giovedì 4 novembre 2010

Nubi




 

Sature d’azzurro,
poche,
indugiano nubi a farmi ombra,
tornano a letto.

 

Solitario sussurro dal mio petto,
certezza d’immutato affetto
per chi era il mio mondo,  
un eco nel vuoto. 

 

I miei cari e quelli che ricordo appena;
tutto ciò che circondo di rispetto
in questo fiume di pena
che m’inonda,

 

m’annienta ed incatena.





(1 maggio 2010)  (purtroppo non ricordo chi l'ha scritta del nostro gruppo)

L'orto



L'orto


 

Dove tu m’aspettavi
il ruscello ancor disseta l’orto
e il fringuello disegna le sue zolle
lesto raspando in fra i solchi irrigui.

 

Fiducioso aspetta, come tu facevi,
e non sospende la sua lunga attesa.
E tu m’aspettavi,
ma io, a torto, ero altrove.

 

È sempre lì la cinta di colline
di quando mi baciavi all’alba,
e anche se difesa dalla messe
temevi che qualcuno ti vedesse
e tremando, col far del giorno scappavi.

Eppure nessuno passava,
né certo guardava
quel solivago schivo col bastone bianco
che fischiava ai merli.

Tuttor rivivo il peso dell’addio
di quando, come l’elce diramava l’ombra,
solo mi lasciavi,
segno che il sole risaliva a Dio.

È rimasto com’era il paesaggio,
ma nessuno di te ricorda nulla,
sol’io e la mia mente scialba
che non volle comprendere il messaggio
di quella tenera e magica fanciulla
che germogliava e appassiva all’alba.

(Agosto 2010)        (purtroppo non ricordo chi l'ha scritta del nostro gruppo)