quiescenza di un autunno,
arrangiato nella distorsione,
beffardo adesivo d'identificazione,
nuoti nel fluido della tua inettitudine.
Escluso per malattia
e in possesso di un appannato pulsare di energie vitali,
corrodi il borghese senso della fortuna,
invenzione mediocre della normalità.
Monocromatico manubrio d'impotenza,
mutilazione del vigore,
ti strofini nella convinzione del tuo declassamento sociale.
Nella tua mansarda, apri il frigo della fantasia,
possessivo di fronte alla tua eccessiva lucida follia.
Eroe che spiazzi una vita in affitto,
in una simulazione di diversità,
impotenza a far coincidere la tua fama
con il culto del tuo essere individuo,
tagliato da un flessibile dalla lama affilata nel passato,
vivi imprimendo, nel materialismo, una realtà compensatoria,
segno distintivo di privilegio spirituale.
Sognando un futuro da megalomane,
maschera fittizia di un’immagine di sé consolatoria,
che segna il tempo di una vita come arte,
meticolosa ricerca di un’emozione,
lontana da una stagione flemmatica,
ti addormenti, preda del terrore
di essere violentato dalla metamorfosi del tempo.
::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

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