giovedì 30 aprile 2009

3° incontro a Roma

1°_2° incontro

.....e domani a Roma per il 3° incontro con alcuni

amici del sito Poesieracconti.

Tornerò sul blog lunedì 4 maggio.

BUON PRIMO MAGGIO A TUTTI


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mercoledì 29 aprile 2009

Fiore di poesia (Alda Merini)

fiore di poesia



Io non ho bisogno di denaro.

Ho bisogno di sentimenti,

di parole, di parole scelte sapientemente,

di fiori detti pensieri,

di rose dette presenze,

di sogni che abitino alberi,

di canzoni che facciano danzare le statue,

di stelle che mormorino agli orecchi degli amanti.....

Ho bisogno di poesia,

questa magia che brucia la pesantezza delle parole,

che risveglia le emozioni e da colori nuovi.




(Alda Merini)

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1° Maggio

portella_della_ginestra,_renato_guttuso

La vecchia credeva che fossero mortaretti e cominciò a battere le mani festosa. Rideva. Per una frazione di secondo continuò a ridere, allegra, dentro di sé, ma il suo sorriso si era già rattrappito in un ghigno di terrore. Un mulo cadde con il ventre all'aria. A una bambina, all’improvviso, la piccola mascella si arrossò di sangue. La polvere si levava a spruzzi come se il vento avesse preso a danzare. C'era gente che cadeva, in silenzio, e non si alzava più. Altri scappavano urlando, come impazziti. E scappavano, in preda al terrore, i cavalli, travolgendo uomini, donne, bambini. Poi si udì qualcosa che fischiava contro i massi. Qualcosa che strideva e fischiava. E ancora quel rumore di mortaretti. Un bambino cadde colpito alla spalla. Una donna, con il petto squarciato, era finita esanime sulla carcassa della sua cavalla sventrata. Il corpo di un uomo, dalla testa maciullata cadde al suolo con il rumore di un sacco pieno di stracci. E poi quell'odore di polvere da sparo.

La carneficina durò in tutto un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. In lontananza il fiume Jato riprese a far udire il suo suono liquido e leggero. E le due alture gialle di ginestre, la Pizzuta e la Cumeta, apparvero tra la polvere come angeli custodi silenti e smarriti.

Era il l° maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage dell'Italia repubblicana.

Tratto da http://www.misteriditalia.it/

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venerdì 24 aprile 2009

25 aprile 2009

25 aprile 2009

25 APRILE 1945 - 25 APRILE 2009

Difendiamo la Costituzione della Repubblica italiana nata dalla Resistenza contro ogni tentativo di snaturarla, di svuotarla, di svilirla.


“La Costituzione è un testamento, un testamento di 100mila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”

Queste parole di Piero Calamandrei, uno dei Padri della Patria sono tremendamente attuali. La Costituzione è minacciata sempre più da pericolosi segnali di ostilità ignorando così la storia con assurde proposte di parificazione tra chi ha combattuto ed è stato ucciso per la libertà e chi ha collaborato con l’occupante. Da qui la necessità di respingere con fermezza tutti i tentativi di chi vuole reciderne le radici che la legano alla Resistenza, alla lotta partigiana, alla guerra di Liberazione nazionale.

Gli Italiani tutti hanno pagato un prezzo altissimo per la conquista della libertà che oggi 25 aprile celebriamo. In questo dolore, in questa lotta e in questo sacrificio affondano le loro radici la nostra Repubblica e la nostra Costituzione che la storia chiama tutti a riconoscere come matrice della nostra comunità nazionale.



