Una persona molto speciale che entrata nella mia vita 13 mesi orsono dice di aver ricevuto una lettera dalla mia Ayla che se ne andata nei prati del suo paradiso il 4 ottobre 2008.
Pubblico questa lettera, segno d'infinito amore per me da parte di tutte e due.
Ciao Papy,
vorrei salutarti . Volevo chiedere a mamy Lucia o a mio Fratello Luca di scriverti ma, sono tanto tristi come te e non me la son sentita di disturbarli ulteriormente, così ho trovato questa " Molly " (così dice di chiamarsi) , ho sentito dire che le vuoi bene e allora ho chiesto a lei di scrivere per me.
Ecco papy , volevo ringraziarti per i meravigliosi anni passati insieme, per avermi portata in tanti posti , per avermi dato la possibilità di correre in quei meravigliosi prati verdi , per non avermi sempre sgridata quando ( sapevi quanto mi piaceva ) mi tuffavo in tutti i corsi d'acqua che trovavo......e poi ancora grazie per avermi fatto giocare con tutti quei bei ramoni grossi che io mi portavo in giro tutta fiera.
Scusami per quella volta che sono scappata insieme a un bello cagnolone.....Avevo voglia di coccole diverse......
Papy. sei stato un papy meraviglioso e , anche quando hai deciso per il mio bene di lasciarmi da mamy Lucia ( che per altro voglio tanto benissimo ) , non ho mai smesso di amarti, sapevo che la tua decisione di non tenermi con te non veniva certo dalla tua mancanza di affetto nei miei confronti. Chissà come ti sei sentito solo a volte senza un mio bacio o un mio abbraccio.
Ora sono qui con tanti amici, gatti, cani, uccelli , ragni, topi......tanti tanti amici. Ci sono prati meravigliosi e tantissimi fossetti dove posso lanciarmi per fare un bel bagno. Non essere triste per me papy, io non ti abbandono e non abbandono mamy e Luca. Vi voglio bene.
Ti lecco tantissimo
LA TUA AYLA.
P.S. Grazie per la meravigliosa poesia che mi hai dedicato. Ho pianto sai ?
Non smettere mai di scrivere papy, sei bravissimo.
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::
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- Michelangelo Cervellera (Giondalar)
- Milano, Milano, Italy
- Ecco una parola io sono: una parola che significa a volte nulla a volte un infinito. (Kahlil Gibran)

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Credits
domenica 5 ottobre 2008
A Rosalba
Il tuo nome
esprime la tua essenza:
bella e raffinata come una rosa,
pura e soave come la luce dell’alba.
Il tuo sorriso,
un’esplosione di vitalità.
Il tuo viso,
pallido e delicato,
come quello di una bambola di porcellana.
Un animo generoso,
sempre pronto ad aiutare gli altri.
Non hai mai smesso
di curare parenti e conoscenti,
neanche quando lottavi per te stessa.
Mi hai insegnato il valore della vita
e mi hai fatto capire
che dovevo dare un senso alla mia.
Hai amato con grande intensità
un uomo che non ti meritava.
Poi hai capito...
La tua vita e la tua sofferenza
avrebbero avuto un senso
solo curando i poveri,
gli emarginati, gli ultimi della società.
Saresti partita per andare in missione...
Quante cose hai lasciato incompiute!
Rosalba,
un fiore reciso troppo in fretta!!
5/10/2007
Cinzia Gargiulo
Dedicata a mia sorella Rosalba
La poesia che segue è stata dedicata a me e mia sorella Rosalba dal mio amico Vincenzo Rocciolo che leggendo questa mia dedica ha saputo cogliere, con la sua sensibilità, il legame viscerale che ci univa e che neanche la sua precoce morte ha potuto spezzare.
ROSALBA E CINZIA
Se tu fossi ancora qui
vedresti un fiore rosso,
se tu fossi ancora qui
vedresti una luce che splende.
E' la tua piccola,
la bambina che hai cullato
tra le tue braccia
come una bambola vivente.
E' la tua piccola,
quella che ti stava
attaccata alle gonne
per sentirsi grande come te.
Tu che amavi la gente,
la gente normale, comune,
la gente che lotta, che soffre,
saresti fiera di lei.
La tua piccola ha trasformato
il dolore in amore,
grazie anche a te
e all'amore che tu le hai insegnato.
La tua piccola gioca
con tanti bambini,
la tua piccola ama,
come possono amare i bambini.
Perché la tua piccola
ha una parte del tuo cuore,
una parte del tuo sorriso,
una parte della tua anima.
Te ne sei andata,
ma non l'hai mai lasciata,
sei stata con lei
quando ha sofferto,
sei stata con lei
quando ha amato,
sei con lei quando scrive,
sei con lei quando
cammina nei boschi.
L'hai sentita piangere,
l'hai sentita pregare,
l'hai vista far l'amore felice,
l'hai vista correre in riva al mare.
