giovedì 20 agosto 2009

Esternazione di esistenza e avidità di esternazione

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Dal confluire dei miei passi,
rattoppati sulle tracce dell’alieno
che dimora nella palude del mio essere
e ospite di una sfera caotica,
un neo nel nero inchiostro
dell’inquinamento mentale,
mi avvalgo di un digiuno di gioia
e di una mancata cena a lume di candela,
sopraffatta da un desiderio di desiderare,
ormai annichilito.
Avvilita da un bipolarismo,
conforme all’eccezione,
ti induco a scrivere sul mio corpo,
il libretto d’istruzioni per l’uso.
Nel mio estremismo,
paradossale frutto dell’albero dell’insaziata follia,
invoco la tua attenzione,
con la fantasia di chi ha tradito se stessa
per persuaderti di un corpo diverso,
un violaceo impulso
in diretta dal nirvana.
Su di un parallelo che riflette
una condizione virtuosa della psiche,
con la distorsione della realtà
dipinta in questo piacere di piacere
proprio dell’ideale femminile,
perseguitata dalla linea di frontiera,
abile nel destreggiarmi
nelle strade schiumose dell’etere,
personificazione di un astratto virtual-reale,
mi aggrappo alla mia politica dell’istante,
donandoti la scelta di vivere
la mia anima
o la proiezione estatica di essa,
temporaneo amore per me stessa.

::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

domenica 2 agosto 2009

L'irruenza di un caffè

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A livello del tacco dello stivale,

un’altura di sensualità.

Lì, c’è l’inno alla lussuria,

l’incrocio tra i due ritratti,

sfibrati dalla vita.

Suscettibile di trasloco momentaneo,

surrogato di solitudine artificiosa,

in un eremo,

refrattario all’Amore,

stuzzica la sua segregazione.

In un vezzeggiamento poco prolisso,

rapido corteggiamento di avatar,

sesso in un clic.

Radice del piacere,

rivendicando il simulacro della conquista,

ottiene spazio effettivo tra i pensieri,

oscillanti tra un lugubre destino e uno spasmo di gioia.

L’audacia stringe la morsa,

impedendo di sottrarsi alla ruota del piacere.

Chiedendo tempi supplementari,

mi sgozzerei col tuo fiato nel collo.

Rapita dalla tua lusinga,

manovrabile dall’interno,

in un tripudio di effervescenza,

delirio di pathos,

orgasmo fra consanguinei,

risalto di febbre e sgomento

fatto di sussulti di caffè,

stropicciandosi addosso il suo odore...



::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

domenica 26 luglio 2009

L'inverso dell'inverso

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Dall'intimo sconosciuto,

l’antinomia elemosinò l’inverso dell’inverso.

In quarantena,

senza epidemie contagiose,

rigenerò sulla sua pelle

il suo profumo:

acqua marina.

Incendiò l’inceneritore di frammenti di detriti umani fossilizzati,

scavando tra le pieghe dell’avaro tempo.

La normalità,

analgesico,

contemporaneamente noia,

che istigava la migrazione da bocca a bocca,

per una selezione del personale accurata,

si è trasfigurata.

E accanto alla prevedibilità,

desiderosa di diventare imperturbabilità,

si è intromessa la precarietà dell’ambiguità.

::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

martedì 21 luglio 2009

A volte

Fuma il tuo ricordo,

a volte sfuma,

altre profuma.

Sfarfalla,

mi colpisce come una palla,

all’improvviso,

mentre cammino a bordo strada.

Mi trova indifferente a volte,

altre mi sballa.

(Giugno 2009)

::::::: ::::::: Postato da © ugomastro ::::::: :::::::

Bionda

M’ignora la luce,

bacia la sua schiena

fascia la sua chioma

luminosa di bionda

e m’induce altrove;

affonda ogni cosa,

distorce e porta via

l’onda dei miei anni.

(Giugno 2009)



::::::: ::::::: Postato da © ugomastro ::::::: :::::::

Autunno

Più amico dell’inverno

che della primavera

ti pieghi al vento

come una bandiera

ti sfogli, ti abbassi,

di foglie ti fai stuoia,

distendi le cuoia

alla fredda stagione;

ti consegni al ghiaccio

senza una ragione.

Con un forte abbraccio

cedi il nome all’inverno

e ne diventi alunno,

resto di buoni odori:

vecchio autunno

e te ne muori.

(2009)

::::::: ::::::: Postato da © ugomastro ::::::: :::::::

martedì 14 luglio 2009

Le sue labbra inzuppate nel latte

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E quando lo spasmo chiese l’espatrio,

la salma divaricata tra il sollazzo e la quiete,

imbevendo di cupidigia la propria calotta cranica,

s’incatenò ad un lucernario lussurioso.

Querelandosi per una vecchiaia

non consumata,

s’inginocchiò,

devolvendo le proprie bugie

all’ultimo mare in burrasca

che i suoi occhi avrebbero fotocopiato.

Processando progetti inconcludenti e inconclusi,

tentò di galleggiare nella freschezza di un solstizio.

Nell’oblio,

sazio di tradimenti e inazioni,

un sentiero seminato di rifiuti

ed errori,

s’infiammò di utilitarismo.

Calpestando l’accompagnatore

senza fisso impiego,

senza penalizzare l’orgoglio,

evitò di distanziare la Vendetta.

Macchiandosi di trucco,

stropicciando ricordi,

in un tafferuglio di vendetta,

solvente di dolori,

non riuscì a salvaguardarsi

dalle sue labbra

inzuppate nel latte.

::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::