mercoledì 22 aprile 2009

Gratitudine

gratitudine


Messomi in cerca della gratitudine
d’essa scovai tanti risvolti:
scarsa attitudine al saluto,
scontroso distacco in molti volti
per i più passai per sconosciuto,
e fui immerso in altra latitudine.
L’apparenza salvata da qualcuno
disse “ossequi” e si voltò a ritroso.
Per quanto gremita fu la strada,
tanto più solo mi sentii quel giorno;
servo mi sembrò d’essere stato
e schiavo alla mensa degli stolti,
l’acqua di fonte che avevo dato
disseccava i germogli.
Sperai così che forse al mio ritorno
avrei trovato la luce che cercavo,
regno defunto ma di pochi colti
che capaci di ogni soluzione
alzarono un’ara alla riconoscenza
ampliando la loro migrazione
nell’esclusivo mondo della conoscenza.
Ugo Mastrogiovanni

::::::: ::::::: Postato da © ugomastro ::::::: :::::::

Ora so

Ora so da vecchio che:
nobile, puro, ineguagliabile,
irripetibile fu il bene dell’infanzia.
Ora so perché l’adolescenza
s’alimentava di ribellione;
perchè quegli anni e i capelli neri
sarebbero durati una stagione.
Ora so perché d’adulto fu l’intelligenza
che oltre al dono della conoscenza
mi concesse quello d’ascoltare.
Ora so perché la dea felicità
fa viaggio a braccetto della carità
e perché sarebbe stato saggio
serbar disprezzo per la falsità.
Ora lo so che si spegne il bene
scambiando la passione per amore.
Ora so ch’è come scorticare un cuore
se non trasformi in lacrime il dolore.
Ora so perché la notte è fabbrica di sogni.
Ora so perché per quanto ti bisogni
sempre di più il denaro non è Dio.
Ora so perché leggo al buio senza occhiali,
perchè trovo fragole al posto delle stelle.
Ora so perchè premia molto l’obbedienza;
che i libri non sostituiscono il maestro
se vuoi che la cultura muti in scienza.
Ora so perché sarebbe stato giusto
non metter troppa fretta al tempo
e alla noia innalzare un busto.
Ora so perché, deviata la rotaia,
avrei accresciuto la distanza,
ma non evitato la vecchiaia.

::::::: ::::::: Postato da © ugomastro ::::::: :::::::

La decima di Ugo Mastrogiovanni

Fermo, inflessibile, severo,
ecco mi spia inaspettato
il giudizio passato insalutato.
Tutto il trascorso è maculato d’eco;
ormai lontano, vecchio, svalutato,
neppure il ricordo l’avrebbe riesumato.
Mi si esige la decima pagata,
non importa della menta o della ruta
purché comunque lo sia stata.
Non reclama lo spreco, molto strano!
Sordo e vano mi rimbomba in testa:
< Se avessi > e < Se io fossi stato…>,
mi assalgono i “Se”, tantissimi “Però”,
qualche < Si sarebbe prevenuta…
oppure, invece..>.
Posso presentargli un “pagherò”?
Meglio gridare qualche prece
o tacere e bere la cicuta.

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sabato 18 aprile 2009

Torino, 6 dicembre 2007 (Poesia di Maria Lupo)

thyssenkrupp

Non sono bianche

ma rosse di sangue e fatica,

di lotte e ingiustizie,

le morti sul lavoro,

per il lavoro,

un lavoro da conservare,

un lavoro perduto.

Non sono bianche

ma nere di paura e dolore,

le braccia le gambe le vite

travolte e stritolate

da crolli e incendi

e macchine assassine.

Non sono bianche

le speranze sofferte

nelle fabbriche e nella strada,

nella guerra quotidiana

così simile a quella lontana:

un nemico noto

alle spalle e non di fronte a noi,

un benefattore che uccide,

dall’inizio del mondo.

Maria Lupo

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giovedì 16 aprile 2009

Profumo di libro - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)



Profumo di Libro

Cucire e ricucire un fragile vento,
portatore di echi di sillabe,
fragranze sottili, steli di cristallo,
imbrigliate come filari ordinati.  
 
Rese libere dallo scorrere degli occhi,
conservate dallo sfogliare delicato
in attesa della prossima mossa,
della prossimo verso, del prossimo abbraccio.
 
Esalano intuizioni e brividi, effetti e sensi,
afrodisiaci simboli del conoscere,
spezie dell’illusione del sapere,
sapori d’angoscia, balsamici ricordi.
 
Onirici voli liberano l’anima da polvere acida,
richiamando aromi con il solo sguardo
su pagine mai stanche di donare profumi
 
...e magiche emozioni, un viaggio infinito.
 
Michelangelo Cervellera (Giondalar)  ©- 16 aprile 2009 



lunedì 13 aprile 2009

Solo una mano d'angelo

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Solo una mano d'angelo

intatta di sè, del suo amore per sè,

potrebbe

offrirmi la concavità del suo palmo

perchè vi riversi il mio pianto.

La mano dell'uomo vivente

è troppo impigliata dei fili dell'oggi e dell'ieri,

è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!

Non potrà mai la mano dell'uomo mondarsi

per il tranquillo pianto del proprio fratello!

E dunque, soltanto una mano di angelo bianco

dalle lontane radici nutrite d'eterno e d'immenso

potrebbe filtrare serena le confessioni dell'uomo

senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.

(Alda Merini)

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