lunedì 28 ottobre 2024

Autunno (foglia) - revisione - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

  

Autunno (foglia) -(revisione)



Sebben lasci la vita

doni ancora il colore

ambrato del sole,

vita per la Madre.



Come velo di seta

discendi leggera

spogliando del d'oro vestito

chi ti ha nutrito.



Ti adagi ballerina nel vento

in acque calme, specchi d'argento

nei laghi, occhi socchiusi sulla terra

nei boschi, sussurrano gli alberi

nascosta nelle ombre, nidi di sogni

in città grigie, donando colore.



La Madre ti cullerà ancora

e rimanderai il suo canto

a chi ti raccoglierà

bisbigliandoli un segreto,

a chi ti calpesterà

racconterai una storia antica

per ogni fruscio.



Sbirciando dal vetro appannato

attendo una giovane gemma,

promessa di vita.









  Michelangelo Cervellera (Giondalar) - 2011

(D')esistere modificato- di Michelangelo Cervellera (Giondalar)







Scrivo ancora,
fiumi di parole
su nuda solitudine.
Ripiombi.

Svegliandoti
dal sogno del vagito
primordiale,
andando oltre.

Sino
alla prima stella,
Sino
al pulviscolo più antico,
Sino
al vuoto sconosciuto.
Che vuoi sia tuo.

Ti riempi di assenza,
Per non vivere, Per non essere,
Per non essere mai esistita,
invochi la bella signora
per tornare nel nulla.

Tu,
mio amore,
vuoi farci camminare
nel deserto, senza speranze,
sui sentieri dell'orrore.

Sino a perdere l'intima innocenza,
per cercare un'urna piena di niente,
per non stringere neanche un ricordo.

Novelli Prometeo,
a cui elargisci
un supplizio senza fine.

gridare nel vuoto senza suoni,
figlia, mamma, amore
e non sentir echi.

Perso,
mi lancio dal vuoto nel vuoto.


Michelangelo Cervellera (Giondalar) – 2010 ©

Dolore (revisionato) -- di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 



È stato ieri,
prima d’abbandonarmi
al respiro della notte,
che ho deciso
di non tracciare più
inutili segni d’inchiostro
sul candore del foglio.


Inutili tracce nella battaglia
contro tracotanza, prepotenza,
protervia e superbia, di chi
insegna l'odio, il dare dolore,
plaudire alle morti di un nemico inventato
a idioti, sciacalli ammaestrati e
conquistare menti disadorne.


Disertore da un esercito di parole,
ho gettato via l'elisir che mi ha salvato.
L'acqua pura, ora un ricordo svelto,
mi lascia assetato, smarrito e desolato.


Quindi ancora scrivo e dunque sono,
incido sul foglio le mie cicatrici,
la mia gioia, i miei perché,
scolpiti sulla pagina.


Allora mi abbandono
alle parole più pure,
al loro volere,
al loro volare,
ciò che vergo
è solo un infinito sogno.



Michelangelo Cervellera (Giondalar) – 2008 ©

Femminicidi (l'uomo empio) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 

Femminicidi (l'uomo empio)



Avevan gli occhi del dolore,
Sul corpo i lividi dell'amore,
Donne o bambine con un sogno,
Martoriate per un bisogno.

Sogni infranti, futuro rubato,
L'amore tuo ti ha cancellato,
L'uomo forte, un mito per alcuni bello,
Ti ama facendo del tuo corpo un macello.

Non sei nero, Il popolo incantato,
E quindi sei scusato e accettato,
Il potere ti salva e protegge
Non sei migrante è la legge.

È colpa tua, come vivere scegliesti,
Ma l'amore ha bisogno di pretesti,
Il freddo e il buio ora ti avvolge
L'amore tuo senza pietà ti travolge.

Avevan gli occhi del dolore,
Sul corpo i lividi dell'amore.


Michelangelo Cervellera (Giondalar) – 28 ottobre 2024 © 

Gioco crudele (danza macabra del potere) - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

 


Gioco crudele (danza macabra del potere)


Senza voce, senza scelta.

Trascinati via.

L'arroganza del potere. Un colosso di pietra.

Li schiaccia, Li seppellisce, Li muta in ombre.


Mutilati dall'appetito insaziabile del potere,

sacrificati come bambole di pezza,

squarciate sull'altare dell'odio,

ballerini involontari, al ritmo di un cuore nero


Un incendio che divora ogni speranza,

lucciole nell'abisso, senza un grido,

vittime innocenti, sacrificate sulla mensa del dominio.


Volti

segnati come pagine stracciate,

occhi

vuoti come deserto senza oasi,
storie sospese nel nulla,

sogni polverizzati dai venti dell'esilio,

mentre le navi li portano verso le tenebre della segregazione.


Un mostro informe,

un'ombra gelida,
divora innocenti,

come un'eclissi totale.


Ignoranza e disprezzo, un veleno mortale,

sotto il manto di un potere fatale.

Pochi neuroni, menti vuote e sterili,

tessono trame di morte, senza scrupoli.


Prove di potere assoluto

contro la democrazia della dissidenza.
L'oppressione, un muro invalicabile,
la forza del potere, inesorabile.


Echi di un passato oscuro, ombre che si allungano,
la storia insegna solo a chi la legge con mente libera,
per non dimenticare,

per non far nascere nuovi mostri.


Non temere l'ombra,

non temere le catene,

il fuoco della giustizia

illuminerà l'ombra,

scioglierà le catene.


Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - ottobre 2024 


sabato 19 ottobre 2024

Il canto della memoria - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)






                                        Il canto della memoria


Sull'orlo della memoria in oblio

dove le ombre danzano,

evocami il canto della coscienza

quando si infrange tra le nere parole

di una memoria dimenticata,

raccogli i miei pensieri,

tramutali in parole,

in filigrana di luce

e liberali al mondo,

un piccolo seme

che non germini nel dolore.

Ed è un passo d'attesa

non solo abbozzato,

al calar dell'autunno

dalle grida funeste.






Michelangelo Cervellera (Giondalar)  ©– 19 ottobre 2024

domenica 30 settembre 2018

Una pacca sulla spalla - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)










" Una pacca sulla spalla"

Un algido silenzio si erse da barriera,
eppur il calore s'era riacceso
come fuoco che non brucia,
dirompente e travolgente,

mutò in cascata
su teneri germogli.


Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - 30 settembre 2018