martedì 2 marzo 2010

L'ampolla della Vittoria

fc778715b61fb58f4cb1ba37d9fc0d83Una mezzaluna in parentesi,
pellicola in un ascensore di sole,
distesa in una macchia di magma,
lavandosi in un ruscello di latte appannato,
biascica un'orbita di lode
ai devoti stranieri
del regno della Follia.
In una mattonella color vaniglia,
crosta assuefatta
di una dimora sporadica,
violentata da una tempesta d'adorazione,
riempiamo di sudore il tenue albeggiare
del solco dei sogni.
Sull'orlo di un prato stupefatto,
il vulcano del Tempo,
capitano del dolce venire,
s'addolora per la nostra goccia
di tempo immobile,
sospesa nel rubinetto dell'Amore.
La sete dei nostri amplessi
strappa un'estate caliente
alla prateria dei desideri.
Una torta di parole,
talismano di un cielo
plumbeo di fate turchine
raccoglie le nostre promesse
in un volo cartaceo
in righe di calamai mai stanchi.
Le porte dell'incoscienza,
falò di ossimori non legittimati,
tracciano un orizzonte proibito
sulle voglie randagie dei nostri corpi.
Il corso della corrente dei sensi
svergina il ponte del supremo fiorire del dominio
in un tripudio di norme trasgredite,
sottile prescrizione di consigli imperfetti.
L'orma di sangue
nel primo filo d'erba
non rassegnato alle dimissioni
sancisce una primavera ormai imminente.

::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

domenica 14 febbraio 2010

A caldo. Al tramonto

albaA caldo indosso grondaie di te,
in collane di mitra puntati
a spalle d'ossessione.
A caldo rovisto in sedili contemplati da salotti d'utopia,
trasfigurata in espressività salubre.
A caldo volo in praterie di cioccolato,
fuso in corpi sparati
di vite coincidenti, per caso.
A caldo domino colombe di pace,
riversate in germogli di cieli,
avvolti in pittoreschi ringraziamenti d'argento.
A caldo mi ubriaco d'aria dedicata a batterie,
gocciolanti d'energia di giardini autentici.
A caldo cavalco nuvole di un precoce agosto,
ritagliato nel manto di gelo a denti stretti.
A caldo lavo l'anima della fantasia
nella sensuale sorgente dell'unità.
A caldo strappo i tuoi occhi alla sentinella di fuoco,
vigilante la terra dell'etere.
A caldo cucino ritratti di chimica,
snaturata in sacchi a pelo d Amore.
A caldo lecco finestrini di mondo,
trasudanti di fuorigioco
in panchine d'inverno.
A caldo mi addenso in vetri di scale,
aggrappate alla vita.
A caldo graffetto attenzioni
in un ponte levatoio di bisogni,
infettati da deformi riflessi
sulla neve dell'illusione.
A caldo inalo bandiere sventolanti
nel lungo miele della bassa.
A caldo saluto canzoni,
intonate in malinconica sete
d'assidua presenza spaziale.
A caldo siedo nel trono del trionfo,
se guardo te ascoltare il suono del cuore
che pietrifica il passato
in una presentificazione obliqua
di baci.

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A caldo. Al crepuscolo.

alba A caldo soddisfo pagine di diario,
imbrattate di telepatiche rime d'oceano.
A caldo rattoppo sottili cuscini di gioia
in fagotti di tenerezza,
dipinta in fogli di rosa.
A caldo canto l'elogio alla luce
in cabine di saporiti graffiti
con gli anfibi, allacciati in laghi d'ebbrezza.
A caldo divoro sentIERI di cenere,
gemellata in un sole d'asfalto
addensato in vasi di rugiada.
A caldo smisto giorni sporchi di noia
e attimi, riversati in poltrone,
sdraiate in densità dolose.
A caldo devio da trepidanti attese,
rovesciate su palchi in salita.
A caldo smanio per tritolo di desideri,
copiosi di perturbanti sussulti
in folli altari d'oriente.
A caldo determino equazioni di sola andata
in registri di isolata tempesta
di cibo, improvvisato a memoria.
A caldo sbiadisco in spiagge usurate da maree
di insana velocità
in un tempo decaduto di logorio.
A caldo dondolo in quadri dell'età dell'oro
con folletti, incavati in smeraldi di gioia.
A caldo lego alle mie dita follie recluse
in sogni, appesi ad un tetto
di sottili violini contralti.
A caldo rotolo in sassi di lana,
eclissati in fogli di speranze,
lanciate verso il pianeta della sospensione.
A caldo sberleffo il mondo
per il suo essere noto tramonto
dei sensi pervasi dall'istinto vitale.