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mercoledì 22 aprile 2009

Gratitudine

gratitudine


Messomi in cerca della gratitudine
d’essa scovai tanti risvolti:
scarsa attitudine al saluto,
scontroso distacco in molti volti
per i più passai per sconosciuto,
e fui immerso in altra latitudine.
L’apparenza salvata da qualcuno
disse “ossequi” e si voltò a ritroso.
Per quanto gremita fu la strada,
tanto più solo mi sentii quel giorno;
servo mi sembrò d’essere stato
e schiavo alla mensa degli stolti,
l’acqua di fonte che avevo dato
disseccava i germogli.
Sperai così che forse al mio ritorno
avrei trovato la luce che cercavo,
regno defunto ma di pochi colti
che capaci di ogni soluzione
alzarono un’ara alla riconoscenza
ampliando la loro migrazione
nell’esclusivo mondo della conoscenza.
Ugo Mastrogiovanni

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Ora so

Ora so da vecchio che:
nobile, puro, ineguagliabile,
irripetibile fu il bene dell’infanzia.
Ora so perché l’adolescenza
s’alimentava di ribellione;
perchè quegli anni e i capelli neri
sarebbero durati una stagione.
Ora so perché d’adulto fu l’intelligenza
che oltre al dono della conoscenza
mi concesse quello d’ascoltare.
Ora so perché la dea felicità
fa viaggio a braccetto della carità
e perché sarebbe stato saggio
serbar disprezzo per la falsità.
Ora lo so che si spegne il bene
scambiando la passione per amore.
Ora so ch’è come scorticare un cuore
se non trasformi in lacrime il dolore.
Ora so perché la notte è fabbrica di sogni.
Ora so perché per quanto ti bisogni
sempre di più il denaro non è Dio.
Ora so perché leggo al buio senza occhiali,
perchè trovo fragole al posto delle stelle.
Ora so perchè premia molto l’obbedienza;
che i libri non sostituiscono il maestro
se vuoi che la cultura muti in scienza.
Ora so perché sarebbe stato giusto
non metter troppa fretta al tempo
e alla noia innalzare un busto.
Ora so perché, deviata la rotaia,
avrei accresciuto la distanza,
ma non evitato la vecchiaia.

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La decima di Ugo Mastrogiovanni

Fermo, inflessibile, severo,
ecco mi spia inaspettato
il giudizio passato insalutato.
Tutto il trascorso è maculato d’eco;
ormai lontano, vecchio, svalutato,
neppure il ricordo l’avrebbe riesumato.
Mi si esige la decima pagata,
non importa della menta o della ruta
purché comunque lo sia stata.
Non reclama lo spreco, molto strano!
Sordo e vano mi rimbomba in testa:
< Se avessi > e < Se io fossi stato…>,
mi assalgono i “Se”, tantissimi “Però”,
qualche < Si sarebbe prevenuta…
oppure, invece..>.
Posso presentargli un “pagherò”?
Meglio gridare qualche prece
o tacere e bere la cicuta.

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sabato 18 aprile 2009

Torino, 6 dicembre 2007 (Poesia di Maria Lupo)

thyssenkrupp

Non sono bianche

ma rosse di sangue e fatica,

di lotte e ingiustizie,

le morti sul lavoro,

per il lavoro,

un lavoro da conservare,

un lavoro perduto.

Non sono bianche

ma nere di paura e dolore,

le braccia le gambe le vite

travolte e stritolate

da crolli e incendi

e macchine assassine.

Non sono bianche

le speranze sofferte

nelle fabbriche e nella strada,

nella guerra quotidiana

così simile a quella lontana:

un nemico noto

alle spalle e non di fronte a noi,

un benefattore che uccide,

dall’inizio del mondo.

Maria Lupo

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giovedì 16 aprile 2009

Profumo di libro - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)



Profumo di Libro

Cucire e ricucire un fragile vento,
portatore di echi di sillabe,
fragranze sottili, steli di cristallo,
imbrigliate come filari ordinati.  
 
Rese libere dallo scorrere degli occhi,
conservate dallo sfogliare delicato
in attesa della prossima mossa,
della prossimo verso, del prossimo abbraccio.
 
Esalano intuizioni e brividi, effetti e sensi,
afrodisiaci simboli del conoscere,
spezie dell’illusione del sapere,
sapori d’angoscia, balsamici ricordi.
 
Onirici voli liberano l’anima da polvere acida,
richiamando aromi con il solo sguardo
su pagine mai stanche di donare profumi
 
...e magiche emozioni, un viaggio infinito.
 
