Bigio s’affannava il fiumecorrucciatoscrollandosi di dosso,e dalle crespe schiumele luci rosse della serae gli ultimi colori dell’estate.
Restava a galla solamenteil costume vano degli umanii peccati tramortiti e ciechie lo sporco dell’intelligenza.
Ma da lontano, fortunatamente,a fargli luce gli correva addossoclemente un suono di campanal’indulgenza del vesproe la prece umanadimentica del resto.
(febbraio 2010)
Ugo Mastrogiovanni

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