È stato ieri,
prima d’abbandonarmi
al respiro della notte,
che ho deciso
di non tracciare più
inutili segni d’inchiostro
sul candore del foglio.
Inutili tracce nella battaglia
contro tracotanza, prepotenza,
protervia e superbia, di chi
insegna l'odio, il dare dolore,
plaudire alle morti di un nemico inventato
a idioti, sciacalli ammaestrati e
conquistare menti disadorne.
Disertore da un esercito di parole,
ho gettato via l'elisir che mi ha salvato.
L'acqua pura, ora un ricordo svelto,
mi lascia assetato, smarrito e desolato.
Quindi ancora scrivo e dunque sono,
incido sul foglio le mie cicatrici,
la mia gioia, i miei perché,
scolpiti sulla pagina.
Allora mi abbandono
alle parole più pure,
al loro volere,
al loro volare,
ciò che vergo
è solo un infinito sogno.
Michelangelo Cervellera (Giondalar) – 2008 ©

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