Michelangelo Cervellera (Giondalar)  ©- 16 aprile 2009 



lunedì 13 aprile 2009

Solo una mano d'angelo

angelosfondoso1

Solo una mano d'angelo

intatta di sè, del suo amore per sè,

potrebbe

offrirmi la concavità del suo palmo

perchè vi riversi il mio pianto.

La mano dell'uomo vivente

è troppo impigliata dei fili dell'oggi e dell'ieri,

è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!

Non potrà mai la mano dell'uomo mondarsi

per il tranquillo pianto del proprio fratello!

E dunque, soltanto una mano di angelo bianco

dalle lontane radici nutrite d'eterno e d'immenso

potrebbe filtrare serena le confessioni dell'uomo

senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.

(Alda Merini)

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domenica 12 aprile 2009

La poesia è ikl salvagente (Kahlil Gibran)

la poesia è il salvagente

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Piacere perverso (racconto di Jina Sunrise)

piacere peverso

sei lì sdraiata sotto quella lampada, per far sì che il suo calore ti penetri nelle ossa. per prendere colore. stanza chiusa, musica in sottofondo, solo tu ed i tuoi pensieri che vagano dal passato al futuro. ad un tratto ti senti sfiorare, ti volti e vedi me.. ti accarezzo i capelli, ti sorrido e ti passo delicatamente le dita sugli occhi e ti sussurro:tranquilla, lasciati andare. sospirando fai un sorriso. ok, sei rilassata, lo sento, inizio dandoti dolcemente un bacio sulle labbra, ti sfioro i seni e tu un altro sospiro ma questa volta lo sento che hai un brivido, sarà di piacere? vedo il sorriso sul tuo volto, quindi non mi fermo. sfioro il tuo corpo con i polpastrelli delle mie dita, suscitandoti solletico, brivido, piacere. ti coccolo, ti bacio e il tuo corpo inizia a muoversi cercando invano il mio tatto. e no, a te ci penso io. desidero che tu ti lasci andare. così mi fermo a fissarti e cerco il cuore del tuo piacere prima che tu ti renda conto di quello che sta accadendo. ti ribacio, mi alzo e... ti volti, apri gli occhi ma... non vedi nessuno. ti sfiori e senti il tuo piacere:è stato un sogno o realtà? ti rivesti, esci dalla stanza, prendi il telefonino componi il mio numero, ci incontriamo e mi racconti di quello che ti è successo... poi ad un tratto le nostre labbra si sfiorano e so di te...

Jina

http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-2629

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sabato 11 aprile 2009

Ho ...quasi (poesia di Jina sunrise)

Ho chiuso gli occhi

e ti ho quasi visto.

Ho allungato il braccio

e ti ho quasi sfiorato.

Ho ascoltato il silenzio

ed ho quasi sentito la tua voce.

Ho una mano sul petto

ed ho quasi sentito il battito del tuo cuore.

... ho quasi percepito l'Amore.

Jina Sunrise

http://www.poesieracconti.it/poesie/opera-25935

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mercoledì 8 aprile 2009

L'argenteo canto (poesia di Desy)

Ti fermi mai a sentire

l'argenteo canto dei coristi alati,

che vola tra le fronde verdeggianti

vivace come luce di diamanti?

Come un ruscello scorre all'incontrario,

sgorga dai rami e scivola nel cielo,

d'azzurro mare nel mio immaginario...

E' un'utopia.....ma cambia lo scenario.

(Desy)

http://ilcielodihum.splinder.com/

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sabato 4 aprile 2009

Uovo (poesia di Marta Niero)

uovo2

Così, avvolta, racchiusa,

la schiena plasmata

sul tuo petto, caldo;

le braccia, spirali

e il collo appena flesso

sul profumo dei miei capelli,

ritrovo stato

di primigenio torpore,

addormentandomi.

… sogno.

