domenica 19 ottobre 2008

UOMO di Ivan Bui

fronte cd

Chiudi gli occhi,

vorresti sognare bambini che giocano,

uomini che sorridono,

donne libere.

Apri gli occhi,

i bambini muoiono di fame,

gli uomini si uccidono,

le donne subiscono violenze.

Ti agiti, gridi, sono tutti sordi,

scrollano le spalle,

provi sconforto,

stai per cedere,

ma qualcosa si muove,

qualcuno ti guarda,

ti sorride,

ti ascolta,

allora capisci che non devi mollare,

che rassegnarsi è morire,

che devi riprovarci,

non sai quando,

ma sai che vincerai.

Ivan Bui

::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::

giovedì 16 ottobre 2008

AS..SOLO - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

AYLA ritaglio


                              AS..SOLO

 

Avrei voluto carezzarti

per l’ultima volta,

poggiare la tua testa

sulle mie tremanti gambe,

respirare il tuo odore,

toccare il tuo ventre

come in un adagio lento.


Avrei voluto sussurrarti

suoni d’acqua,

profumi di terra,

caleidoscopi di colori

del giorno

e della notte,

del freddo vento.


Avrei voluto stringerti,

un ultima volta,

l’ultima volta,

prima di chiudere gli occhi,

lasciandomi assaporare

l’amaro fiele

della rabbia.


Avrei voluto accompagnarti

lentamente,

aprirti la porta

come per gioco

in questa ultima corsa,

nascondendomi per rovesciare dolore

nell’inferno liquido del pianto.


Avrei voluto…………….

ma non ho potuto,

non sapevo che aprivi

la porta senza me,

ne una carezza dalle mie mani,

ne un sussurro dalla mia voce,

ti hanno accompagnata.


E ora germina rigoglioso il dolore,

come gramigna

invade ogni zolla

del mio esistere,

rimane solo lo spazio

per far nascere crisantemi

sulla mia coscienza.


            Michelangelo Cervellera (Giondalar)  ©- 16 ottobre 2008 


mercoledì 15 ottobre 2008

Chi sei per me

Tu sei per me la nuvoletta bianca

che soffice e lontana

aspetta il bacio del vento;

la perenne fontana d’ambrosia.

Sei d’argento la brina

ch’adorna l’erbetta con mille goccioline di brillanti.

Sei la fata turchina che serio e geloso

serbai con rispetto

nel verde cassetto dei miei sogni.

I diamanti del mondo, il mistero del cuore,

sei le perle del mare.

Sei la dolce canzone d’amore

che pura e celeste

m’investe con voci d’incanto.

Sei il pianto del sole che lieve e dorato

s’adagia sul bianco deserto di neve.

Nel parco stregato: un’orchidea celeste,

nel cielo dorato: la veste dell’Eterno,

per il mio cuore ardente: un tempuscolo d’eternità.

Ugo Mastrogiovanni

(1960)

Ugo Mastrogiovanni

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Lavavi al fiume

Lavavi al fiume la sottoveste rosa

e reggiseni bianchi sciorinavi al sole, profumati.

Cantavi all’onda

e baciava le mani affusolate,

portando al mare l’ombra del tuo petto pieno,

l’acqua schiumosa.

Sudavi in fronte e

rotolava la goccia per il collo nel giorno caldo.

La primavera intorno

respirava i tuoi vent’anni.

(1963)

Ugo Mastrogiovanni

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Questo amore del sud

In un giorno di freddo avvolto di nebbia

quest’uomo del sud al nord ormeggiò,

così impensato, così inaspettato,

da tanto lontano vedesti approdar;

ti colse un sorriso, ti mise allegria,

ed ogni tua via ti fece cambiar.

Non era il tuo tipo né il tuo modello

collo taurino, alquanto bassino,

poco vicino al tuo vagheggiar.

Aveva qualcosa, per caso era bello

che tante emozioni ti stimolò!

Ti seppe guardare, ti seppe capire,

ti chiese la mano e tuo diventò.

Chi l’avrebbe mai detto, immaginato

che avresti sposato un uomo del sud

Quel tanto lontano ormai adiacente

ha intrecciato il cammino, ha fuso la mente

e nessuno si pente d’aver consumato

una vita completa con l’amore del sud.

(A mia moglie grazia, nata e vissuta a Verona,

trapiantata a Napoli 42 anni fa….)

Ugo Mastrogiovanni

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C’era una volta mio Padre

C’era una volta mio Padre,

taciturno, ponderato, saggio,

con cui ho parlato troppo poco per imparare

il messaggio che ora conosco a perfezione.

L’ho guardato pochissimo quest’Uomo

per non capire che era un paesaggio da scoprire,

eppure oggi è l’unica mia fonte di coraggio;

il solo con cui parlare quando il mio mondo trema,

quando l’ora si fa scura.

Dalla sua Pace

mi consiglia, rassicura

e tace quest’Uomo assente,

ma presente in ogni anfratto di me,

suo figlio prediletto.

C’era una volta mio Padre

che col suo silenzio

m’insegnò soggezione, onestà e rispetto.

Ugo Mastrogiovanni

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lunedì 6 ottobre 2008

Divorzio

divorzio-dolore

Da padre vidi ch’era bella: mi darà un nipote,
sarà una buona madre, pensai della signora;
ha quella giusta dote per diventar mia nuora
e fu nel tempio sposa e ne sortì una figlia
una famiglia nuova, certo gradita a Dio,
eppure mi sbagliai.
Compiva Davide cinque anni quand’ecco inveire lui:
<>.
Furono tinte nere, incubi di morte, la mia peggiore sorte.
<>.
Devastò il dovere, ignaro del peccato,
senza pensare al poi, senza badare a nulla,
del genitor che fu dimenticato.
Come ubriaco, cieco, tramortito restai.
Vagai tra la fanciulla, una brava moglie,
il piccolo, un infante candido, innocente,
la vergogna, la gente: mi mancava il fiato.
E m’è rimasto lui, tenero, educato, divertente,
la grande mia passione;
occhi cielo e mare, un azzurro, dipinto raffinato,
penetrante, docile, sottile, volto leggiadro,
miniato, venuto a lenir la delusione.
Compiaciuto, allegro, vanitoso,
distoglie alquanto il mio pensiero
dall’incresciosa, ingiusta situazione
che mi commuove al pianto
quando penso al passo sconveniente,
quella cattiva azione ch’ha spento tutta l’allegria
e ha spezzato via a mia stagione.
(2008)

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