giovedì 30 ottobre 2008

...AMANTI di Michele Santuzzi

klimt_kiss

......e poi

lenisti il pianto!

Ardente desiderio

mi travolse ancora.

E ancora

naufragai

nei mari del piacere.

L'Albero dei sogni

piantò le sue radici.

La valle dell'Eden

si rivestì di vita,

e Sole la irrorò

e Linfa la inondò.

E un vento di passione

destò Bestie sopite.

Dimentichi del Mondo

saziammo ingordi sogni.

E ancora,

ancora, ancora,

urlammo il nostro canto

di spudorati amanti.

Michele Santuzzi

Questa bellissima poesia è il continuo di "Ripensando" sempre del mio amico Michele Santuzzi

::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::

mercoledì 29 ottobre 2008

ODE ALLA VITA

Pablo Neruda

Martha Medeiros

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

Sembra che questa poesia non sia di Pablo Neruda ma di Martha Medeiros,

non importa di chi sia, a me piace molto con tutto il rispetto per il grande Neruda,

forse il mio autore preferito.

::::::: ::::::: Postato da © liosafar ::::::: :::::::

martedì 28 ottobre 2008

...Ripensando... di Michele Santuzzi

Ripensando copia

Vesto di ali i miei pensieri

cavalco il tempo, fino ad ieri.

Erano i giorni della buona educazione,

dei baci rubati,

delle strette audaci

sulle note di una canzone,

delle case coi cortili,

della famiglia numerosa,

dei papà già vecchi a sessant'anni,

dei nonni seduti sugli scànni

intorno ad un braciere,

e noi ragazzi

attenti ad ascoltare

storie vissute,

forse inventate,

dalle trame affascinati,

ad occhi spalancati.

Era il tempo delle istanze di pensione,

mai evase,

della televisione

in bianco e nero,

che portava il mondo in casa.

Il boom delle fabbriche

delle costruzioni,

della grande emigrazione,

delle valigie di cartone

colme di sogni

e quattro stracci da lavoro.

Giorni di viaggio,

in treni lenti e fatiscenti,

a caccia del miraggio.

Le otto ore

sulla catena di montaggio

e straordinario ad iosa

per quattro lire da mandare a casa.

Era il tempo dei cartelli nelle strade,

dal linguaggio chiaro:

non si fitta a "meridionali".

Il tempo della nuova guerra

tra gente della stessa Terra.

Erano giorni di lotta sindacale,

scioperi ad oltranza,

l'occupazione del posto di lavoro

e la rabbia delle maestranze.

Le cariche dei "Celerini",

le carriere spianate ai "lecchini",

la corsa al posto fisso,

la raccomandazione era l'accesso.

Il benessere degli inganni!

L'estate a Forte dei Marmi,

minigonne e Festival,

bikini e cantagiro.

La comparsa del toples

il fragore dei Beattles,

i Figli dei Fiori,

le buste all'Assessore

per l'aggiusto del piano regolatore.

Le colate di cemento

lo scempio demenziale,

le mega ville al mare.

La conquista dello spazio,

l'avventura,

nel nome del progresso

si stuprò la Luna.

....continua...

Michele Santuzzi

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IMMAGINI - di Michelangelo Cervellera (Giondalar)

pensieri

IMMAGINI

Quando la sera il ritmo rallenta
e nel cuore arriva il silenzio,
liberi spaziano i pensieri
Immagini
si formano nella mente,
libera di sognare.

Seguo una goccia d’acqua
nata dalla sorgente,
insieme ad altre formare un rigagnolo,
poi torrente ed infine fiume,
a volte fluttuando in mezzo a milioni di altre gocce,
a volte rischiare di morire evitando una secca,
continua ad avanzare seguendo dolci anse dei fiumi,
dove poi iniziano i verdi boschi,
oppure nel mezzo di acque ribollenti
e poi…il mare.

Seguire le correnti,
immergersi nel profondo e risalire in cima all’onda,
dove spumeggiante e bianca prende forma di ippogrifo,
saltando scogliere e volando su su nel cielo,
dove le aquile sono regine,
arrivare alla luna.

Ridiscendere da montagne innevate,
galoppare per fertili vallate,
gareggiare con il vento,
correre tutt’uno con i miei pensieri,
fondersi con loro.

e poi…
tornare nella mia mente,
come una dolce melodia,
dove i sogni colorano la vita
facendola brillare come stelle.

Al risveglio poi..
vedo ancora i colori
riascolto i rumori
sento gli odori
delle immagini della mente.

Michelangelo Cervellera (Giondalar)  ©- 28 ottobre 2008


sabato 25 ottobre 2008

Cossiga

Dall’intervista rilasciata dal senatore Francesco Cossiga al Quotidiano Nazionale.

Domanda - Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?

Risposta - Dipende, se ritiene d’essere il Presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico PCI ma l’evanescente PD, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia.

D - Quali fatti dovrebbero seguire?

R - Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero Ministro dell’interno.

D – Ossia?

R - In primo luogo, lasciar perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…

D - Gli universitari, invece?

R - Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.

D - Nel senso che…

R - Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.

D - Anche i docenti?

R - Soprattutto i docenti.

D - Presidente, il suo è un paradosso, no?

R - Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!

D - E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? In Italia torna il fascismo, direbbero.

R - Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio.

D - Quale incendio?

R - Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese.

In realta' ci vuole poco a capire e scoprire che non dice nulla di nuovo, che cio che ha detto ora è semplicemente cio che ha fatto ed hanno fatto tutti i governi di centro destra, ma non solo con le lotte studentesche, possiamo cominciare ,a caso, dalla strage della Piana degli Albanesi, sino al G8 di Genova, ricordandoci dei lavoratori che giornalmente muoiono sul posto lavoro. In fondo stanno facendo la loro lotta di classe.

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Siete sposa

colombe

Or che l’inverno riposa
siete madre,
signora dei miei sogni,
siete sposa
e non me ne raddolo;
anzi,
vi cinga d’allegrezza un volo di colombe
e d’esili profumi primavera vi circondi.
Un’altra estate è consumata;
i nostri giorni
fecondi di speranze e di sogni
incombe un mondo reale.
Collega dell’infanzia mia,
primiero amore,
il tempo porta via
anche i ricami d’oro,
d’amore e d’allegria.
(1967)
Ugo Mastrogiovanni

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Nel nostro giorno

specchio
Come sei oggi
ricordarti sempre
e sempre ognora
adorarti,
vorrei allora
che i sogni miei
saranno autunno
e le mie labbra calde
tremolanti.
Per un momento solo
l’estate andata
ridonarti,
diradando il tempo
e ritornando indietro
respirarti senza tremare
e poterti donare
il meglio che lo specchio
oggi riflette.
Vecchio illuso
vorrei
che lo specchio
ingannar potesse i sensi,
la realtà gabbare
e cancellare
le delusioni da soffrire insieme.
Troppe cose vorrei
oggi
per ora e per allora;
ma non pensiamo,
ancora è presto:
amiamo.
(Per mia moglie Grazia, 19/11/1965)
Ugo Mastrogiovanni

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