domenica 15 febbraio 2009

L'individuo blasé (NicoleRIO)

2781622

E’ il circolo dell’abitudine,

pernicioso stato viziato dell’essere.

Servitù maniacale dell’insicurezza,

contraddittorio dubbio,

addolcisce la prosopopea della certezza.

Dipendenza allo stato brado.

E’ il silenzio che trama alle spalle,

la fuga dal vistoso noto,

inutile gesto automatico.

Contraffatto senso dell’Amore,

vincolo comunitario, ormai loffio.

Alienazione della creatività.

E’ l’impellente bisogno di chiaro di luna,

ardenti parole disperse nel fuoco,

coscienza matura del risucchio d’energia.

Empatia negata,

intelligenza non retributiva.

Lacuna d’intimità.

E’ l’inchiesta alla fluidità dell’inconscio,

l’intelletto approda in un simulacro.

Razionalismo individualista,

tesse la ragnatela del travaglio,

vuoto esistenziale.

Confisca dell’identità.

E’ il vento che scompensa l’istanza di testamento,

oscilla il vecchio dondolo di famiglia,

l’attesa nega il tempo.

Paradigmi di disorganizzazione spirituale,

metodo sperimentale d’estraniazione.

Spersonificazione dell’individuo.

E’ l’eccesso di stimoli nervosi,

inversione di stile.

Timore della nuova semina,

spiraglio dell’orgogliosa vecchia stagione,

in un campo mal arato.

Abbaglio di verità.

NicoleRIO

http://fatuttopartedime.splinder.com

::::::: ::::::: Postato da © NicoleRIO ::::::: :::::::

giovedì 12 febbraio 2009

Incanto

borgo montano notte

Sui tetti sparsi del montano borgo

e tra le fronde del querceto scuro

scorgo tremuli e bianchi i raggi della luna.

Nell’affossata cuna della valle

una coltre di nebbia;

sul lungo muro di montagne in fila

il cupo mistero.

Tutto intorno e da quel verde nero il canto dei grilli.

E me, col borgo e le montagne e i trilli,

nell’immenso fumo delle stelle.

(1960)

Ugo Mastrogiovanni

::::::: ::::::: Postato da © ugomastro ::::::: :::::::

Incanto - di Ugo Mastrogiovanni

borgo montano notte

Sui tetti sparsi del montano borgo

e tra le fronde del querceto scuro

scorgo tremuli e bianchi i raggi della luna.

Nell’affossata cuna della valle

una coltre di nebbia;

sul lungo muro di montagne in fila

il cupo mistero.

Tutto intorno e da quel verde nero il canto dei grilli.

E me, col borgo e le montagne e i trilli,

nell’immenso fumo delle stelle.

(1960)

Ugo Mastrogiovanni

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Smetto di sognare

bosco

Nel meriggio assolato

quando il bosco scherza

e con le felci ruzzola la ghianda,

dietro il leccio resto ad aspettare

dove il merlo ed il fringuello canta.

Il croco al narciso vanta gli amori di Giove,

danza il picchio sul ginepro in fiore,

sulle anemoni balla la farfalla rosa,

tace ogni cosa, respira il verde

e piove e si perde

il sole tra le foglie in festa.

Abeti e cedri guardano incantati,

resta immobile il ghiro,

il tasso raccoglie profumata

la gioia che sente la sequoia

e immobile resto ad osservare

con gli occhi presi dagli eventi.

Non senti nulla in quel momento,

neanche il vento se soffiasse forte,

neppure i cavalli della morte,

aspetto e basta non sapendo cosa.

Un’angoscia di gioia mi sovrasta

d’illusione, attesa o forse noia;

intanto si sposa il sole con la luna,

nessuna visione curiosa

senno e sottobosco invade,

la notte cade e mi fa cenno

che si dorme.

Altre forme veste il croco,

il leccio ed il narciso,

bisogna andare

mi sveglio e smetto di sognare.

(2005)

Ugo Mastrogiovanni

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Smetto di sognare

bosco

Nel meriggio assolato

quando il bosco scherza

e con le felci ruzzola la ghianda,

dietro il leccio resto ad aspettare

dove il merlo ed il fringuello canta.

Il croco al narciso vanta gli amori di Giove,

danza il picchio sul ginepro in fiore,

sulle anemoni balla la farfalla rosa,

tace ogni cosa, respira il verde

e piove e si perde

il sole tra le foglie in festa.

Abeti e cedri guardano incantati,

resta immobile il ghiro,

il tasso raccoglie profumata

la gioia che sente la sequoia

e immobile resto ad osservare

con gli occhi presi dagli eventi.

Non senti nulla in quel momento,

neanche il vento se soffiasse forte,

neppure i cavalli della morte,

aspetto e basta non sapendo cosa.

Un’angoscia di gioia mi sovrasta

d’illusione, attesa o forse noia;

intanto si sposa il sole con la luna,

nessuna visione curiosa

senno e sottobosco invade,

la notte cade e mi fa cenno

che si dorme.

Altre forme veste il croco,

il leccio ed il narciso,

bisogna andare

mi sveglio e smetto di sognare.

(2005)

Ugo Mastrogiovanni

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Mia Madre

capelli_bianchi

Il resto della chioma che,

castana un giorno,

le fu corona al volto pien di giovinezza,

oggi, lieve e d’argento, carezza la sua fronte stanca.

Bianca, delicata fronte,

che pensasti tanto

in su degli occhi tremuli e infossati,

oggi ancora non ti stanchi.

Cari, casti, venerati occhi,

qual lucerne brillate a dar la luce al viso:

un viso di venerande rughe

ch’al riso mai vidi chinato,

e bimbo fui io pure.

La rattristante, irremovibil tua lunga mestezza

quanti baci strappò alle mie labbra

e quante volte,

perchè ti son di noia,

li rituffai nel core.

Oh madre,

il viver tuo qual pena al petto mio riserva!

Grande croce inchiodò destino agli anni tuoi.

Nel volto tuo

il supremo scultor

di Cristo vide la dolente Madre e il duol del mondo.

Sorridi oh mamma,

dato non fu di rattristarti sempre;

se cerchi nessun ti vende gioia, saria troppo costosa a noi,

me se tu cerchi, ma se tu scruti in te,

ne troverai un poco: un poco sempre c’è.

(1961)

Ugo Mastrogiovanni

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Rigetto

foschia-sul-fiume

Il fiume rigetta la mia immagine,

lo specchio non la riflette,

le pagine rifiutano il mio inchiostro

e muta resta la mia omelia.

Un’ombra si ferma, sorride e va via,

un mostro forse mi deride,

stride un vascello impigliato

nel tempo che azzanna il fato,

la smania di reazione

distorce la mia posizione.

Eppure nulla è cambiato

di quello che ho fatto finora,

mai desistere, lo farei ancora:

non è sbagliato amare,

essere obbligato,

nascere, esistere, donare.

(2006)

Ugo Matrogiovanni

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