
Nella città tanto civile,
finalmente, alzò il pugno l’ultimo vile.
L’avanzo di galera,
sfugge alla condanna della sua sera.
Il contadino stanco,
della dignità si fa vanto.
L’immigrato che scarseggia di cittadinanza,
prova rabbia per la loro noncuranza.
Il ricercatore privo di alimenti,
giace col cervello in tanti frammenti.
Il sacerdote ha perso la voglia di castità,
chiede venia per la sua mediocrità.
L’operaio insorge contro l’automatismo,
infila un chiodo in quel meccanismo.
Volge lo sguardo alla laguna, l’artista,
e se ne infischia.
L’ubriaco,
festeggia l’addio al celibato.
Spreme il suo presente, il senzatetto,
questo è il suo difetto.
Soldato di regime inadempiente,
solo il presente non mente.
E’ nostra questa ostilità,
la pancia che brama di verità!
Assedio al flusso di informazioni,
non vogliamo più violazioni!
Catapulta sul preconcetto,
fuoco all’abietto!
Rimangono i diritti di ieri,
niente più doveri!
Le ultime possibili Rivoluzioni,
dialogo, senza più discussioni.
Infezione da lutto.
Valori in un bicchiere asciutto.
Nuovo cromosoma millantatore,
al politeama nasce un nuovo attore.
Il dittatore alza la voce,
finisce sulla croce.
Eredità di altra vita,
speranza non più avvizzita.
Attacco alla portantina,
il nuovo s’eleva dalla cantina.
Soccombe il potere costituito,
l’ordine è, ora, sostituito.
Serenata di mitraglia.
NicoleRIO
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