lunedì 22 giugno 2009

O cara moglie (omaggio a Ivan della Mea)


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Stagione altra (l’ultimo bacio) Poesia di Adelaide Cantafio

Stagione altra (l’ultimo bacio)

è quando il sole muore alla campagna

che torno indietro a un tempo ch'era estate

di zagara pungente

di acceso di limoni

di un vallo che correva alla marina

di quella gioia e di quel batticuore

tra baci

a sera

al lume d'un lampione



e venne poi l'inverno

il suo grigiore

ognuno al chiuso al caldo e al focolare

il vento che sui vetri riportava

del mare

in pianto

gemiti e parole



e torno a udire in note quella voce

la stessa che mi disse



-aspetta Amore-



sommessa sussurrarmi e con dolcezza



-nel subentrare d'ogni Primavera

ritroverai nei fiori il mio sorriso

nel raggio della luna una carezza

ed il mio bacio segnerà l'autunno

nel tremolare lieve del lampione



Adelaide Cantafio



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giovedì 18 giugno 2009

Romantica e Famelica

Vagheggio una quiete educata,

una passerella su cui venir celebrata.

Esproprio d’egocentrismo,

a prova di bacio.

Ape regina senza fisso alveare,

eleggo, come rappresentante, il mare.

Transitoria sentinella,

ti ustioni in una girella.

Evidenzio un background inascoltato,

per un servigio di certo non mancato.

Stordita da rivoluzioni non teorizzate,

smisto vesti, oramai fossilizzate.

Priva di permesso di villeggiatura,

una millanteria in cerca di cura,

rastrello rappresaglie,

danzo su faglie.

Tumulto articolato da una tattica al plurale,

fiore del male,

opera della tua mano,

guizzo che, ora, è lontano.

Intermediaria di una fine,

postulato di un sentire comune contrario.

Crocifissa a maggio.

Risorta a giugno.

A mie spese,

pago un’attesa non frequentata.

La fiducia nell’eternità,

tradita dal presente.

Un background che avanza sul mio corpo.

Pesa sul cuore dei passanti,

passeggeri d'istinti.

Con un mutuo da estinguere,

sfuggo alla morale dell’espiare;

noleggio un imbianchino

per una stanza color arcobaleno

e una discesa nella carne rossa,

rallegrata dal mio essere ambita dalla piazza.

Bruciata da una vendetta premeditata,

che, accanto a te, si fa sbalorditivo istante di tregua.

::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

martedì 16 giugno 2009

Orizzonti - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)



 

Orizzonti

Mi copriva come un sudario, 
un disperato senso di solitudine. 
Bagliori di sguardi, tinti da nero lucido, 
fotografico, un'ombra lunga, un sospiro nel silenzio.

Mentre come velo da sposa 
una nube adombrava il volto della luna, 
nascondendo, ancora una volta, 
il mio tranquillo mare della speranza.

E’ stato un vento
che inumidisce gli occhi,
a spingermi nell’unica oasi. 
Un naufragio verso nuova terra. 

Come stordito da quella improvvisa bellezza,
ubriaco di cielo degli occhi
riemergevo dallo Stige,
mi aggrappavo all'angelo con ali di carta.

 

Dove dipingere fantasie, all'ombra della luna, 
un sogno mi ha svegliato dal crepuscolo. 
Sfiorando l'aria del tuo respiro, imbottigliandola 
per farla invecchiare, sorseggiandola poi lentamente.


L’azzurro dei tuoi occhi
è il mio mare della tranquillità.



Michelangelo Cervellera (Giondalar)  ©- 16 giugno 2009

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giovedì 11 giugno 2009

Polvere - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

Polvere

 

Inciderò segni di luce

come fuoco su ali corvine

abbagliando tenebre

di terre morte.


Claudicando, oppresso e curvo

cercherò pieghe di terra libera,

e lì mi nutrirò

al seno dell’incanto del vento.


Libero da maschere grottesche

di esseri mendaci,

sorriderò ai venti d’inverno,

che tagliano arsi pensieri.


Cucirò lembi di sogno a primavera,

scarterò nudi falsi re, ipocriti,

offrirò reti al mare d’estate,

per liberare uomini di poco conto.


Soffio con l’ultimo

refolo d’autunno

a innalzar foglie secche:


polvere di speranza.



Michelangelo Cervellera (Giondalar)  ©- 11 giugno 2009