sabato 10 settembre 2011

Betelgeuse - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)





Betelgeuse

 

Ho alzato le braccia al cielo,
verso Orione,
ha passato i bastioni,
la luce,
tingendo di smeraldo
la notte siderale.

 

Due soli nel tremore del’alba,
uno sguardo all’infinito
indugiando con occhi bagnati da sogni,
sulla clessidra del tempo.

 

Michelangelo Cervellera (Giondalar)  ©- 10 settembre 2011

L'alito della notte - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)


                                 L'alito della notte


Lo sento oltre il muro
il suo respiro, decisa l’onda,
Argo al seguito
carica di verità nascoste.

Sono di guardia le illusioni,
stasera,
bastioni impenetrabili
alla crudele coscienza.

Evaporano carezze e sogni
nascosti nel buio,
svaniscono
profumi d’essenza.

Altrove è la mia utopia, 
visione d’infante
sospeso nel vuoto
forse mai stato.

Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - 10 settembre 2011

Settembre poi verrà... - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 





                              Settembre poi verrà...

Tra il Reno e la Montagnola,
t’abbandonasti,
notte di parole,
di pensieri e sogni,
incanti e malvagità,
non c’erano stormir di foglie
o l’aroma di giardini,
solo animi stupefatti

e il palpitar della vita.



 Michelangelo Cervellera (Giondalar)  © - 10 settembre 2011

Impertubabilità (Poesia di Ada F.)




 

Giungerò in fondo al cammino,

giungerò e poco importa

se acute spine penetreranno le mie carni,

se la mia pelle partorirà gocce di sangue.

Non mi curerò di false illusioni,

di grigiori di nebbia,

sorrisi studiati e superficiali apparenze.

Scaverò come un cercatore d'oro

il greto dei fiumi e quando scoprirò

l'azzurro, là mi fermerò

ed allora sorriderò.



Adamaris

Logos V (l'abbandono) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)




                             Logos V (l'abbandono)

E giunse il fine del cammino,
tra sentieri inerpicati e tropicali asfalti,
in una stanza misero è l’addio,
improvviso temporale estivo,
che non porta frescura.

Insoddisfatto dell’agire,
inerte il corpo nella palude
bevo l’infuso di terra marcia.

Forse è solo un intervallo,
tormentoso è l’assillo
di tornar al volontario esilio.

 


    Michelangelo Cervellera (Giondalar) ©- 10 settembre 2011

sabato 4 dicembre 2010

Serenata (di Ugo Mastrogiovanni)



 

L’aria marcava le stagioni,
c’era il verde allora,
c’era la fontana
a pacar la sete di passioni;
dai miraggi oscurata del progresso
non era complice la luna.
I tramonti magici e l’aurora,
e nei campi ci si lavorava.

Azzurri i cieli, fantastici
incisi con lampi d’infinito.
Serena, la voce di campana
rammentava la pace
e la confidenza con tutti
e l’indulgenza d’ognuno.

Attenta, s’affacciava la luna,
furtiva veniva a spiare,
sbucava fra i nembi,
si vedeva nel cielo vagare
e, volendo, potevi sognare.
I lumi eran pochi, così i lampioni,
regnava il silenzio
e la notte ammantava il mistero.

Ora, luci, bagliori e palazzi,
oscurano il cielo e stelle
tra folla, rumori e schiamazzi
le sere non sono più quelle.

Un tempo, ogni vicolo buio
celava un ingenuo segreto,
bastava un baglior di finestra
ed ecco ideata un’orchestra.

Progetti d’ingenua speranza,
pretesti di un cuore discreto,
ad impegnar la serata
tra canti, sospiri e baldanza:
la solita cricca schierata
d'accordo a far la serenata.

Qualcuno gridava al bordello
ma era vero, era sano, era bello.
(Maggio 2010)

Ugo Mastrogiovanni

Sedici anni (di Ugo Mastrogiovanni)




 

La dolcezza trionfale
di grazia infantile,
l’incontro fatale
mi ritorna in mente
dei suoi sedici anni.

Crepuscolare, fremente,
il pallore del suo volto
nel verde pallido degli elci.

Tremava,
e la strana magia della sera
accarezzava le felci
che sfiorando strappava.

Messaggi ed auspici d’oro
i suoi brividi freschi.

Fu stupendo, fu bello,
ma non la vidi più.

Non le torsi un capello,
né ci tornai laggiù.

 

(aprile 2010)                                        Ugo Mastrogiovanni