Ora è grande la tua piccola,
ora è una donna,
una donna che sa amare,
una donna che sa ridere,
una donna che sa piangere,
una donna che sa pregare.
Ma se Cinzia è tutto questo,
lo deve ad un fiore meraviglioso,
un fiore che voleva vivere
con un unico grande scopo:
aiutare chi era in difficoltà,
chi soffriva, chi viveva ai margini.
Il Signore ha voluto chiamarti
presto a sé, nel fiore dei tuoi anni,
e ora sei lì accanto a Lui,
forse perché lassù
c'era bisogno di un angelo
che si chiamava Rosalba.
Dedicata a Cinzia Gargiulo, donna e poetessa di grande sensibilità e umanità, e a sua sorella Rosalba, grande faro luminoso della sua vita, spentosi troppo presto, ma che continua a illuminare, con luce invisibile, la sua strada.
Vincenzo Rocciolo
::::::: ::::::: Postato da © portici1963 ::::::: :::::::
sabato 4 ottobre 2008
Ad Ayla - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)
Ad Ayla
Catturata dal vento
echeggia la tua voce,
cerchi concentrici
riflettono mosaici
di giochi,
mentre veloce
corri gioiosa
con nuovi compagni
nei prati del tuo paradiso,
al guinzaglio solo
della nostra memoria
Michelangelo Cervellera (Giondalar) © - 4 ottobre 2008
venerdì 3 ottobre 2008
Oggi
Muore il sole tra lo smog.
Quel che vale
è il centro commerciale,
là c’è luce brillante,
artificiale,
c’è pace,
ogni cosa efficace,
là è tutto idrazina.
Si perde fuori la voce
nel lezzo di benzina.
Che sia corrotto il bello
e sconsacrato il lutto
oggi?
Ma no, tutto progresso!
Il mondo va veloce,
se mai non te ne accorgi,
ma stai vivendo.
(2008)
Ugo Mastrogiovanni
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::
giovedì 2 ottobre 2008
L'orco
GIRANDO PER I BLOG
Sono felice di poter inserire
due post pubblicati da
nel suo blog
So che con questo post rischio di far sanguinare qualche ferita ancora aperta o di riaprire qualche vecchia ferita mai del tutto cicatrizzata, perché l'argomento è scomodo, difficile, pesante: sto parlando delle violenze in famiglia.
E' da un pò di giorni che ci penso, da quando una mia amica mi ha rivelato delle cose molto intime della sua vita. Generalmente le vittime di tali violenze sono le donne e i bambini, ma anche gli anziani, forse perchè scomodi e difficili da gestire nelle vita frenetica di oggi, sono sempre più spesso vittime di tali violenze.
Insomma, violenze contro i più deboli, contro quelli che non possono difendersi, contro chi funge da valvola di sfogo per uomini sempre più stressati, violenti, in preda all'alcool o alla droga.
Generalmente si pensa alle violenze fisiche, e queste sono una parte importante nel totale complessivo delle violenze, ma esistono violenze di tanti tipi: violenze sessuali, ricatti, minacce, violenze psicologiche, assoggettamenti, condizionamenti che sanno di plagio, ricatti di tipo economico, ecc...
Non è mia intenzione affrontare qui il problema dal punto di vista psicologico e sociologico, ma, poiché le confidenze della mia amica mi hanno dato lo spunto per scrivere una poesia, voglio proporvela, con la segreta speranza che sempre di più chi è vittima di tali violenze, trovi il coraggio di denunciare, di uscire dalla spirale in cui si trova, perché è solo parlando, uscendo dall'isolamento, che si può spezzare l'infinita catena dei maltrattamenti e dare la giusta punizione a che si macchia di queste colpe orrende, perché perpetrate verso chi è più vicino ed è più debole.
Alla mia poesia ho dato questo titolo:
L'ORCO
Le urla, là in cucina.
I colpi, là in cucina.
I pianti, là in cucina.
Ti tappi le orecchie
con le mani, per non sentire,
chiudi gli occhi per
chiudere fuori il mondo,
sigilli il cuore
per non farlo scoppiare.
Nel tuo mondo di bambina
non ci dovevano essere gli orchi;
gli orchi dovevano essere nelle favole,
non nella tua cucina.
Giorni, mesi, anni,
e l'orco è lì,
urla, bestemmia,
sfoga i suoi bestiali istinti
su chi non si difende.
La guardi, gli occhi gonfi,
il corpo coperto di lividi,
e ti chiedi perché,
perché non si ribella,
perché accetta le percosse,
perché piange in silenzio.
Sei tu, se non ci fossi tu,
lei si ribellerebbe,
lei forse sarebbe già andata via,
lo avrebbe lasciato solo
nel suo mondo di violenza.
Pensi di annullarti, pensi di cancellarti,
vorresti sparire, vorresti non essere nata.
Sei triste, sei timida,
sei insicura, sei spaventata.
