amici del sito Poesieracconti.
Tornerò sul blog lunedì 4 maggio.
BUON PRIMO MAGGIO A TUTTI
::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino agli orecchi degli amanti.....
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e da colori nuovi.
(Alda Merini)
La vecchia credeva che fossero mortaretti e cominciò a battere le mani festosa. Rideva. Per una frazione di secondo continuò a ridere, allegra, dentro di sé, ma il suo sorriso si era già rattrappito in un ghigno di terrore. Un mulo cadde con il ventre all'aria. A una bambina, all’improvviso, la piccola mascella si arrossò di sangue. La polvere si levava a spruzzi come se il vento avesse preso a danzare. C'era gente che cadeva, in silenzio, e non si alzava più. Altri scappavano urlando, come impazziti. E scappavano, in preda al terrore, i cavalli, travolgendo uomini, donne, bambini. Poi si udì qualcosa che fischiava contro i massi. Qualcosa che strideva e fischiava. E ancora quel rumore di mortaretti. Un bambino cadde colpito alla spalla. Una donna, con il petto squarciato, era finita esanime sulla carcassa della sua cavalla sventrata. Il corpo di un uomo, dalla testa maciullata cadde al suolo con il rumore di un sacco pieno di stracci. E poi quell'odore di polvere da sparo.
La carneficina durò in tutto un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. In lontananza il fiume Jato riprese a far udire il suo suono liquido e leggero. E le due alture gialle di ginestre, la Pizzuta e la Cumeta, apparvero tra la polvere come angeli custodi silenti e smarriti.
Era il l° maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage dell'Italia repubblicana.
Tratto da http://www.misteriditalia.it/
25 APRILE 1945 - 25 APRILE 2009
Difendiamo la Costituzione della Repubblica italiana nata dalla Resistenza contro ogni tentativo di snaturarla, di svuotarla, di svilirla.
Non sono bianche
ma rosse di sangue e fatica,
di lotte e ingiustizie,
le morti sul lavoro,
per il lavoro,
un lavoro da conservare,
un lavoro perduto.
Non sono bianche
ma nere di paura e dolore,
le braccia le gambe le vite
travolte e stritolate
da crolli e incendi
e macchine assassine.
Non sono bianche
le speranze sofferte
nelle fabbriche e nella strada,
nella guerra quotidiana
così simile a quella lontana:
un nemico noto
alle spalle e non di fronte a noi,
un benefattore che uccide,
dall’inizio del mondo.
Maria Lupo
Profumo di Libro
Cucire e ricucire un fragile vento,
portatore di echi di sillabe,
fragranze sottili, steli di cristallo,
imbrigliate come filari ordinati.
Rese libere dallo scorrere degli occhi,
conservate dallo sfogliare delicato
in attesa della prossima mossa,
della prossimo verso, del prossimo abbraccio.
Esalano intuizioni e brividi, effetti e sensi,
afrodisiaci simboli del conoscere,
spezie dell’illusione del sapere,
sapori d’angoscia, balsamici ricordi.
Onirici voli liberano l’anima da polvere acida,
richiamando aromi con il solo sguardo
su pagine mai stanche di donare profumi
...e magiche emozioni, un viaggio infinito.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) ©- 16 aprile 2009
Solo una mano d'angelo
intatta di sè, del suo amore per sè,
potrebbe
offrirmi la concavità del suo palmo
perchè vi riversi il mio pianto.
La mano dell'uomo vivente
è troppo impigliata dei fili dell'oggi e dell'ieri,
è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!
Non potrà mai la mano dell'uomo mondarsi
per il tranquillo pianto del proprio fratello!
E dunque, soltanto una mano di angelo bianco
dalle lontane radici nutrite d'eterno e d'immenso
potrebbe filtrare serena le confessioni dell'uomo
senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.
(Alda Merini)
sei lì sdraiata sotto quella lampada, per far sì che il suo calore ti penetri nelle ossa. per prendere colore. stanza chiusa, musica in sottofondo, solo tu ed i tuoi pensieri che vagano dal passato al futuro. ad un tratto ti senti sfiorare, ti volti e vedi me.. ti accarezzo i capelli, ti sorrido e ti passo delicatamente le dita sugli occhi e ti sussurro:tranquilla, lasciati andare. sospirando fai un sorriso. ok, sei rilassata, lo sento, inizio dandoti dolcemente un bacio sulle labbra, ti sfioro i seni e tu un altro sospiro ma questa volta lo sento che hai un brivido, sarà di piacere? vedo il sorriso sul tuo volto, quindi non mi fermo. sfioro il tuo corpo con i polpastrelli delle mie dita, suscitandoti solletico, brivido, piacere. ti coccolo, ti bacio e il tuo corpo inizia a muoversi cercando invano il mio tatto. e no, a te ci penso io. desidero che tu ti lasci andare. così mi fermo a fissarti e cerco il cuore del tuo piacere prima che tu ti renda conto di quello che sta accadendo. ti ribacio, mi alzo e... ti volti, apri gli occhi ma... non vedi nessuno. ti sfiori e senti il tuo piacere:è stato un sogno o realtà? ti rivesti, esci dalla stanza, prendi il telefonino componi il mio numero, ci incontriamo e mi racconti di quello che ti è successo... poi ad un tratto le nostre labbra si sfiorano e so di te...
