questi giorni circonfusi di vaniglia,
sparpagliano bagagli di pelle cariata.
Indicibile circospezione dell'episodio,
mentre il fluido equatoriale
della cavità orale
salda l'elastico dell'edonismo,
lo sterilizzato possesso
disinfetta l'anticipo di morte.
La liturgia dell'esemplare corredo,
da presentare all'altare della convulsione,
è un vergine consumo di delirio.
Nel riposo disorientato,
in una tromba d'aria
di afrodisiaci sogni,
la corsa è l'anagramma del risveglio.
Nelle vasche di agata diluita,
un vascello ovattato nel Masala,
compie il routinario tragitto.
Sul bordo di una coordinazione
si anticipa la cattura dell'umano,
esca del divino.
Seduti nella strampalata radice
di un approssimativo baobab,
sfasciamo le porte dell'essere
in un cerchio muto di copulazione.
La danza dei birilli,
in un oasi di diletto,
sfrega su un soffio di tempo
e di noi resta una goccia di espansione
di uno dei nostri regni di requie.