Ti fanno paura gli uomini,
cresci con dentro
i rumori dei pugni, dei calci,
cresci con dentro
le lacrime versate,
con negli occhi il viso di tua madre
gonfio di botte e di pianto.
Non voglio uomini,
non voglio fare l'amore,
non voglio essere toccata,
non voglio essere baciata
non voglio essere accarezzata,
non voglio essere picchiata.
Voglio solo chiudere gli occhi,
voglio solo piangere,
voglio solo sognare
un mondo senza orchi,
voglio solo stare sotto il letto
o nascosta nell'armadio
per non sentire,
per non vedere.
Cresci, e capisci che
non ci sono solo orchi,
ma quanta sofferenza
per dimenticare quell'orco,
quanta forza per accettare
una carezza,
quanti tremori per
donare un bacio,
quante lacrime per dimenticare.
Gli orchi lasciano i segni:
non solo sulla pelle,
ma anche nell'anima;
i segni sulla pelle vanno via,
quelli impressi a fuoco nell'anima, no,
ma quei segni nell'anima
ti hanno resa quello che sei,
una donna che ha conservato
il suo dolore di bambina
trasformandolo in amore,
dolcezza, tenerezza.
L'Orco non lo sa;
non gli diciamo niente;
lasciamolo nel suo mondo di violenza;
voliamo insieme, mano nella mano,
verso il sogno di un mondo senza orchi.
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::
mercoledì 1 ottobre 2008
Sete e Nuvole
Chiaro pomeriggio d'autunno
tinteggia di ricordi
foglie, paesaggio, pensieri.
Capricciose nuvole scorrono
pacatamente minacciose,
forse annoiate.
Gesto stupido:
riavvolgo un vecchio gomitolo
srotolato, sfibrato, inutile.
Ho il cuore arido,
ho sete.
Speriamo piova.
tinteggia di ricordi
foglie, paesaggio, pensieri.
Capricciose nuvole scorrono
pacatamente minacciose,
forse annoiate.
Gesto stupido:
riavvolgo un vecchio gomitolo
srotolato, sfibrato, inutile.
Ho il cuore arido,
ho sete.
Speriamo piova.
Marta Niero
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::
martedì 30 settembre 2008
La Città
città
Non il saluto che si addice ai vecchi,
un avanzar discreto, rispettoso,
di giovinette con in mano i secchi
per la fonte traguardo doveroso;
di puro né pozzo, né sorgente,
un echeggiar festoso di baldoria,
un baglior di luci e tanta gente.
Nessuna traccia delle cicatrici
di fame e sete alla memoria
tutto estirpato delle mie radici.
Niente più Via Della Bellezza
dove l’amore ricamava il buio
e la virtù vestiva giovinezza.
Sentore di vita assai fastosa,
premure rare, spazi soffocati,
città informe, strana, rumorosa,
basilari i dettagli trascurati.
Nulla o poca lotta per il pane
nessun ricordo di che fu la fame.
Affollata Via Dei Fannulloni,
vuota Piazza Del Talento,
stipata Per le Deviazioni,
zeppo Borgo Dell’argento.
Sparito il Vicolo Degli Orti;
dove fu Largo Del Lavoro
un monumento dedicato all’oro,
scomparsa Via Dei Nostri Morti.
A case bigie, semplici e sbiancate
grattacieli svettanti e rilucenti,
palazzi e grandi ville decorate.
Quella che si nutriva di quiete
è ormai una città di confusione
sulle brutture si cala una parete
ed il peggio sembra l’occasione
per cancellar del bello la memoria
e cambiare il corso della storia.
(2008)
Ugo Mastrogiovanni
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::
Non il saluto che si addice ai vecchi,
un avanzar discreto, rispettoso,
di giovinette con in mano i secchi
per la fonte traguardo doveroso;
di puro né pozzo, né sorgente,
un echeggiar festoso di baldoria,
un baglior di luci e tanta gente.
Nessuna traccia delle cicatrici
di fame e sete alla memoria
tutto estirpato delle mie radici.
Niente più Via Della Bellezza
dove l’amore ricamava il buio
e la virtù vestiva giovinezza.
Sentore di vita assai fastosa,
premure rare, spazi soffocati,
città informe, strana, rumorosa,
basilari i dettagli trascurati.
Nulla o poca lotta per il pane
nessun ricordo di che fu la fame.
Affollata Via Dei Fannulloni,
vuota Piazza Del Talento,
stipata Per le Deviazioni,
zeppo Borgo Dell’argento.
Sparito il Vicolo Degli Orti;
dove fu Largo Del Lavoro
un monumento dedicato all’oro,
scomparsa Via Dei Nostri Morti.
A case bigie, semplici e sbiancate
grattacieli svettanti e rilucenti,
palazzi e grandi ville decorate.
Quella che si nutriva di quiete
è ormai una città di confusione
sulle brutture si cala una parete
ed il peggio sembra l’occasione
per cancellar del bello la memoria
e cambiare il corso della storia.
(2008)
Ugo Mastrogiovanni
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