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martedì 9 febbraio 2010

L'assassinio del popolare

12859_1243844867157_1560438089_30638064_710684_nIl polso dell'ibrido mito,
diadema della dissonanza,
affila l'inzuppato costume
dell'opaca consuetudine.
In un rivolo di millanteria,
divorzia dall'ipogeo
del compromesso.
Devoto alla megalopoli
della sua ortodossia,
punta il megafono
nella serranda del mecenate
e fracassa l'acconciatura
della notorietà.
Il volto della vendita,
rettilineo martirio dell'arte,
lucida la prateria dell'ignobile.
Licenza proibita
nel listino dell'ingiunzione,
saccente asfalto di superbia,
intransigenza in pillole,
ormeggia in duelli con la modestia.
La locomotiva della logica,
nel binario dell'esclusivo,
si schianterà nel vocabolo dell'incanto
e senza pareggio
la lanterna della libertà
affamata d'insonnia,
sbranerà l'insoddisfazione,
priva di una pubblicazione
in saldo.

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Un inferno di stoffa

voodoo_by_roymata9 La celebrazione tombale
di questa dedizione d'inchiostro
moltiplica le pillole di metafisica
in coperte imbottite di pietra.
In un sadico torchio
di seconda mano
la vena vorace s'ingozza
di perversi miraggi,
spalmati in inseminazioni sintetiche
d'ossigeno scaduto.
Catena ciondolante,
in una maternità d'agonia,
incisa nel sudore delle tue litanie,
disdetto è l'appuntamento con il Giorno.
In un dirupo dei tradimenti,
l'occhio perde precisione,
affannosa irregolarità
di un centro traslato
nella periferia delle frivolezze.
L'uncino dello zelo scuoiato
dalla chiave del pretesto,
un'ampolla carente di soddisfazioni
integrate in aspettative d'amorevolezza,
battezzata nell'aceto funebre,
impasta incubi di cera
in un affilato inferno di stoffa.
A squarciagola
la falda dei desideri
azzanna
il Tempo che brucia.

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domenica 31 gennaio 2010

Promemoria di Dolcezza

LECCA_LECCA_by_cartafraIn un infuso di arcana tenerezza,
orientata verso l'intubazione del cosmo,
in un intervallo d'aroma d'ambra,
volteggi nelle insenature del mio ventre.
Allacciata la cintura ad una mente
sdraiata in una pasticceria
di morbide convergenze,
capovolgi i tuoi sensi
con capriole di effusioni balsamiche.
Nel calice di spumeggianti passeggiate,
nella coagulata bontà del vento d'Oriente,
respiri dall'oasi della mia pelle
il sapore della comunione.
Introduzione alla prossima congiunzione astrale,
divieni insenatura nelle mie labbra,
fragranza di balsamo,
strusciata nella sensualità.
La saga delle rimembranze,
infilzata in pendii infiammabili,
racimola orientamenti di cura
e converge in un campo gravitazionale
sottovuoto.
Distesi in un disarmante letto,
incartato in promesse di saliva,
rovesciate in una sacra cerimonia d'Unione
d'annientamento del Tempo,
prosciughiamo dissetanti
desideri di catarsi,
sparpagliamo purificati
petali di redenzione
in un cedevole abbraccio
di panna.

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martedì 26 gennaio 2010

Una dorsale di orchidee

orchideaIn questa oasi divaricata,
gli archi in madreperla,
svestiti del mio siero
bordato di pulsioni
di resina appallottolata in
un simultaneo sfregamento
dei sensi,
supplemento di una mattina,
installata in un carosello,
moltiplicano la secrezione
della Monade.
Una fulminea coagulazione
allaccia la mia trasformazione
in una piuma nuziale
di vincoli onnipotenti.
Una spolverata di tempo
azzera la forza centrifuga
della distrazione sistemica
e inspira un impasto di molecole,
ammorbidito nell'odore di garam masala.
Gli eccessi di spremute di Ego,
distributore a gettoni,
girandola di ipnotica ideoplasia,
frizionano sui miei pensieri,
divorati da pellicole di carne
adesiva.
Un cigolio in lattina,
gemito di un dio in riserva,
invade l'incasso di piacere,
incrociando una iridescente filantropia
.

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