Jina
http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-2629
Ho chiuso gli occhi
e ti ho quasi visto.
Ho allungato il braccio
e ti ho quasi sfiorato.
Ho ascoltato il silenzio
ed ho quasi sentito la tua voce.
Ho una mano sul petto
ed ho quasi sentito il battito del tuo cuore.
... ho quasi percepito l'Amore.
Jina Sunrise
http://www.poesieracconti.it/poesie/opera-25935
Ti fermi mai a sentire
l'argenteo canto dei coristi alati,
che vola tra le fronde verdeggianti
vivace come luce di diamanti?
Come un ruscello scorre all'incontrario,
sgorga dai rami e scivola nel cielo,
d'azzurro mare nel mio immaginario...
E' un'utopia.....ma cambia lo scenario.
(Desy)
http://ilcielodihum.splinder.com/
Così, avvolta, racchiusa,
la schiena plasmata
sul tuo petto, caldo;
le braccia, spirali
e il collo appena flesso
sul profumo dei miei capelli,
ritrovo stato
di primigenio torpore,
addormentandomi.
… sogno.
Marta Niero
http://www.poesieracconti.it/poesie/opera-32427
Cadono monete d’oro falso
e modesto potere
da taccuino vuoto
di maggiori sostanze.
Suonano sulla mia carne
in allegro canto.
Macina la mente un sogno,
che è ricordo
di moderna musa quando,
da montagne titolate americane,
nuotavano
nell’oro
famose
s
t
a
r
s
.
Marta Niero
http://www.poesieracconti.it/poesie/opera-32432
Sta suonando il telefono,
nel buio della mia stanza
appena sporcato dalla luce timida
del giorno rinchiuso là fuori.
Solitamente mi darebbe fastidio
il trillo invadente che insiste e mi chiama,
obbligandomi a compiere una serie di azioni
fra il faticoso e l’inutile,
almeno nel novanta per cento dei casi.
Ma oggi non ho voglia di stare completamente solo,
e rispondo.
“Pronto? ”
“Pronto, sono Cinzia, chiamo da un istituto di indagini di mercato, le rubo soltanto due minuti”
“Soltanto? Le sembrano pochi? Potrei scrivere una poesia in due minuti, o finirmi una birra, o magari farmi una sega”
Ogni uomo ha a disposizione un limitato numero di minuti,
due potrebbero essere pochi,
è vero,
ma potrei non arrivare mai al terzo.
“Prego? ”
“Quale Dio? ”
“Forse dovrei richiamarla in un altro momento”
“O forse no, Cinzia. Spara dai”
“…”
“Dimmi tutto Cinzia, su cosa indaghi? ”
“Vo.. volevo sapere se le sono stati consegnati in tempo gli elenchi del telefono”
In tempo per cosa,
ho pensato.
Certo,
in quel vasto agglomerato di nomi,
in quell’umanità stampata su carta riciclata,
ci sarà senz’altro qualcuno ancora vivo,
qualcuno da chiamare,
qualcuno a cui Cinzia ha posto la stessa fottuta domanda.
“Certo Cinzia, sono già arrivato alla F”
“Be be bene signore…e e mi scusi ma vorrei sapere se la sua abitazione è in un luogo isolato, in periferia o nel centro di una città”
È su Marte,
su un altura,
su un’isola deserta piena di elenchi bianchi,
-fredde pagine sfogliate da un vento curioso-
su un treno che non si ferma mai,
su un cavallo marrone,
me la porto sulle spalle,
è l’appartamento sopra casa tua Cinzia,
anzi, ti dirò di più,
vivo sotto al tuo letto e ti sento
respirare tutte le notti,
sento il tuo muoverti leggero
e il tuo russare sopito.
“Abito in centro Cinzia, in pieno centro”
“Grazie, buonasera e mi scusi per il disturbo”
“Prego”
qualche volta,
soprattutto quando ho paura,
chiamo DIO con tutto il fiato che mi resta,
ma sembra non ascoltarmi.
Oppure ho sempre sbagliato numero.
D
Niente, nessun DIO.
Chiamerò qualcun altro.
Duccio Monfardini
Soltanto il "tic e tac" sulla parete
dentro l'oscurità di questa notte;
una civetta canta sull'abete....
Non c'è profondità fra le ombre piatte.
Vorrei tirare i lembi al mio lenzuolo
catapultare in aria le certezze,
pese chimere radicate al suolo,
mi tarpano frenando il cuore in volo.
Lui non lo sa, ma in tutte le mie notti
mi appare in sogno come un militare
sul punto di varcare la frontiera.....
e il disperato addio mi fa svegliare
fra questo ticchettìo sulla parete,
che nella notte ha un ritmo secolare,
e un canto di civetta e la mia sete
di lui, che nessun sogno può alleviare.
Desy
http://ilcielodihum.splinder.com/