Non c'è piu niente
resta tanta solitudine
dopo tante parole belle
tutti prendono le distanze
sei fatto male
ti fanno male le sfumature di chi non vedi
Scrivere per dimostrare a se stessi di esistere.
E' questa l'unica funzione di questi blog?
Ciò che siamo non cambia mai,
ma ciò chi siamo cambia continuamente.
QUI SEMBRA CHE IL "CONTORNO" CONTA PIU' DEI CONTENUTI.
Si scrive quasi sempre di cose che "non disturbano"
solo qualcuno osa, ma si resta a livello di pruderie o pettegolezzi.
La lettura su internet e sui blog è sempre rimasta a livello "nascente"se non
luogo della "spazzatura",
piu' che leggere si sbircia velocemente
.Ebook il grande inganno, alla fine tutti vogliono la copia cartacea delle loro opere.
Si apre un blog o facebook per dire al mondo io esisto e sono diverso da te
solo questo rimane dietro a tanti prodigi tecnologici ideati per rivestire un contenuto che lascia solo tristezza e disperazione.
Canetti scrive:"Scrivo il diario per calmarmi quando sono depresso, scrivo quello che posso."
Franz Kafka scrive:"Il mio diario è la testimonianza che la vita è stata vissuta".
Ma questa gente sapeva scrivere, aveva studiato per farlo, non ci si può improvvisare scrittori senza possedere gli strumenti per farlo e sopratutto
bisogna leggere e rileggere, capire i meccanismi delle emozioni
per non trasmettere messaggi sbagliati.
Il 68 lo dimostra , il voto politico ha generato una classe dirigente che non legge libri,una generazione di figli drogati fin dalle scuole elementari.
Ignoranti al potere e non ci vogliono le Iene per capirlo.
Povera quella generazione che per sentirsi viva ha bisogno di scrivere in un blog.
Nascono così i furfanti del web, che scrivono:
"non ci piace come ti proponi su internet" "e lasciano commenti minacce di morte",nascono così le cortigiane dei multiblog , contenitori senza lettori dove ogni post è un capolavoro letterario.
Le pazze rosse, verdi e argento, che passano la vita a guardare dall'altra parte
e poi si lamentano di avere il torcicollo e non si spiegano il perchè.
Quelli che dicono questo lavoro è tutto quello che ho.
Poi si ritrovano ai giardini senza sapere come passare il tempo
Indovinate come li chiamava Fëdor Michajlovič Dostoevskij .
