mercoledì 27 novembre 2024

I Don Chisciotte (il lungo '68) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)




I Don Chisciotte (il lungo '68)



Si trovano i Don Chisciotte,
Un coro potente di voci, un sogno.
Infiammava il cuore, ora cenere.
Sotto i piedi, un ricordo che brucia.

Dalle piazze illuminate da sorrisi,
Alle strade fumose di petardi.
Lanciati da chi i sorrisi non voleva
Rimandati a essicar le loro ombre.

Acre l’odor che offende l’olfatto -
Un palcoscenico.
Le maschere s’indossa.
Brucia gli occhi l’alito pestifero.
Ma con la mente scorgiamo libertà.

Mulini a vento, macchiati di rosso sangue,
Testimoni muti di un sogno calpestato.
Vogliono sbarrar l’onesta via.
Cavalcano i Don Chisciotte, con la bilancia in mano.

Dalle porte, farine di rabbia e semi di odio,
Che non sbocciano in pagnotte profumate.
Di Ronzinante la coda, spazza la mescola malvagia.
Noi, partecipi di un sogno,
In viaggio a parlar di luce per un mondo migliore.

Diritti conquistati, ora sabbia al vento.
Scivolano via tra le dita, un gemito.
Il passato ci guarda e ci insegna,
Ma il futuro è un campo da coltivare,
E il sogno, fiamma viva, illumini il mondo.

Non siamo soli, la storia è maestra.
Per chi sa capire e leggere le pene.
L’idea di uguaglianza è un seme eterno.
Dove ogni voce abbia valore
e la bellezza possa sbocciare.

E i Don Chisciotte, poeti di sogni,
A inseguir l'orizzonte e respirar l'infinito.

Michelangelo Cervellera – novembre -2024






martedì 26 novembre 2024

Al "Bej fioeu" - l'Osvaldo (il lungo '68) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)


Nota dell'autore

Su questa strada, dove il tempo era pieno di umanità, un'eco lontana del passato mi chiama.
A sinistra, l'eco di un amore lontano, a destra, vetrine spente e un silenzio cupo, mentre cerco tracce di un tempo che fu mio.

Ma prima di ora……



 

Al "Bej fioeu" - l'Osvaldo (il lungo '68)



Una strada, un mondo.
A sinistra, l’eco del cortile
della scuola delle suore,
dove avevo un amore
e l'incrocio con "barbon strit".

A destra, il vociare allegro dei negozi.
Formaggio, salumi, pane, tabacco:
un tripudio di profumi e sapori.
Ricordi di mamme che chiacchieravano,
liste della spesa e un mondo più lento.

e conti da pagare a fine mese.

"Quante volte sono entrato qui da bambino, con mia madre, l'odore del pane fresco... “

Un social(e) vero, gli imbecilli e
mentitori erano palesi.

Un po' più avanti il bar dell'Osvaldo
il "Bej Fioeu", ricordi di risate e di
fasci che ci cercavano e poi scappavano,
inseguiti anche dalle risate della gente.

L'Osvaldo, un riflesso dell'anima inebriata,
ci accoglieva con occhiatacce e sorrisi,
ascoltava i nostri sogni, le nostre pene,
miracoli del vino, e noi, sospesi,
tra risate e paure, vivevamo il presente.

"Osvaldo... mi sembra di sentirti ancora qui, dietro al bancone, con quel tuo sorriso ironico.“

Andando al lavoro, vidi i miei amici,
fantasmi di una notte, uscire dalla
cantina umida dell'Osvaldo,
con gli occhi lucidi e i passi incerti.

E mentre cammino, la strada mi parla,
di risate e di sogni, di amori e di pene.
IL "Bej Fioeu", non c'è più, i ricordi
sempre e intanto mando un bacio al cielo.

Alzo il calice a quei giorni, al vecchio bar,
al mio cuore che ancora sussurra il suo nome.
Un brindisi ai sogni, alle risate, all'amicizia
che ancor continua, a un'epoca che non tornerà più.

 

Michelangelo Cervellera (Giondalar) – novembre 2024