Marta Niero

http://www.poesieracconti.it/poesie/opera-32427

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venerdì 3 aprile 2009

Bagno d'oro (poesia di Marta Niero)

Cadono monete d’oro falso

e modesto potere

da taccuino vuoto

di maggiori sostanze.

Suonano sulla mia carne

in allegro canto.

Macina la mente un sogno,

che è ricordo

di moderna musa quando,

da montagne titolate americane,

nuotavano

nell’oro

famose

s

t

a

r

s

.

Marta Niero

http://www.poesieracconti.it/poesie/opera-32432

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giovedì 2 aprile 2009

Lettera D (poesia di Duccio Monfardini)

LETTERA_D

Sta suonando il telefono,
nel buio della mia stanza
appena sporcato dalla luce timida
del giorno rinchiuso là fuori.
Solitamente mi darebbe fastidio
il trillo invadente che insiste e mi chiama,
obbligandomi a compiere una serie di azioni
fra il faticoso e l’inutile,
almeno nel novanta per cento dei casi.
Ma oggi non ho voglia di stare completamente solo,
e rispondo.
“Pronto? ”
“Pronto, sono Cinzia, chiamo da un istituto di indagini di mercato, le rubo soltanto due minuti”
“Soltanto? Le sembrano pochi? Potrei scrivere una poesia in due minuti, o finirmi una birra, o magari farmi una sega”
Ogni uomo ha a disposizione un limitato numero di minuti,
due potrebbero essere pochi,
è vero,
ma potrei non arrivare mai al terzo.
“Prego? ”
“Quale Dio? ”
“Forse dovrei richiamarla in un altro momento”
“O forse no, Cinzia. Spara dai”
“…”
“Dimmi tutto Cinzia, su cosa indaghi? ”
“Vo.. volevo sapere se le sono stati consegnati in tempo gli elenchi del telefono”
In tempo per cosa,
ho pensato.
Certo,
in quel vasto agglomerato di nomi,
in quell’umanità stampata su carta riciclata,
ci sarà senz’altro qualcuno ancora vivo,
qualcuno da chiamare,
qualcuno a cui Cinzia ha posto la stessa fottuta domanda.
“Certo Cinzia, sono già arrivato alla F”
“Be be bene signore…e e mi scusi ma vorrei sapere se la sua abitazione è in un luogo isolato, in periferia o nel centro di una città”
È su Marte,
su un altura,
su un’isola deserta piena di elenchi bianchi,
-fredde pagine sfogliate da un vento curioso-
su un treno che non si ferma mai,
su un cavallo marrone,
me la porto sulle spalle,
è l’appartamento sopra casa tua Cinzia,
anzi, ti dirò di più,
vivo sotto al tuo letto e ti sento
respirare tutte le notti,
sento il tuo muoverti leggero
e il tuo russare sopito.
“Abito in centro Cinzia, in pieno centro”
“Grazie, buonasera e mi scusi per il disturbo”

“Prego”
qualche volta,
soprattutto quando ho paura,
chiamo DIO con tutto il fiato che mi resta,
ma sembra non ascoltarmi.
Oppure ho sempre sbagliato numero.

D

Niente, nessun DIO.

Chiamerò qualcun altro.

Duccio Monfardini

http://www.poesieracconti.it/poesie/opera-32383

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mercoledì 1 aprile 2009

Sete implacabile (poesia di Desy)

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Soltanto il "tic e tac" sulla parete

dentro l'oscurità di questa notte;

una civetta canta sull'abete....

Non c'è profondità fra le ombre piatte.

Vorrei tirare i lembi al mio lenzuolo

catapultare in aria le certezze,

pese chimere radicate al suolo,

mi tarpano frenando il cuore in volo.

Lui non lo sa, ma in tutte le mie notti

mi appare in sogno come un militare

sul punto di varcare la frontiera.....

e il disperato addio mi fa svegliare

fra questo ticchettìo sulla parete,

che nella notte ha un ritmo secolare,

e un canto di civetta e la mia sete

di lui, che nessun sogno può alleviare.

Desy

http://ilcielodihum.splinder.com/

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