
L’estasi
Porta il tuo nome
E la lentezza
Del tuo bacio...
Le tue mani
Di vellutato acciaio
Interpretano impercettibili forme
Contenendo
La mia fragile acqua...
Sei
Costantemente
Nell’intensa
Pura sospensione
Dei miei pensieri...
Ho visto
Il divino
Prendere le sembianze del nostro
Amore,
Investirci
Della corona
E lo scettro,
Tra il tremolio danzante
Delle fiamme che ci forgiano...
In me
Risiede lo schianto dirompente del tuo incedere,
Il tuo scorrimento ardente
Nel percorso delle mie vene,
Il silenzio eloquente
Che ha il sapore della mia sorte...
La tua ombra si staglia scura
Sulle mie ciglia
E il vetro dei miei occhi
Si frantuma
Poiché il tuo sguardo
È spietato e impietoso
E la sua forza distruttrice
È natura d’artiglio
Ti perdo…
Ti cerco
Nuotando il cielo,
Tra uno stormo di sogni
Distinguo in controluce la tua sostanza
Dal luccichio di squame tra le nuvole,
Ne assorbo il profumo
Dolciastro e intenso
Ingoiandone l’essenza millenaria,
Nella scia del tuo volo
Ti ritrovo..
Seduto in cima alla montagna
Di petali e spine,
Tra le tue dita
E il tuo cuore
Tieni legato il filo
Del mio
Respiro…
...E la mia anima si perde
Nel tuo
Sorriso …
Laura Cuppone
Quanti momemti
passati insieme
belli e brutti
ma insieme
quante volte
mi hai portato
con te
uno due tre quattro volte
ho perso il conto
quante volte
mi hai salvato
da un guaio
inaspettato
ora in me resta
il tuo sorriso
che porta il
paradiso
chissà se lassù
qualcuno aveva
già deciso
Barbara Puppo
Lasciami morire
qui
in mezzo a questa fresca
neve
che saprà congelare
i miei sogni
ridare colore alle mie guance
imprimere per sempre il migliore dei miei sorrisi!
Lasciami morire
qui
in questo prato di papaveri
e margherite
l’essenza della mia semplicità
nutrirà questa artefatta terra!
Abbandonami
e dimentica
il mio corpo
e le mie parole d’amore regalale al vento
cosicchè possa farle udire
a chi ne avrà veramente bisogno…
a me non servon più…
...le ho già usate
le ho dimenticate.
Caterina Zanella
Le sue movenze
di veli
di gesti
carezzano i sensi
davanti a lanterne e cuscini
nella notte di hennè
Giuseppe Cristofaro
Amo questo tuo pensarmi
e il silenzioso respiro
della montagna.
Come miele sciolto
scivola in me la tua poesia
a scaldare sangue e pelle,
a sciogliere pugnali di ghiaccio
che trafiggono il mio pensare
e leggero diventa il volo
del grifone e dolce il suo posarsi.
Sulle cime occhi verso un cielo che non c'è.
Odo l'eco del tuo canto
e forte copre i colpi del fucile,
sento i tuoi passi stanchi che affondano
e scavano strade di gloria.
Di una gloria inutile!
Sulle cime occhi verso un cielo che non c'è.
Lacera è la notte e un urlo di fucili
straccia l'alba come artigli tenera carne.
Aquile in paziente volo attendono ferite
non più sanguinanti di chi a te affida
l'ultimo bacio per la mamma lontana.
Sulle cime occhi verso un cielo che non c'è.
L'eco del tuo canto più non mi giunge.
Ferma! Ferma il sangue
che macchia la neve,
non è questa la gloria.
Non è questa!
E' solo la gloria dei potenti
che sporca la tua neve e le coscienze!
Come sudore scivola in me
la tua poesia a bruciare
carni strappate, a deformare un’eco
caduta in un campo di battaglia.
Sul tuo petto una medaglia sotto un cielo che non c'è.
Ada Firino